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Piccoli martiri crescono

In Egitto i Fratelli Musulmani portano i bambini in piazza. E li usano come scudi umani

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Decine di bambini sfilano a due a due nella piazza antistante la moschea di Rabaa Al-Adaweya. Indossano toghe bianche come i drappi che avvolgono le salme sepolte e sventolano cartelli dal tono “Oh, padre martire, seguirò il tuo cammino.”

In sit-in da più di un mese per protestare contro il presunto “colpo di Stato” militare che ha portato alla caduta del presidente Morsi, i Fratelli Musulmani fanno quel che possono per riacquistare un briciolo della simpatia progressivamente perduta. L’ultima arma adottata consiste nell’attirare in piazza bambini di tutte le età e nel farli marciare con slogan di vario tipo a favore del loro ritorno al potere. UNICEF in testa, sono sempre di più le organizzazioni che si lamentano degli evidenti abusi di cui sono vittime i piccoli egiziani.

Dal 30 giugno, giorno delle grandi manifestazioni firmate Tamarod (Ribelli), diversi sono stati gli scontri tra islamisti e forze dell’ordine, con quasi duecento vittime tra i Fratelli. “Usano donne e bambini come scudi umani,” afferma Mervat Tellawy, presidentessa del Consiglio Nazionale delle Donne, all’incontro organizzato dal Servizio di Informazione Statale (SIS) il 2 agosto. “Queste pratiche in futuro creeranno una nuova generazione di terroristi.”

L’opposizione ha più volte intimato i Fratelli a lasciare i figli a casa durante le violente dimostrazioni che si stanno susseguendo a ripetizione. I fedeli dell’ex presidente Morsi non sembrano, però, voler accogliere il messaggio. “Stiamo assistendo a una battaglia tra terrorismo e stato,” proclama il presidente del SIS Mohamed Badr El-Din Zayed.

“Da sempre i bambini sono abusati duranti i conflitti,” continua il dottore Mohammed Hany Ghoneim, leader della campagna firme contro lo sfruttamento dei bambini da parte dei Fratelli, “ma la situazione in Egitto è davvero pericolosa. I bambini scendono in piazza da martiri e assistono ai padri ammazzati o rinchiusi in carcere. In futuro ci si deve aspettare che questi bambini, ormai cresciuti, vendichino se stessi e i loro ‘fratelli’.”

“Tuo padre è vivo o morto?” chiede un video-giornalista a uno dei bambini con il cartello inneggiante al ‘padre-martire’. “E’ vivo,” risponde il bimbo con aria innocente. “Perché sventoli quel cartello, allora?” prosegue il primo. “Gli uomini laggiù me l’hanno dato,” ammette il bambino ingenuamente, indicando i Fratelli sullo sfondo.

I ritrovi di piazza sono terreno fertile per famiglie svantaggiate in cerca di facile guadagno – spesso proveniente dalla vendita di cibo e bevande ai dimostranti. A volte, “come questo video attesta,” dice Ghoneim, “i Fratelli pagano alcuni bambini di strada per commuovere l’opinione pubblica regionale e internazionale.”

Altre volte, come hanno messo in luce il SIS o Najda (organizzazione fondata da Ghoneim in cooperazione con il Sindacato dei Dottori e il Ministero degli Affari Sociali), i Fratelli si servono dei bambini residenti negli orfanatrofi limitrofi per allargare il numero dei loro simpatizzanti. Ancora, su Facebook non sono rari i casi in cui bimbi siriani vittime di mortali attacchi siano spacciati per piccoli egiziani uccisi dalle forze anti-Morsi.

Diverse organizzazioni si sono fatte sentire contro pratiche in tutto contrarie alla carta internazionale dei Diritti dell’Infanzia. “Immagini scioccanti di bambini durante le proteste,” legge il comunicato stampa rilasciato da Philippe Duamelle dell’UNICEF il 30 luglio, “indicano che, in alcune occasioni, i bambini sono stati usati deliberatamente e messi a rischio di assistere, o di diventare vittime, di violenze. Tali azioni possono avere un duraturo e devastante impatto fisico e psicologico su di loro.” L’agenzia dell’ONU concorda con il Consiglio Nazionale egiziano per le Donne e i Bambini, con la campagna firme del dottor Ghoneim – che ha già raggiunto il migliaio –e con altre organizzazioni locali in difesa dei diritti umani, nel denunciare lo sfruttamento dei bambini per fini politici e la loro esposizione costante ai pericoli delle armi da fuoco.

Se i partner locali non hanno esitato a puntare il dito contro i Fratelli, però, UNICEF non ha voluto rinunciare al suo ruolo di arbitro imparziale in un momento politico difficile per lo stato egiziano e affronta la questione senza schierarsi apertamente.

Sebbene corrispondenti stranieri siano al corrente della questione dal 30 giugno, Zayed del SIS critica aspramente la stampa internazionale sull’emittente CBC2, perché “ha quasi completamente ignorato la questione dei bambini sfruttati come scudi umani dai Fratelli.”

“I Fratelli cercano di scuotere gli animi del mondo intero usando i bambini e noi rispondiamo loro con la stessa moneta,” dice Ghoneim. “Vogliamo che l’opinione pubblica internazionale si renda conto di come la questione dei bambini in Egitto sia cruciale per condannare un problema ben più grosso che coinvolge non solo i loro genitori, ma anche lo Stato intero.”