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Non googlate pentola a pressione

Una giornalista americana racconta di quando la NYPD le è piombata in casa chiedendo di giustificare le sue ricerche su Google

Immagine di copertina

Nonostante il nome suoni italianissimo, Michele Catalano è una giornalista americana e una blogger sulla piattaforma Medium. Uno dei suoi ultimi post, pubblicato il primo di agosto, è diventato virale nel giro di poche ore e non perché ci sia qualche video divertente da vedere o qualche fotomontaggio di gatti o di carlini: si tratta del racconto di quando la polizia si è presentata a casa sua per chiedere conto di certe ricerche su Google che la sua famiglia aveva effettuato nei mesi precedenti.

Catalano non era in casa quando alle 9 di mattina del 31 luglio i tre SUV della polizia di Suffolk County hanno parcheggiato nel vialetto di casa sua, circondando la macchina di famiglia per evitare ogni tipo di fuga a bordo di un autoveicolo. A ricevere gli agenti è stato suo marito, che era seduto in soggiorno con i due cani quando lo squadrone di 6 poliziotti in borghese si è identificato come tale. “Possiamo entrare?”, gli hanno chiesto, per poi iniziare a ispezionare l’appartamento.

Nel frattempo, il marito della Catalano ha dovuto rispondere ad ogni genere di domande su di sé, sulla moglie e su dove lei fosse, sulla loro provenienza, su altre varie cose. “Siete in possesso di bombe?”, “possedete una pentola a pressione?”, “avete mai cercato su Google come realizzare una bomba con una pentola a pressione?” sono tutte domande poste dagli agenti all’uomo, chiamato a spiegare come mai la sua famiglia avesse ricercato su Google termini come “zaino” e appunto “pentola a pressione” nei mesi precedenti.

All’indomani dei fatti di Boston, diverse fonti giornalistiche riportarono che le istruzioni per realizzare ordigni artigianali erano disponibili online e molto facilmente rinvenibili. La Catalano argomenta nel suo pezzo che chiaramente, da bravi news junkies, in famiglia avevano letto molte notizie riguardo all’attentato, e sicuramente avevano aperti molti dei link messi a disposizione dalle testate che hanno coperto la notizia. Tra lei, il marito e il figlio teenager, qualcuno certamente era stato incuriosito e voleva sapere di più. Le ricerche per uno zaino, invece, erano semplicemente legate alla preparazione di un viaggio in cui ci sarebbe stato bisogno di usarne uno. Catalano stessa aveva ricercato informazioni per acquistare una pentola a pressione — per cucinare, non certo per uccidere.

I poliziotti, resisi conto che evidentemente la famiglia di Michele Catalano non corrispondeva ai profili che gli agenti antiterrorismo sono addestrati a riconoscere, non hanno aperto armadi o cassetti e hanno presto assunto un tono colloquiale. Una stretta di mano ed eccoli ritornare da dove misteriosamente erano venuti.

Catalano riceve la telefonata del marito che le racconta ridendo l’episodio. “Un senso strisciante di terrore mi ha pervasa”, scrive la giornalista, inquietata dall’accaduto e con in testa mille domande sul perchè quegli agenti fossero andati a frugarle casa sulla base della sua cronologia delle esplorazioni online. Dati che dovrebbero essere privati. Dati che non dovrebbero essere in possesso di dipartimenti di polizia locali — questa è chiaramente roba da FBI.

Gli agenti hanno detto al marito della Catalano che di queste visite ne fanno circa 100 a settimana, e che il 99% delle volte non trovano alcun terrorista annidato nelle case che perquisiscono.

“Questo è il punto a cui siamo arrivati”, scrive Catalano. “Un punto in cui cercare su internet come si cucinano delle lenticchie al vapore può farti mettere sotto osservazione. Bisogna stare attenti ad ogni piccola cosa che si fa, perchè qualcun altro ti sta sempre osservando.”

Nel giorno in cui colui che ha sollevato il velo di Maya sulle violazioni alla privacy dei cittadini americani (e del mondo) perpetrate dalla NSA, Edward Snowden, finalmente riceve asilo dalla Russia, ecco che un episodio di vita quotidiana totalmente fuori dal normale riaccende il dibattito su cosa sia permesso e cosa no per difendere gli Stati Uniti dalla minaccia del terrorismo. La guerra al terrore rischia di diventare una guerra civile se addirittura le ricerche su Google di una famiglia qualsiasi sono sufficienti ad allarmare le autorità.

“Se comprerò una pentola a pressione, non lo farò su internet”, conclude la Catalano. Fidarsi è bene, non fidarsi è sicuramente meglio.

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