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“You’re fired”, Trump no

A New York il re del mattone è incappato in un'accusa di truffa

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“Pensa in grande e manda tutti al diavolo nel lavoro e nella vita”. Questo è il Donald Trump pensiero, che ha ispirato un suo libro e anche la filosofia dell’università da lui creata nel 2005, la Trump University, in questi giorni al centro di uno scandalo in quanto non rilascia lauree. Si parla di truffa.

Il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, dopo due anni di indagine ha depositato sabato scorso in tribunale una denuncia ai danni dell’imprenditore, re del real estate di lusso e dell’ateneo accusati di aver fatto false promesse agli studenti, prospettando di diventare ricchi come il suo fondatore e trascinandoli in costosi nonchè infruttuosi corsi. Una frode da quaranta milioni di dollari, è questo il risarcimento chiesto dall’accusa per ripagare gli oltre cinque mila studenti vittime del presunto raggiro.

L’università online, dal cui portale creato da Trump, vengono impartite lezioni sul mondo del business, sul corretto modo di operare nei mercati finanziari e quindi individuare la giusta via per conquistare ricchezza e potere, era già finito nel 2010 al centro di una controversia, proprio perché non rilasciava nessun attestato e l’intestazione risultava non a norma con le leggi scolastiche americane. Così si trasformò in “Trump Entrepreneur Initiative”.

Questo sembrava il modo per aggirare l’ostacolo e giustificare le rette, che partono dai millecinquecento dollari per un seminario di tre giorni e toccano la doppia cifra per il percorso seguito da un mentore.

L’imprenditore, repubblicano convinto, tanto da ipotizzare più volte una sua discesa in campo, si è difeso in diretta televisiva definendo l’accusa un attacco politico perché il suo ateneo forma personalità vincenti e ha ottenuto un indice di gradimento tra gli studenti del 98%. Il procuratore generale che lo ha portato alla sbarra arriva dalle fila del partito democratico ed ecco qui lo scontro: da una parte il mondo della finanza, manipolato da una ristretta élite della società americana e votato al Dio denaro, di cui Donald Trump è uno dei massimi interpreti, dall’altra i moralizzatori dem che tendono a condurre l’uomo al centro della scena dove successo e ambizione ruotano intorno.

Eric Schneiderman, pare inclinato verso i secondi.

Questa non è la prima volta che viene messa sotto accusa un’università americana. Dal 2012 a oggi i casi di truffa sono stati almeno quattro e gli atenei hanno lautamente ripagato i danni ai loro studenti.

L’affaire Trump University è diverso perché coinvolge direttamente una delle personalità simbolo del modello America, il businessman che ha ottenuto più riconoscimenti a livello mondiale, un’icona di New York, un nome diventato un brand del lusso.

Adesso, che è al terzo matrimonio con la ex modella slovena Melania Knauss, dopo due divorzi da record (da Ivana Trump e da Marla Maples), dei suoi cinque figli, tre sono ai vertici dell’azienda e sono presentati dal sito internet dell’impero di costruzioni come la “next generation”.

Donald Trump, dopo una vita trascorsa tra strette di mano sugli esclusivi campi da golf di Palm Beach e firme di contratti multimiliardari nei suoi prestigiosi uffici della 5th Avenue a New York, negli ultimi anni si è rivelato anche una star del piccolo schermo. Il suo reality show, “The Apprentice”, ha ottenuto ascolti stellari. Un cast di aspiranti uomini d’affari si sfida per ottenere un contratto di un anno, con possibilità di rinnovo, alle dipendenze della sua società. Trump è il boss e il suo celebre: “You’re fired” (sei licenziato) ha attraversato l’oceano così è nata una versione italiana. Flavio Briatore è il nostro Donald Trump, solo che il paragone non regge, perché in America tutto è in grande: i successi, la gloria e i fallimenti. Proprio dai momenti drammatici e dalle sconfitte il Paperone della Grande Mela è stato capace di risollevarsi più volte e, come la fenice, di risorgere dalle proprie ceneri.

Con nove miliardi di dollari di deficit, uno dei momenti più bui della sua carriera è stato agli inizi degli Anni Novanta e proprio in quel periodo si incrociarono i destini di Trump e di un ruspante imprenditore genovese. Il costruttore italiano voleva comprare la Trump Tower. La risposta fu un secco no, perché non è un edificio come gli altri, quei 202 metri di vetri color bronzo che illuminano il cuore di Manhattan sono la miglior rappresentazione di Donald stesso. E così, stupito che a una domanda Trump rispondesse con un’altra domanda: “e perché te la dovrei vendere?”, arrivò l’improvvida replica: “Belin, stai fallendo!”. Dopo un istante di gelo la delegazione italiana fu rispedita al mittente.

Trump, come molte altre volte, riuscì a tornare a galla e oggi con un patrimonio personale di quasi tre miliardi di dollari è una presenza fissa nelle classifiche di Forbes.

La sua università è una truffa? Forse. Quello che è certo è che nessuno vende Donald Trump meglio di Donald Trump e per imparare da lui bisogna: “non perdere mai di vista l’obiettivo, lavorare con passione, vendicarsi: quando farlo e perché è così bello, concludere i contratti giusti (non solo negli affari) e, infine, imparare dalle storie di chi ce l’ha fatta”. Parola di Trump!