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La festa delle piccole donne

In India, raramente si celebra la nascita di una bambina. Il Beti Utsav rompe le regole.

Immagine di copertina

Nandini, una giovane donna dalla voce soave, non ha potuto nascondere la sua soddisfazione quando, agguantando il microfono dalle mani dell’organizzatore, ha annunciato: “Sì, abbiamo avuto una bambina e oggi sono la persona più felice sulla faccia della Terra”.E’ stato un momento davvero emozionante per tutti noi che ci eravamo ritrovati accanto a lei in quell’angusta viuzza per cantare, distribuire caramelle e celebrare la nascita di una bambina nella sua famiglia poco meno di 60 giorni prima. Nandini era al settimo cielo, e noi insieme a lei.

Scene come questa, sono comuni nella comunità di “Beti Utsav”, riunita questa volta a Vihar nell’area di Bharat Dwarka, a New Delhi. I membri di “Beti Utsav” si incontrano ogni tre mesi per festeggiare la nascita delle bambine della zona. L’ evento, realizzato con l’aiuto di ActionAid India, è particolarmente importante visto che Dehli è tristemente nota per il basso rapporto fra genere femminile e maschile. Stando ai dati del censimento 2011, quest’area ha registrato il peggior rapporto numerico del paese: con 867 ragazze ogni 1000 ragazzi si piazza infatti 47 punti sotto la media nazionale.

In una società altamente patriarcale come quella dell’India, i maschi sono sempre preferiti alle femmine e la nascita di una bambina in una famiglia non scatena alcuna gioia. Nandini, con la sua bimba in braccio, ha continuato gridando al microfono: “Sono felicissima di avervi qui. Di solito nessuno festeggia la nascita di una bimba: sto ancora aspettando che la mia famiglia mostri la sua gioia per la nascita della mia piccola. Ma non importa. Io distribuirò caramelle a tutte voi. Io festeggerò con voi!”.

L’idea di Beti Utsav è proprio quella di celebrare la nascita di una bambina in quei posti nei quali solitamente non lo si fa. Mentre camminavo fra i vicoli stretti accompagnata da un vasto gruppo di ragazze, ragazzi e colleghi, ho ascoltato le curiose domande che ci venivano fatte da chi ci circondava. Ad un certo punto, ho notato una delle volontarie del gruppo impegnata a discutere con un tale sull’importanza di festeggiare la nascita di una bambina. Lei rispondeva fieramente e con successo ad ogni argomentazione dell’altro interlocutore. L’esatto momento nel quale quella ragazza di 14 anni stava tenendo testa ai cliché portati avanti da un uomo di mezza età, è stato immensamente significativo durante la campagna per la parità di genere che ActionAid India conduce nella zona di Dehli e della quale, i festeggiamenti di Beti Utsav, fanno parte.

Sono discussioni di questo tipo che abbiamo bisogno di innescare urgentemente in ogni angolo del paese prima che in India il rapporto uomo/donna scivoli al di sotto dei 900 punti e sfugga ad ogni controllo. Abbiamo davvero poco tempo per cambiare le cose. Iniziative come quella di Beti Utsav sono passi fondamentali nella sfida che con ActionAid abbiamo lanciato alla mentalità patriarcale che è alla base della società indiana. Quello di Nandini non è un caso isoalato: proprio come lei, molte donne nel nostro paese sono volutamente ignorate e lasciate sole alla nascita di una bambina. Molte bimbe non sopravvivono ai primi due anni di vita a causa dell’assoluto abbandono in cui sono confinate a vivere. La nascita di una bambina è considerata come una maledizione mentre quella di un maschietto è accolta con grandi festeggiamenti .

Alla base di questa preferenza per i figli maschi ci sono molte ragioni e fra queste, la più rilevante, è che solo gli uomini possono portare avanti la dinastia. Scavando nel profondo, ci si accorge di come tutti i fattori siano inesorabilmente riconducibili a questa malsana idea chiamata patriarcato. E’ proprio questa preferenza per la nascita di un figlio piuttosto che di una figlia che ha portato al dato allarmante di 914 femmine ogni 1000 maschi: il peggior record dall’indipendenza.

Per comprendere lo stato d’animo delle donne che diventano madri di bambine, ci vengono in aiuto le parole di Shabana: “Quando ho saputo che il mio secondo figlio sarebbe stato una bambina ero preoccupata. Avevo paura che tutti mi avrebbero schernito e maltrattato poiché nella mia famiglia non c’era neanche un bambino che avrebbe potuto portare avanti la dinastia”. Solamente con il supporto e la forza di sua madre Shabana è stata in grado di superare le proprie paure.

Ma cos’è dunque il Beti Utsav? Durante questi giorni di celebrazioni, sono individuate le mamme con bambine di un età inferiore ai tre mesi che vengono poi festeggiate dalle altre donne locali, dai volontari e dai membri della società civile.Durante il giorno di festa, gente di ogni età cammina per le piccole strade, cantando e distribuendo caramelle e visitando ogni casa dove è nata una bambina. L’energia nel gruppo è alle stelle. Si leggono slogan e si recitano poesie mentre si cammina nelle strade affollate. Il focus dell’iniziativa si concentra proprio nello scardinare alcune ritualità tipiche della società patriarcale: i ladoos infatti, sono delle caramelle indiane che vengono solitamente distribuite quando nasce un bambino. Allo stesso modo, il suonare il thali e il cantare sono modi di festeggiare la nascita di un maschio. Al contrario, è il silenzio assoluto ad accogliere la venuta al mondo di una bambina.

Durante il Beti Utsav dunque, il gruppo assicura invece che questi riti siano riletti e utilizzati per festeggiare la nascita di una bimba. Ladoos e thali non sono più una prerogativa maschile, proprio come non lo è il diritto alla vita.

Nel 2013, si è festeggiato il Beti Utasv nelle nove colonie di insediamento di Dehli e in particolare si è aperto un dialogo con 90 giovani madri che avevano avuto una figlia. Ogni volta che portiamo avanti questa iniziativa le reazioni sono molto variegate: alcune famiglie accolgono volentieri l’dea, altre appaiono più restie. Tuttavia, ogni volta che prendo parte a questo evento, non posso non notare la determinazione che tutte queste giovani donne hanno nel voler assicurare una vita dignitosa a loro stesse e soprattutto alle loro piccole donne. Abbiamo bisogno di crescere ora. Andare oltre Dehli. Assicurare che questa festività sia celebrata ogni tre mesi e ovunque. In questo senso, Beti Utasv è una coraggiosa sfida di cambiamento.

Tratto dal racconto di Smita Khanijow, Programma manager ActionAid India

http://www.actionaid.org/india/2013/06/beti-utsav-taking-patriarchy-head