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La furia dei nativi

Idle no More, il movimento degli indigeni che scuote il Canada

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In Canada, da qualche tempo, può capitare di entrare in un centro commerciale e imbattersi in decine di persone che danzano in circolo cantando e suonando tamburi. Si tratta di una delle forme di protesta inaugurate da Idle No More, movimento sorto lo scorso novembre fra le tribù di indigeni canadesi, che oggi conta decine di migliaia di aderenti.

“Idle No More” (Mai più pigri) è nato come grido di battaglia dei nativi contro il governo conservatore di Stephen Harper. Quattro donne – Sheelah McLean, Nina Wilson, Sylvia McAdam e Jessica Gordon – indigene e non, lo  hanno lanciato sui social network nell’ottobre 2012, mentre a Ottawa si discuteva l’approvazione del decreto C-45. Conosciuta anche come “Job and Growth Act”, la legge modificava alcuni trattati bilaterali fra Canada e tribù native e, per incoraggiare la fiorente industria mineraria, alleggeriva i vincoli ambientali sui territori e i corsi d’acqua canadesi.

Le fondatrici giudicavano che le politiche di Harper, oltre che dannose per l’ambiente, fossero anche lesive della sovranità dei nativi che ancora vivono a stretto contatto con la natura – si calcola che, nel 2006, il 40 percento di loro risiedesse nelle riserve– e che non sarebbero stati adeguatamente consultati dal governo prima che si prendessero decisioni di tale portata.

In breve, grazie alla forza propulsiva della rete, il motto si è fatto movimento. Gli attivisti (per la maggior parte donne indigene fra i 20 e i 45 anni) hanno fatto sentire la loro voce in ogni parte del Canada, con comizi, manifestazioni e azioni dimostrative. In gennaio, lo sciopero della fame del capo indiano Theresa Spence, vicina a Idle No More, è stato decisivo per procurare al movimento visibilità nazionale. 

Con il tempo, l’ ambientalismo di Idle No More si è evoluto in qualcosa di diverso. L’opposizione al C-45 (poi approvato in dicembre) è stato solo il punto di partenza per mettere in discussione l’intera storia dei rapporti fra il Canada e le popolazioni autoctone.

Per una delle fondatrici del movimento, la professoressa Sheelah McLean, il Canada ha rimosso dalla sua memoria collettiva i crimini commessi contro gli indigeni e il fine di Idle No More è proprio “insegnare ai canadesi la verità sul Canada e la sua storia di colonialismo e razzismo, per evitare che i nativi siano incolpati per problemi che sono frutto dell’oppressione dei bianchi.”

La “mentalità colonialista”, sostiene la McLean, sarebbe alla base dei mali che affliggono le comunità aborigene. Povertà, alcolismo, diabete e scarsa scolarizzazione sono, infatti, piaghe molto diffuse nelle riserve. E brucia ancora il ricordo delle “residential schools” : collegi in cui, nel secolo scorso, il governo internava i bambini indiani strappati alle famiglie per “integrarli” forzosamente, esponendoli spesso ad abusi, violenze e, in qualche caso, utilizzandoli come cavie per esperimenti scientifici.

Recentemente , proprio il premier Harper ha porto scuse ufficiali alla comunità indigena per i fatti avvenuti in tali strutture. “Harper si scusa nello stesso momento in cui approva leggi genocide, tagliando i fondi alle comunità aborigene canadesi e minacciando ogni loro forma di autogoverno. E’ pericoloso perché ambiguo.” è il commento della professoressa McLean. 

Sull’intransigenza dei movimentisti, la stessa comunità indigena è combattuta. Idle No More rimane una fronda minoritaria (per quanto nutrita) nell’Assemblea delle Tribù, il cui leader, Shawn Atleo, mostra un’attitudine più conciliante nei confronti del governo.

Le divergenze promettono di accentuarsi quest’estate: Idle No More, infatti, ha in programma una nuova ondata di manifestazioni e proteste, non violente ma sempre più eclatanti. “Si chiamerà ‘estate della sovranità’ ” spiega Sheelah “Presidieremo le terre, bloccheremo le miniere e gli impianti di estrazione finché il governo non ci ascolterà. Cercheremo di coinvolgere anche i bianchi che supportano la causa dei nativi.”

Siamo di fronte all’ennesimo movimento simil-Occupy, destinato ad afflosciarsi nel giro di qualche mese? Probabilmente no: nonostante Idle No More non disponga di risorse economiche che possano permettere ai suoi di fare gli attivisti a tempo pieno, rimane portatore di istanze troppo antiche e radicate perché rischino di smorzarsi in breve volger di tempo. Con le parole di Sheelah McLean: “Stavolta sarà diverso, perché a lottare ci sono gli aborigeni”.