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It’s a boy!

La nascita di un erede maschio ha decretato il flop delle scommesse e la capacità di mantenere fino all’ultimo un segreto reale

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Per i bookmaker britannici il futuro del royal baby era già scritto: il 13 luglio sarebbe nata una femmina di nome Alexandra che avrebbe frequentato l’università di St. Andrews e si sarebbe fidanzata con Robert. Così, dopo Elisabetta e i due eredi maschi, il principe Carlo e il duca di Cambridge William, la Gran Bretagna sarebbe tornata a intonare “God save the Queen”, una vita immaginata, costruita a tavolino, tra puntate record e indiscrezioni, che le case di scommesse hanno provato a rendere reale.

La nascita di una femmina pagava 1,57 contro 2,25 per un maschio e il primo nome da bambino appariva solo all’ottavo posto della classifica, George, dato 12 a 1.

Tutte previsioni ampiamente condivise dai media, per i quali ogni soffiata è buona, che hanno trovato la più clamorosa smentita la sera di lunedì 22, in mondovisione, davanti ai cancelli di Buckingham Palace. Sul cavalletto dorato, come da tradizione, è stato esposto l’annuncio della nascita dell’erede al trono: “Her Royal Highness The Duchess Of Cambridge was safely delivery a son at 4:24 p.m. today”, traduzione: contro ogni supposizione e scommessa è nato un bambino!

L’arrivo di una femmina avrebbe fatto ancora più notizia, se possibile, perché questa bimba sarebbe stata la prima a usufruire dei cambiamenti nella legge sulla successione al trono, diventando regina anche se in seguito le fosse nato un fratello. Morale: tutto cambia affinché nulla cambi.

Dopo il clamoroso flop sulla data e sul sesso del royal baby, adesso, a tener banco tra il popolo degli scommettitori è il toto-nome. “George”, “James”, “Alexander” o magari “David” (da Beckham ndr) sono i più gettonati. In questa rosa sembrerebbe spuntarla “George”, in omaggio al glorioso passato di cui la Gran Bretagna va orgogliosa. Ultimo sovrano incoronato con questo nome (era Albert all’anagrafe) è stato il padre di Elisabetta e tris-nonno del neonato, il re balbuziente con il merito di aver preso in mano le redini di una nazione sull’orlo del baratro alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e di averla fatta uscire tra le potenze vincitrici dal conflitto, resistendo con moglie e figlie sotto i bombardamenti di Londra.

L’attesa sul nome potrebbe essere addirittura più lunga di quella trascorsa davanti alla Lindo Wing del St.Mary, basti pensare che “William” fu annunciato una settimana dopo la nascita e per sapere quello di Carlo ci è voluto addirittura un mese.

Intanto il sentimento che prevale è la gioia per la favola di Will, il futuro erede al trono e di Kate, la borghese venuta dall’e-commerce, che fa sognare i sudditi e incanta il mondo intero. Con il royal baby la stella dei Windsor torna a brillare più che mai, al ritmo di diciotto mila tweet al minuto nel momento dell’uscita dall’ospedale della famiglia Cambridge, quando il piccolo principe è stato presentato al mondo. E con lui, non succedeva dal 1894, ora sono tre gli eredi in lista d’attesa per il trono.

Degno figlio di sua madre, Sua Altezza Reale, il principe di Cambridge, è diventato subito un trend setter, a sua insaputa. È già caccia alla copertina bianca con disegnati uccellini verdi di Aden + Anais che lo fasciava al momento di salire sulla Range Rover guidata dal papà William in direzione di Kensington Palace. Al costo di 14 sterline e 99 centesimi sarà sold out in meno di ventiquattr’ore. La royal baby mania impazza.

Poco importa se qualcuno, una minoranza irrisoria, con aria di sufficienza snobba l’arrivo di questo bambino perché sostiene essere una nascita come le altre, la storia dimostra che non lo è, basti pensare che il neonato non ha nemmeno bisogno di un cognome.

In tempo di repubblica e di democrazia questo evento sottolinea che la monarchia britannica conserva ancora quel fascino sinonimo di unità nazionale e di memoria dell’impero che fu, ma è proiettata anche verso un futuro più normale o moderno fra la sua gente. Kate è stata la chiave di svolta, il royal baby sarà il filo conduttore verso una monarchia 2.0. God save the King!

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