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Armi chimiche a Damasco?

Un nuovo attacco vicino alla capitale ha riacceso la questione sull’utilizzo delle armi chimiche. L'Onu ne discute

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Il fantasma delle armi chimiche è tornato. Dopo numerose indagini e meeting sul presunto utilizzo di queste armi nel conflitto siriano, ieri sono stati ritrovati decine di corpi fuori Damasco con segni evidenti che collegherebbero il decesso ai gas.

È ancora impossibile dire con certezza quante persone siano state realmente uccise da queste armi. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto che più di 130 persone sono morte, anche se non ha potuto confermare l’uso del gas. Altre stime dell’opposizione affermano che i morti sono più di 1.000. L’ufficio stampa di Damasco ha detto che 150 corpi sono stati contati in Hammouriya, 100 a Kfar Batna, 67 a Saqba, 61 a Douma, 76 in Mouadamiya e 40 in Erbin.

Un video online mostra uomini, donne e bambini ancora in fasce sdraiati a terra e messi in fila all’interno di sacchi bianchi. Una scena terribile che però non offre dettagli sufficienti per poter disegnare un quadro completo su quanto accaduto e quindi sull’utilizzo di gas chimici. Secondo alcuni testimoni, le vittime erano solite rifugiarsi in alcuni bunker sotterranei per sfuggire ai bombardamenti e questo avrebbe aggravato la situazione: i gas si sarebbero concentrati all’interno di queste grotte soffocando tutti i civili.

Gli Usa avevano già chiarito la situazione: l’esercito di Bashar al-Assad ha utilizzato armi chimiche, ma questa consapevolezza non è valsa un intervento concreto sul campo di battaglia e non solo.

I ribelli avevano accusato il regime e la Russia, a difesa dell’esercito siriano, ha puntato il dito contro gli anti-Assad. Tutto fa pensare che il diritto internazionale sia stato violato, ma nessuna nazione è ancora intervenuta in favore dell’una o dell’altra fazione siriana. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu discute ancora sul da farsi: “Posso dire che c’è una forte preoccupazione tra i membri del Consiglio in merito alle accuse”, ha dichiarato Maria Cristina Perceval, ambasciatrice argentina presso le Nazioni Unite, dopo la riunione del Consiglio. “Tutti i membri del Consiglio hanno convenuto che qualsiasi uso di armi chimiche, da qualsiasi parte e in qualsiasi circostanza, è una violazione del diritto internazionale”.

L’esercito siriano, in un comunicato letto alla televisione di Stato, ha negato di aver usato armi chimiche, etichettando le accusa come conseguenze di una “guerra mediatica sporca” a favore dei ribelli. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon è rimasto scioccato dalla notizia e ha rassicurato il suo impegno nelle indagini per chiarire la situazione. Nel frattempo una squadra dell’Onu è sul posto per indagare. Il capo missione Ake Sellstrom si sta occupando di “tutte le questioni relative alle accuse, incluso quest’ultimo incidente”.

Anche Israele ha accusato il regime siriano di aver utilizzato armi chimiche: ”Il regime ha utilizzato nuovamente armi chimiche e non è la prima volta”, ha detto il ministro della Difesa Moshe Yaalon. ”Si tratta di una lotta per la vita e la morte tra un regime fondato su una minoranza alawita e un’opposizione frammentata composta da sunniti, Fratelli Musulmani ed elementi legati ad al-Qaida”.

Il ministro degli Esteri della Gran Bretagna William Hague ha preso la sua posizione: “Spero che quest’attacco sveglierà alcuni che hanno sostenuto il regime di Assad per rendersi conto della sua vera natura”, ha detto.