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Matrimoni gay in Uruguay

Dopo l'Argentina, l'Uruguay diventa il secondo Paese sudamericano a legalizzare i matrimoni omosessuali

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Sergio Mirando e Rodrigo Borda sono la prima coppia gay a essersi registrata in vista del proprio matrimonio in Uruguay. Dopo solo poche ora dall’entrata in vigore della legge che permette le nozze gay, i due, compagni ormai da 14 anni, si sono presentati presso l’ufficio di stato civile a Montevideo.

“Il nostro matrimonio è un affare pubblico non solo perché vogliamo condividere questo momento con tutto il mondo ma anche perché vogliamo essere d’esempio per tutte quelle coppie gay che vorrebbero sposarsi ma che non trovano il coraggio di farlo”, hanno dichiarato.

Ad aprile di quest’anno il Parlamento ha approvato la riforma, promulgata poi a a maggio dal presidente Josè Mujica. Il 5 agosto la legge è poi entrata in vigore.

L’Uruguay è il secondo Paese latinoamericano a fare questo passo, dopo l’Argentina. Nel luglio del 2010 il governo di Buenos Aires ha aperto ai matrimoni gay, estendendone la validità su tutto il territorio nazionale. In precedenza, le unioni tra persone dello stesso sesso erano possibili solo in alcuni stati regionali, come accade tuttora in Messico.

Nel dicembre del 2009, il Parlamento del distretto federale di Città del Messico ha approvato una legge che permette di celebrare i matrimoni gay solo all’interno del suo territorio amministrativo, concedendo anche la parità dei diritti e dei doveri e la possibilità di adozione.

I matrimoni sono legali anche nello stato meridionale di Quintana Roo, mentre negli stati di Coahuila e Colima sono consentite semplicemente le unioni civili.

Tuttavia di recente la Corte Suprema del Messico ha annullato una legge che vieta il matrimonio gay nello stato di Oaxaca. La sentenza potrebbe essere un primo passo per legalizzare in tutto il Messico le unioni omosessuali.

In Brasile invece non esiste una legge specifica, ma nel maggio del 2013 il Consiglio nazionale di giustizia (Cnj) ha concesso il via libera ai matrimoni gay su tutto il territorio federale, stabilendo che le istituzioni pubbliche autorizzate a celebrare il rito civile non possano rifiutarsi di accettare anche le nozze tra persone dello stesso sesso.