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Morsi era un uomo di pace

I rapporti con l’Iran. La questione palestinese. Il ruolo del Morsi pacificatore. Il golpe egiziano visto da un islamico nostrano

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Hamza Roberto Piccardo, giornalista, scrittore, e fra i fondatori dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia (Ucoii) – molto vicina ai Fratelli Musulmani – crede che tra le motivazioni alla base del golpe in Egitto ci siano anche i rapporti che il deposto presidente Mohamed Morsi aveva riallacciato con l’Iran, dopo trent’anni di ostilità.

«Morsi – dichiara Piccardo a “The Post Internazionale” – aveva intuito che la contrapposizione sunnita-sciita era spesso enfatizzata e drammatizzata ad usum di potenze che hanno interesse allo scontro fratricida tra i musulmani e che si sarebbe dovuto iniziare un percorso di riconciliazione». E le violenze contro i Cristiani? «Possono essere state persone in buona fede che hanno voluto manifestare contro l’appoggio che le gerarchi copte stavano dando al golpe, ma anche, e soprattutto, elementi manipolati o criminali prezzolati da chi ha interesse a creare una spaccatura anche confessionale nel Paese».

Quali sono state le cause che hanno portato gran parte dei cittadini egiziani a manifestare contro i Fratelli Musulmani e Morsi?

«Innanzitutto contesto il fatto che gran parte degli egiziani abbia manifestato contro i Fratelli Musulmani e il presidente Morsi.

Si tratta di una colossale manipolazione mediatica-propagandista pari a quella che ci fu in occasione delle contestazioni alla rielezione del presidente Ahmadinejad in Iran. La differenza è che in Iran il governo controllava la polizia e le forze armate sono stati leali, in Egitto, invece, sia l’una che le altre hanno prima cospirato e poi tradito l’ordine costituzionale.

Detto questo, è indubbio che a una parte degli egiziani non stava bene la politica di Morsi. Le ragioni sono molte e risiedono principalmente in due elementi contrapposti che si sono saldati incongruamente: l’aspettativa miracolista del popolo che sperava che il solo allontanamento di Mubarak potesse produrre effetti immediati sulle loro condizioni di vita e che non aveva la pazienza e la visione necessaria e, dall’altra parte, gli ambienti delle istituzioni corrotte dell’ancien regime e la “borghesia compradora” che sapeva sarebbe stata colpita da una moralizzazione della società che Morsi preconizzava».

Tra le motivazioni che hanno portato l’esercito al colpo di Stato potrebbe aver avuto un ruolo anche il fatto che Morsi e il suo governo abbiano riaperto, dopo trent’anni, i rapporti con Teheran?

«Si, sono certo che ci sia anche questa motivazione dietro l’azione dei militari che non si sarebbero mai mossi con la determinazione e la violenza che li ha contraddistinti se non avessero avuto garanzie internazionali sul fatto che le “democrazie” avrebbero protestato ma non avrebbero fatto niente in concreto».

Il governo Morsi non era allineato al vecchio Egitto alleato di Stati Uniti e Israele e ha avuto un nuovo approccio anche con la questione palestinese. Anche questo aspetto potrebbe essere stato determinante?

«Certo, la politica del governo Morsi verso Gaza ha preoccupato non poco Israele e i suoi padrini politici. Il 4 luglio, l’indomani del colpo di Stato, l’esercito golpista ha sigillato Gaza e distrutto i tunnel che ne avevano garantito la sopravvivenza negli ultimi anni d’assedio».

In questi giorni, dopo la denuncia del Vescovo copto cattolico di Assiut, monsignor Samaan, si parla sempre più spesso delle violenze che i Fratelli Musulmani attuano contro i Cristiani…

«E’ certamente possibile che episodi di violenza si siano verificati ma ritengo ingiusto e ingeneroso addossarne la colpa ai Fratelli Musulmani. Ribadisco, anche se non è necessario, e tutta la storia islamica lo testimonia sostanzialmente, che fa parte integrante della dottrina e della giurisprudenza islamica, il rispetto e la tolleranza delle minoranze religiose, dei loro luoghi di culto e delle loro autorità religiose».

Non ebbe forse a dire il Profeta Muhammad (Pbsl): “Chi danneggerà ingiustamente un dhimmi – una persona della Gente del Libro che vive nello stato dei musulmani – mi avrà come avversario nel Giorno del Giudizio”? »

Cosa potrebbe succedere in Egitto se venissero messi fuorilegge i Fratelli Musulmani?

«Lo sono stati, a rigor diverso, dalla loro nascita e quindi non credo che alla lunga un tale provvedimento potrebbe sradicarli come vorrebbero alcuni. Per quanto riguarda il rischio che una parte di loro possa abbandonare la pratica non violenta che li ha sempre contraddistinti, come prospettato da molti, credo che sia un’ipotesi trascurabile nell’economia generale della Fratellanza. Impostazioni jihadiste e qaidiste hanno ben altri padrini e sono gli stessi che stanno dietro il golpe».

Cosa significa l’uscita dal carcere dell’ex presidente egiziano Mubarak?

«L’inizio della restaurazione tout court e il segno di una magistratura del tutto asservita al potere, che altro?»

Che idea si è fatto sul futuro dell’Egitto?

«Il futuro è nella mani di Allah, noi ci limitiamo a osservare, e denunciare l’ingiustizia. Allah dice nel Generoso Corano parole che hanno questo significato “Essi tramavano intrighi e Allah tesseva strategie. Allah è il migliore degli strateghi” (Corano, al-Anfal, v.30)».