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A casa per pranzo

Un terzo degli italiani resta a casa per pranzo: dietro il fattore culturale c'è anche quello economico. Ecco il report di Reuters

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L’agenzia di stampa Reuters, ha diffuso i dati raccolti dall’Istat riguardo alle abitudini degli italiani durante il pranzo, e da questi ritiene di poter ricavare un segnale negativo per l’economia italiana.

Infatti tra tutte le statistiche sul dissesto economico dell’Italia, poche possono aprire gli occhi sull’entità della crisi come il fatto che tre quarti della popolazione italiana mangi a casa a pranzo.

Anche se dai dati raccolti risulta che il 68% degli italiani ritiene che il pranzo sia il pasto più importante, il 74.3% di loro dichiara di consumarlo abitualmente nella propria abitazione.

“È molto importante per gli italiani mangiare qualcosa di adeguato, seduti, anche se è solo un piatto di spaghetti”, ha detto Pamela Iorio, un fisioterapista, mentre acquistava frutta e verdura in un mercato della periferia romana. Un semplice panino non può andare bene.

Mangiare a casa per pranzo è sicuramente una tradizione ma, dietro il fattore culturale, emerge anche quello economico. Come si legge nell’articolo, l’Italia è “un Paese in cui la giustamente celebrata tradizione culinaria è accompagnata da una serie di problemi paralizzanti che hanno resistito alle riforme e generato una delle economie più lente al mondo per più di un decennio”.

Il pranzo a casa è possibile anche perché molte persone non hanno un lavoro. Ritrovarsi tutti a casa nel bel mezzo della giornata è più facile se non si deve andare a lavoro e solo il 57% delle persone in età lavorativa in Italia ha un lavoro retribuito. La percentuale delle donne che hanno un lavoro retribuito è più bassa, pari al 47%. Procedendo verso il sud Italia insieme alla disoccupazione cresce anche il numero delle persone che pranzano a casa, che è pari all’86%.

Alla consumazione del pasto a casa contribuisce anche il fatto che molte persone lavorano in piccole città e per piccole aziende, che chiudono all’ora di pranzo. “L’Italia è fatta di piccole cittadine e tradizioni, specialmente nel sud dove molte donne non lavorano ma stanno a casa e il fatto di cucinare per i mariti gioca un ruolo molto importante”, ha detto Paolo Corvo, docente all’Università per le scienze gastronomiche, vicino Torino.

Citando ancora i dati Istat, l’autrice dell’articolo, Amalia De Simone, scrive che sono oltre 9,2 milioni – circa il 42 per cento dei 22 milioni di lavoratori italiani – le persone che lavorano per aziende con meno di 15 dipendenti. Il settore delle piccole imprese è stato a lungo visto come troppo piccolo per essere realmente competitivo.

La cucina casalinga ha anche i suoi benefici. Oltre a fornire una dieta sana, la tradizione del pranzo è un punto di forza per le famiglie italiane, un fattore che è diventato ancora più importante durante la crisi. Da un lato, infatti, la famiglia accoglie quei giovani che non possono permettersi di vivere da soli; dall’altro il sostegno della famiglia è tutto ciò su cui molte persone possono fare affidamento se perdono il loro lavoro in un Paese in cui il supporto per i disoccupati è molto limitato.

“C’è stato un cambiamento dal 1970, quando praticamente tutti avrebbero mangiato a casa” ha sottolineato ancora Paolo Corvo. “Ma anche adesso, l’Italia rimane un Paese dove si possono vedere le differenze tra nord e sud, tra grandi città e piccole città, e in cui ogni regione mantiene le proprie tradizioni alimentari.”

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