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La privacy secondo Skype

Uno studio condotto da sette accademici americani rivela come Skype collabori con le autorità cinesi per vigilare su temi scomodi

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Uno studio pubblicato da sette professori accademici delle università di New Messico, New York e Toronto, rivela la stretta collaborazione tra Skype, la famosa società di messaggeria istantanea, e le autorità cinesi, per tenere sotto controllo le conversazioni dei cittadini.

I ricercatori si sono occupati di compilare una lista di parole chiave censurate o sorvegliate che hanno poi monitorato per più di un anno e mezzo all’interno dei servizi di chat TOM-Skype e Sina UC operanti in Cina. Nel periodo di analisi, sono stati riscontrati 4.256 termini sotto vigilanza. Gli analisti spiegano che entrambe le compagnie forniscono un software che include la censura e il controllo delle espressioni inserite.

“TOM-Skype incorpora come parte del funzionamento di base una piattaforma di vigilanza e di censura sui suoi utenti”, si legge nello studio. “Questo aumenta significativamente le domande circa la responsabilità sociale delle compagnie occidentali legate a TOM-Skype, ossia Skype e la sua proprietaria, Microsoft”.

La maggior parte delle parole monitorate ha una chiara denotazione politica. Queste si riferiscono in particolare al partito comunista, ai suoi scandali e ai suoi leader, seguiti da argomenti controversi come la religione e la tecnologia, oltre ad alcuni indirizzi internet e ai nomi dei dissidenti.

Le voci da censurare o sulle quali vigilare vengono scelte molto velocemente e vengono subito integrate nel sistema delle chat in funzione degli obiettivi concreti del governo cinese per restrizioni immediate ed efficaci. Per esempio, con lo scandalo di Bo Xilai e il coinvolgimento di sua moglie nell’omicidio di un cittadino inglese per episodi di corruzione, i termini tracciati dalle autorità sono stati ben 62, tra cui “bo”, molto generico, e “Bo Xilai”, in qualunque accezione, riferimento o variante.

La collaborazione tra Skype e la compagnia cinese per le comunicazioni TOM Online risale al 2005 ed era già nota. In una lettera aperta pubblicata online a gennaio 2013, diverse associazioni in difesa della privacy, attivisti online, giornalisti e altre organizzazioni chiedevano alla società di Microsoft di produrre annualmente un rapporto per la trasparenza. Il report avrebbe dovuto fare il punto sulla situazione della censura e della sorveglianza sui servizi forniti in collaborazione con il partner cinese.

Attualmente, secondo gli studiosi americani “Skype non informa i suoi utenti del rischio potenziale della piattaforma”. Inoltre, da quando nel 2011 Skype è diventata proprietà di Microsoft, “non sono stati rilevati cambiamenti nel comportamento di connivenza con le autorità cinesi”. Nello studio si ricorda inoltre che Microsoft fa parte della Global Network Initiative, un progetto che ha come missione la protezione della libertà di espressione e della privacy nel settore delle nuove tecnologie.