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Il mondo questa settimana

Uno sguardo agli eventi più importanti degli ultimi sette giorni

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In Grecia, il rapper antifascista Pavlos Fyssas è stato ucciso da un neonazista vicino al movimento di estrema destra “Alba dorata”. L’atto è stato condannato duramente dal premier greco Samaras e ha innescato forti proteste nel Paese. Nel frattempo, in Italia, l’ex premier Silvio Berlusconi ha tenuto un discorso televisivo in cui ha promesso di restare in politica, anche in caso di una sua espulsione dal Parlamento. La Russia ha attaccato e bloccato una nave di Greenpeace, in seguito alla protesta nell’Artico del movimento ambientalista [Leggi l’articolo]. Un rapporto di Amnesty International ha evidenziato le gravi lacune nelle legislazioni degli Stati europei in materia di omofobia [Leggi l’articolo].

Un veterano della Marina militare americana ha ucciso 12 uomini in una base navale di Washington, prima di essere ucciso dalla polizia. Aaron Alexis, questo il nome del killer, era stato in passato soggetto a trattamenti psichiatrici e a punizioni per insubordinazione [Leggi l’articolo]. In Colorado, una serie di inondazioni ha ucciso almeno 8 persone e tagliato fuori dalle comunicazioni e dagli aiuti centinaia di persone [Leggi l’articolo].

Dilma Rousseff, presidente del Brasile, ha annullato la visita negli Stati Uniti prevista per il prossimo mese, in seguito alle rivelazioni su intercettazioni delle sue email e telefonate da parte della NSA americana [Leggi l’articolo].

Diverse tempeste tropicali hanno colpito le coste del Messico, uccidendo almeno 80 persone e distruggendo circa 35mila case. L’uragano Manuel si è spostato dalla costa sudorientale a quella nordorientale, flagellando anche Acapulco, da cui oltre duemila turisti sono stati evacuati con velivoli militari [Leggi l’articolo].

Abdul Kader Mullah, leader del partito di Jamaat-e-Islami, è stato condannato a morte dalla Corte Suprema del Bangladesh, per crimini di guerra. La sentenza ha scatenato feroci proteste nel Paese. In Afghanistan, la tenente Negar è morta in ospedale in seguito ai colpi di arma da fuoco di un uomo, nella provincia di Helmand. L’ufficiale era considerata un esempio di emancipazione per le donne afgane. In Corea del Nord ha riaperto l’area industriale condivisa del Kaesong, cinque mesi dopo la sospensione dei lavori per tensioni politiche con la Corea del Sud.

In Australia, Tony Abbott ha giurato come primo ministro, dopo sei anni di governo laburista.

Il neopresidente iraniano Hassan Rouhani ha liberato 11 prigionieri politici di primo piano – tra cui l’avvocatessa e difensore dei diritti umani Nasrin Sotoudeh – e ha sbloccato temporaneamento l’accesso ai media occidentali. In una rara intervista rilasciata a una televisione americana, Rouhani ha dichiarato che l’Iran “non cercherà di realizzare armi di distruzione di massa, incluse quelle nucleari” e ha affermato di avere “pieno potere e completa autorità” per raggiungere un accordo sul nucleare che ponga fine alle sanzioni internazionali imposte al suo Paese [Leggi l’articolo e segui il liveblogging].

Un rapporto delle Nazioni Unite ha confermato l’utilizzo di gas sarin in Siria, il 21 aprile 2013, durante un attacco nell’area di Damasco che ha provocato circa 1500 morti. Sebbene la responsabilità non sia stata attribuita formalmente a una delle due parti coinvolte nella guerra civile, la tecnologia utilizzata per il lancio del gas sarebbe compatibile con quella in possesso dell’esercito di Assad [Leggi l’articolo e guarda la gallery]. Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha definito l’attacco un crimine di guerra [Leggi l’articolo]. Nel frattempo, la diplomazia internazionale si sta muovendo rapidamente nella direzione promossa dalla Russia, che prevede lo smantellamento delle armi chimiche in Siria entro il 2014. Gli Stati Uniti sostengono la decisione, pur rilanciando l’opzione di un attacco aereo nel caso Assad si rifiutasse di collaborare.

In Tunisia, il governo di ispirazione islamica è bloccato dalla protesta della classe media e dalla violenza degli estremisti, in un Paese politicamente in stallo [Leggi l’articolo].

Il gruppo islamista Boko Haram ha colpito ancora. La città di Beninsheik, a nordest dello stato nigeriano di Borno, è stato teatro del massacro di 87 persone, secondo fonti locali [Leggi l’articolo].