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Il colpo di Stato di Obama

John Pilger accusa Obama di aver commesso un colpo di Stato silenzioso accettando la linea militare del suo predecessore

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“Il nemico più pericoloso dell’umanità risiede al di là dell’Altantico.” John Pilger, giornalista australiano ed ex corrispondente dal Vietnam ne è fermamente convinto.

In un articolo pubblicato su The Guardian, Pilger accusa il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, di aver provocato, con la sua “debolezza” un aumento del militarismo senza precedenti e di aver messo in atto un colpo di Stato a Washington.

Secondo Pilger, appena eletto Obama ha subito accettato l’intera linea militare del suo predecessore, George Bush, continuando a portare avanti le sue battaglie e i suoi crimini di guerra.

Sostituendo alla Costituzione uno Stato di polizia d’emergenza – che in realtà si è rivelato permanente – il presidente ha consentito l’ascesa politica di coloro che “hanno distrutto l’Iraq, ammucchiato le macerie in Afghanistan e ridotto la Libia a un incubo hobbesiano.” Nel frattempo, il numero dei veterani che si stanno togliendo la vita – 6mila e cinquecento lo scorso anno – è superiore rispetto ai morti sul campo di battaglia, ricorda Pilger, che aggiunge provocatorio: “Mettete fuori più bandiere.”

“La farsa di John Kerry e le piroette di Barack Obama sono temporanee”, scrive il giornalista. La strategia è stata già definita da tempo: “Con al-Qaeda adesso tra i suoi alleati e gli autori del colpo di Stato – armato da loro – al sicuro al Cairo, gli Stati Uniti intendono schiacciare gli ultimi stati indipendenti del Medio Oriente: prima la Siria, e poi l’Iran.”

Indipendentemente dall’uso del gas da parte di Assad o dei ribelli nei sobborghi di Damasco, “sono gli Stati Uniti, non è la Siria, ad aver utilizzato più frequentemente nel mondo queste terribili armi”, scrive Pilger.

Citando un rapporto del Senato risalente al 1970, il giornalista ricorda che gli Stati Uniti hanno fatto uso in Vietnam una quantità di di diossina pari a 6 libbre (2.72 chilogrammi) per persona. Dopo questa operazione, nota come “Operazione Ade”, nel Paese si sono susseguite per generazioni le nascite di bambini con deformità mostruose. Stessa cosa in Iraq, dove l’esercito statunitense ha usato uranio impoverito e fosforo bianco, come hanno fatto anche gli israeliani a Gaza.

Nonostante ciò Barack Obama, “il primo leader nero della terra della schiavitù”, si sentirebbe ancora a posto con la coscienza, dal momento che, secondo Pilger, esso è convinto che “la propria esistenza rappresenti di per se stessa un avanzamento sociale, indipendentemente dalla sua scia di sangue.”

Quanto al dibattito sul possibile intervento in Siria, esso farebbe parte del lavaggio del cervello che i cittadini dell’Occidente starebbero subendo.

Citando Richard Falk, professore emerito di diritto internazionale e inviato speciale dell’Onu in Palestina, Pilger scrive di “uno schermo morale ipocrita, a senso unico, di immagini positive dei valori occidentali e di innocenza ritratta come minacciata, a suffragio di una campagna di violenza politica senza restrizioni, così ampiamente accettata da essere praticamente incontestabile.”