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Obama in Africa

Il presidente americano conclude oggi il suo viaggio, dopo aver visitato Senegal, Sudafrica e Tanzania

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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama conclude oggi il suo viaggio in Africa. Obama ha dichiarato che esiste l’intenzione di dare il via a nuove iniziative commerciali tra le imprese americane e quelle africane.

L’Africa, attualmente, detiene sei delle dieci economie con la più rapida crescita al mondo registrata nell’ultimo decennio e gli Usa sono determinati a contrastare l’espansione della Cina, diventata il principale partner economico del continente. Anche India, Turchia e Brasile stanno aumentando i loro investimenti nell’Africa sub-sahariana.

“Questa non è una cosa negativa, perché aiuterà anche molti africani”, ha detto il presidente, che però ha invitato gli africani a respingere indietro le proposte di quei Paesi che non usufruiscono di lavoratori africani e che portano fuori dal continente la produzione e le materie prime.

Il viaggio ha toccato Sudafrica, Senegal e Tanzania, e il presidente Obama oggi a Dar Es Salaam ha incontrato l’ex presidente George W. Bush in un memoriale per le vittime dell’attentato all’ambasciata americana del 1998.

Obama ha elogiato il programma anti-Aids istituito durante il mandato del presidente Bush. “Uno dei suoi massimi successi, che ha permesso di salvare milioni di vite”, ha detto il presidente. In Tanzania la mortalità infantile è diminuita del 50 per cento dal 2000 e 90 mila persone si sono sottoposte al trattamento antiretrovirale per l’Hiv.

Inoltre, la Casa Bianca ha annunciato una nuova iniziativa che comprende il finanziamento per 7,6 milioni di euro al fine di sostenere una campagna contro il traffico illegale di animali selvatici. Il programma punta alla tutela di elefanti e rinoceronti, vittime di bracconieri attirati dal valore di zanne e corni. Un mercato che frutta tra i 5 e 7,5 miliardi di euro l’anno.

Una critica è stata mossa contro il presidente Obama per non aver visitato il Kenya e in particolare il villaggio di Kogelo, luogo di nascita del padre del presidente degli Usa. Per il popolo di Kogelo è stato un affronto personale dopo che già nel 2008 il presidente, per il suo primo viaggio in Africa preferì andare in Egitto e in Ghana.

“Obama è uno di noi, – dice un anziano di Kogelo – doveva venire, anche per un’ora. Lo avremmo abbracciato e gli avremmo dato il più alto onore tradizionale”. Ma dietro questa decisione c’è una motivazione politica.

Le elezioni in Kenya di marzo hanno provocato tensioni tra il Paese e la comunità internazionale per la vittoria del presidente Uhuru Kenyatta e il suo vice William Ruto, accusati dalla Corte penale internazionale di aver commesso crimini contro l’umanità per le violenze post-elettorali nel 2007-2008.

Johnnie Carson, assistente del segretario di Stato degli Usa, aveva avvertito i kenioti: “Le scelte hanno delle conseguenze”, riferendosi alla decisione di dare il voto ai due candidati.  

Il presidente degli Stati Uniti non visiterà il Kenya fino a quando le accuse contro Kenyatta e Ruto non troveranno una soluzione. Questo non significa che i rapporti tra Kenya e Usa siano compromessi, lo ha precisato il portavoce del governo keniota. È proprio la nonna di Obama a giustificare il presidente: “Mio nipote è anzitutto un americano, lavora per gli abitanti degli Stati Uniti e fa gli interessi del suo Paese”.

Anche se c’è già chi parla di tempi maturi per nuove alleanze per il Kenya, come David Kikaya, esperto di relazioni internazionali, che evidenzia gli sforzi della Cina per contribuire concretamente allo sviluppo del Paese.