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Putin colpisce ancora

Condannato il dissidente russo Alexei Navalny. Che accusa il Cremlino di vendetta politica. Non parteciperà alle presidenziali

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Alexei Navalny, la figura più in vista tra gli oppositori del presidente russo Vladimir Putin, non si dà per vinto nemmeno dopo la sentenza del tribunale di Kirov che lo condanna a 5 anni di reclusione e al pagamento di un milione di rubli per appropriazione indebita, distrazione di capitali, frode, peculato e corruzione.

Il noto attivista politico è stato arrestato in aula al termine del processo. “Non vi annoierete qui senza di me”, ha detto subito dopo essere stato portato via.

Secondo l’accusa, il dissidente politico russo ha sottratto 16 milioni di rubli (circa 376mila euro) alla Kirovles, una compagnia statale che si occupa della produzione di legname. I fatti risalgono al 2009, anno in cui Navalny si era occupato di seguire l’azienda su commissione del governatore della regione russa di Kirov, Nikita Belykh.

Durante la prima udienza del processo il 24 aprile 2012, l’attivista aveva dichiarato che le accuse contro di lui erano “fabbricate a tavolino da Putin”.

Stamattina, Navalny ha ribadito il cieco consenso tra il potere e il sistema giudiziario in un tweet in cui si legge che durante la formulazione della condanna, il giudice non avrebbe nemmeno rivisto le accuse avanzate contro di lui dai suoi persecutori, ma che si sarebbe limitato a ripeterle in modo compiacente. In un tweet successivo Navalny ha aggiunto: “Tutte le prove sono state falsificate, hanno falsificato addirittura un video!”.

L’avvocato, blogger e attivista politico di 37 anni, definito nel 2011 dal Moscow Timesl’unico esponente dell’opposizione eleggibile” non potrà candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, dovendo rinunciare anche alla corsa per la carica di sindaco di Mosca, nonostante la sua candidatura fosse stata legalmente accettata il 17 luglio scorso.

La sentenza blocca le attività politiche di Navalny, da sempre impegnato contro la corruzione e la collusione del potere politico. Era divenuto celebre dopo le proteste del 4 dicembre 2012 in Russia attraverso le azioni di piazza e le sferzate a Putin e seguaci lanciate attraverso il suo Livejournal.

Negli anni, nonostante i quattro casi giudiziari aperti a suo carico, era riuscito a ottenere, tra le altre cose, le dimissioni dei due senatori russi Makin e Pehtin per possesso di proprietà di lusso non denunciate e per doppia cittadinanza a scopo di lucro.