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La Germania e il Datagate

Accuse reciproche tra CDU e SPD sullo scandalo Datagate alla vigilia delle elezioni tedesche

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Sembra il gioco dello scaricabarile quello tra il governo tedesco e l’opposizione socialdemocratica sullo scandalo del Datagate. Dopo le accuse di scarsa trasparenza lanciate ad Angela Merkel da Peer Steinbrueck, leader della Spd, la cancelliera si difende rivelando il coinvolgimento della socialdemocrazia con i servizi segreti americani, già ai tempi del mandato di Schröder.

Mercoledì 7 agosto, il portavoce del governo Georg Streiter ha dichiarato che subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, l’intelligence tedesca aveva iniziato a collaborare con l’agenzia di sicurezza statunitense. In quel periodo, l’attuale capogruppo della socialdemocrazia al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier, era capo della cancelleria e coordinatore dei servizi segreti.

Il suo partito sarebbe stato quindi al corrente delle intercettazioni effettuate dagli americani, e Steinmeier è ora direttamente chiamato in causa. La sua reazione è stata immediata: “È spregevole come il governo stia cercando di schivare le sue responsabilità invocando l’11 settembre” ha affermato mercoledì scorso, subito dopo l’accusa. “La collaborazione che era necessaria per chiarire un crimine orribile non ha niente a che fare con la sorveglianza totale e onnicomprensiva dei dati della nostra cittadinanza”.

Intanto, però, la rivelazione della cancelliera tedesca rischia di far cadere ancora più in basso la popolarità dei socialdemocratici. Se per questi ultimi lo scandalo del Datagate avrebbe potuto far sperare in un ridimensionamento dei consensi per la Cdu della Merkel, le dichiarazioni degli ultimi giorni potrebbero rovinare tutto.

La vittoria della socialdemocrazia alle elezioni del prossimo 22 settembre si allontana così sempre di più. Non che i presupposti fossero dei migliori: secondo un sondaggio dell’istituto di ricerca tedesco Forsa, il gradimento della popolazione per la Spd si attesta al 22 per cento, il peggior risultato di questo partito dal dopoguerra a oggi.

Peer Steinbruck, il candidato socialdemocratico, non sembra essere la persona giusta per sconfiggere Angela Merkel. Considerato troppo vicino alla sua linea economica e poco incline alla diplomazia, lo sfidante 66enne rischia di lasciar sfuggire l’elettorato più a sinistra della socialdemocrazia.

Steinbruck sta portando avanti una campagna elettorale basata principalmente sul salario minimo ai lavoratori e sulla giustizia sociale. Sul piano economico, invece, ha sostenuto di voler ottenere un fondo di garanzia europeo per gli istituti finanziari e di realizzare la separazione delle banche di investimento da quelle di risparmio. La sua stessa candidatura rappresenta però la vittoria dell’ala più moderata della socialdemocrazia.

Il partito della Merkel, l’unione cristiano-democratica, è comunque in vantaggio nelle statistiche. Insieme ai liberali dell’Fdp, il suo indice di gradimento si attesta, secondo l’istituto Forsa, attorno al 46per cento, mentre i tre principali partiti di opposizione, Verdi, Spd e l’estrema sinistra di Linke, raggiungono appena il 45per cento. Ma Steinbruck ha già fatto sapere che non intende allearsi con l’ala radicale.

L’ago della bilancia è pertanto rappresentato dai liberali. Se riusciranno a superare la soglia di sbarramento del 5per cento, potrà essere riconfermato il governo di alleanza Cdu-Fdp. Quasi nessuna speranza, invece, per i due micro partiti, Alternativa per la Germania e il Partito dei Pirati, entrambi tra il 2 e il 3 per cento. L’unica loro possibilità è quella di sottrarre voti fondamentali ai liberali.

Le carte in gioco per il prossimo cancellierato, insomma, sono ancora tante. La socialdemocrazia deve battersi al meglio per non incorrere in una sconfitta storica, ma, a quanto pare, la Merkel ha diversi assi nella manica.