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Funerali ecologici

Cresce in varie parti del mondo la pratica della sepoltura verde, rispettosa dell'ambiente e più economica di quella tradizionale

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“Non possiamo immaginare un posto migliore di Oakfield Wood in cui riposare in pace”, si legge tra i commenti sul sito web di Woodland Burials, promotore dell’eco-sepoltura in diverse contee dell’Inghilterra.

Oakfield Wood è uno dei più di 200 cimiteri verdi del Regno Unito dove viene effettuata la sepoltura naturale, un rito funebre che non danneggia l’ambiente e affida direttamente alla terra la decomposizione dei corpi.

Anche se nella gran parte delle culture esistenti la pratica funeraria prevede il sotterramento all’interno di una bara o la tumulazione in un loculo, questa tradizione non è esente dal creare danni ambientali e, comunque, non è l’unica alternativa.

Dagli inizi degli anni Novanta sta riemergendo in diverse parti del mondo un tipo di sepoltura che prevede il riciclo naturale del corpo del defunto. Praticato regolarmente fino a circa due secoli fa, è stato successivamente abbandonato in favore di un rituale più lussuoso e solenne, che sembra voler garantire con l’artificio la dignità post-mortem. Oltre al Regno Unito, oggi la “sepoltura verde” si pratica anche negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Nuova Zelanda, ma è da sempre presente nella tradizione di ebrei e musulmani.

Senza nessun tipo di sostanze preservanti e disinfettanti, nell’eco-sepoltura il cadavere viene fasciato o messo in una tomba fatta di cartone riciclato o legno di pino non trattato. I benefici dal punto di vista ecologico sono molteplici, a partire dalla preservazione degli alberi che vengono usati per la costruzione delle bare, fino alla biodegradabilità di tutti i materiali utilizzati per la sepoltura. Un albero al posto della lapide fa sì che uno spazio prevalentemente di cemento si trasformi in un vero e proprio bosco, dove la morte viene custodita nella serenità del verde. Ritrovare il proprio caro, comunque, non è impossibile, perché le coordinate del luogo della sepoltura possono essere registrate con il GPS.

La sepoltura ecologica bandisce tutte quelle sostanze inquinanti che si usano per laccare le bare e trattare la pelle dei defunti, difficili da smaltire e pericolose per le falde acquifere. Trova un rimedio anche ai 50 chilometri quadrati di bosco che, solo in Italia, ogni anno vengono abbattuti per costruire le casse da morto. Questo tipo di sepoltura è più ecologica perfino della cremazione, che seppure meno dannosa del sotterramento, rilascia comunque sostanze tossiche nell’aria.

E il vantaggio si riscontra anche nei prezzi. Una tomba biodegradabile costa negli Stati Uniti dai 75 ai 450 dollari, a seconda che si scelga il cartone o la cassa di pino. Le spese per uno spazio nel cimitero verde, invece, possono variare dai 750 ai 2700 euro. In ogni caso il risparmio c’è ed è sostanziale, perché un funerale tradizionale negli Stati Uniti richiede circa 7.500 euro.

È probabile che il discorso economico incida positivamente sulla diffusione dei cimiteri verdi, al quale si aggiunge anche il bisogno di un ritorno alla semplicità. Sicuramente, però, la motivazione ecologica è il principale incentivo che fa abbracciare quest’alternativa.

In Italia la normativa cimiteriale risale al decreto regio del 27 luglio 1934 e non consente le inumazioni verdi. Alcuni progetti, comunque, stanno incentivando il dibattito su un’eventuale modifica della legislazione. Capsula Mundi, ad esempio, nasce dall’idea di due milanesi e consiste nella deposizione del corpo in posizione fetale all’interno di in una capsula di plastica di amido, materiale moderno e biodegradabile.

Mentre propone contemporaneamente rispetto per la natura e convenienza economica, la sepoltura ecologica conserva ancora un limite, che ne inibisce una diffusione più ampia: l’andare contro a una tradizione che lega il concetto di lusso a quello di rispettabilità, anche dopo la morte.