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Pasticciaccio a Casal Palocco

Economia e politica si intrecciano nell'affaire italo-kazaco

Immagine di copertina

Aggiornamento: Oggi 24 luglio si sono riunite in sede congiunta le Commissione esteri e Commissione speciale per la promozione e la tutela dei diritti umani per l’audizione al ministro degli Esteri Emma Bonino sul caso Shalabayeva.

In particolare sono stati due gli interventi di rilievo. Il senatore Paolo Corsini del Pd ha chiesto al ministro riguardo la proprietà della compagnia aerea – Avconjet AG – che si è occupata del rimpatrio di Alma Shalabayeva e sua figlia. A questo il ministro Bonino ha risposto velocemente che la magistratura di Vienna ha aperto un’indagine sulle attività e interessi nonché sulla proprietà della compagnia aerea privata.

Il senatore Romani si è invece soffermato sulla presenza dell’agenzia di sorveglianza S.I.R.A. e sui rapporti di questa con Amit Forlit e le relazioni tra Israele e Kazakistan.

A questa domanda la Bonino non ha dato risposta.

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L’Onu ha definito il rimpatrio forzato di Alua e Alma Shalabayeva – figlia e moglie del dissidente kazako Mukthar Ablyazov – un caso di “extraordinary rendition”, condannandolo fermamente.

Il caso ha anche messo a rischio la tenuta del governo italiano, portando prima alle dimissioni del capo di gabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini e, oggi, a una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’interno Angelino Alfano (poi respinta dal parlamento).

A guardare i documenti ufficiali da vicino, però, la faccenda appare molto più intricata, e le responsabilità italiane non sono che una parte di quello che sembra essere un intrigo internazionale in piena regola, che coinvolge diversi Paesi.

La pista israeliana

Una volta arrivata davanti alla villa di Via di Casal Palocco 3, quel fatidico 28 Maggio, la Squadra Mobile di Roma si è imbattuta in tre detective dell’agenzia romana S.I.R.A. Investigazioni Srl.

Il titolare dell’agenzia, Mario Trotta, ex brigadiere capo dei Carabinieri, sostiene di essere stato assoldato da Amit Forlit, della compagnia israeliana Gadot Information Services, perché individuasse Mukthar Ablyazov a Roma. Resta da capire per conto di chi la Gadot abbia dato quest’ordine a Trotta. Qualcuno in Israele era interessato a mettere le mani su Ablyazov, o la compagnia è stata incaricata da altri mandanti? Certo è che Ablyazov aveva molti nemici ed era uno che “sapeva troppo”, nel gergo del presidente kazako Nursultan Nazarbayev un “kompromat”.

Fantasmi viennesi

Alua e Alma Shalabayeva sono state espulse il 31 maggio scorso dall’aeroporto di Roma Ciampino: secondo i legali della Shalabayeva a bordo di un charter della compagnia austriaca Avcon Jet AG, inviato dal Kazakistan. Quella dell’Austria è una costante che ricorre in tutto il pasticcio: dai documenti dell’Interpol e della Questura di Roma salta all’occhio il nome di Olegas Kucinskas, prestanome per l’affitto della villa di Casal Palocco e presidente del consiglio di sorveglianza di due società di investimenti con sede a Vienna, la “Zrl Beteiligung AG” e la “GEM Equity Management Holding AG”.

La GEM è al centro di uno scandalo in cui troviamo coinvolta anche la società fittizia REFGEM, il cui uomo-chiave era Syrym Shalabayev. Proprio lui: il fratello di Alma, oligarca e possessore di una quota significativa di quella BTA Bank di cui Ablyazov è stato presidente nel Cda. Sia Ablyazov che Shalabayev sono ricercati dall’Interpol per una frode ai danni della BTA pari a 52 milioni. Sorge il dubbio se Alma sia stata rimpatriata in quanto sorella di Syrym o in quanto moglie di Ablyazov. O entrambe le cose.

Non è finita. Seraliyeu Bolat, cognato di Alma presente in villa al momento dell’irruzione, è stato trovato in possesso di 56 mila euro, parte dei quali avvolti in fascette con la dicitura “GBXXD” e “GELD SERVICE AUSTRIA”. L’Interpol di Roma ha chiesto alla sua omologa di Vienna di investigare sulle attività dei coniugi Seraliyeu e su Kucinskas in Austria.

Chi è Ayan Alma?

È oramai noto e confermato dai suoi legali che Alma Shalabayeva era in possesso di un passaporto diplomatico emesso nel 2010 dalla Repubblica centroafricana, sotto il nome di Alma Ayan. Le autorità dichiarano di aver commesso degli errori nella trascrizione del nome; errore o un modo per cercare di proteggere Alma da eventuali ritorsioni di Nazarbaev?

Ma perché e in che occasione Alma ha ottenuto un passaporto di un Paese africano? Inoltre, in una nota del ministero degli affari esteri, datata 29 Maggio, l’Ambasciata della Repubblica del Burundi comunica all’ufficio immigrazione della questura di Roma di aver proposto la candidatura di Alma Ayan in veste di Console onorario per le regioni del Sud Italia. Candidatura che è stata ritirata. Inoltre i suoi legali sostengono che fosse provvista anche di un passaporto lituano, mai presentato alle autorità.

Risulta che l’Interpol del Kazakistan possedesse tutti i dati del passaporto di Alma e, con un documento confidenziale, non solo mise al corrente l’Interpol romana ma gli richiese anche di espellere Alma verso il Kazakistan, qualora fosse stata trovata in una situazione di illegalità sul territorio italiano.

Italia, zona franca

Nazarbaev sta cercando di fare terra bruciata intorno ad Ablyazov spiccando mandati di cattura internazionale (per “frode e terrorismo”) fin dal 2011. Negli altri casi, però i colleghi e collaboratori di Ablyazov (Tatiana Paraskevich, Alexandr Pavlov, Muratbek Ketebayev) non sono stati rimpatriati.

Nel caso italiano non c’è stato neanche bisogno di un mandato di cattura: moglie e figlia sono state messe su un aereo con destinazione Astana senza che nessuno si preoccupasse della fondatezza delle pretese kazake.

Tante domande, nessuna risposta?

Le zone d’ombra sono ancora tante. Per esempio: dov’è finito Ablyazov? La sera del 28 maggio, all’arrivo della polizia, l’uomo non era in casa. E ancora: perché il governo kazaco si sta mobilitando così rumorosamente per acciuffare Ablyazov?