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L’Italia e il razzismo
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L’Italia e il razzismo

Il New York Times sugli attacchi razzisti subiti dal ministro italiano dell’Integrazione, Cécile Kyenge

24 Giu. 2013

Il New York Times ha ripercorso gli ultimi mesi della politica italiana e ne ha analizzato gli eventi più significativi, concentrandosi sulla figura di Cécile Kyenge, ministro dell’Integrazione che ha subito numerosi attacchi a sfondo razzista.

Il caso della Kyenge è solo la testimonianza che l’Italia sta vivendo un momento di cambiamento e per molti cambiare non rappresenta un obiettivo semplice. Nel 2011, gli immigrati hanno costituito il 7,5 per cento della popolazione italiana, più del doppio della percentuale di appena un anno prima.

Gli esperti affermano che le forme di razzismo sono molto diffuse in Italia e che, spesso, gli immigrati sono utilizzati come capri espiatori a causa della crisi economica che ha portato a un aumento del tasso di disoccupazione.

Nella maggior parte dei casi, gli attacchi al ministro Kyenge sono stati limitati a movimenti politici come Lega Nord. Ultimo, il caso di un membro del consiglio comunale di Padova, Dolorese Valandro, che aveva scritto su Facebook: “Ma la Kyenge non se la stupra nessuno…” causando la sua espulsione dal partito Lega Nord anti-immigrati.

Il ministro Kyenge viene attaccato a causa del colore della sua pelle e per le sue origini congolesi. La donna è arrivata in Italia, all’età di 19, anni per seguire gli studi di Medicina, scegliendo l’Italia per la sua fama di “Bel Paese”, ma di certo non si sarebbe aspettata uno sviluppo del genere. Finora ha scelto di non rispondere alle provocazioni: “Le istituzioni e la popolazione devono dare una risposta a questi attacchi”, ha detto il ministro.

Il ministro ha parlato di un “approccio di apertura e di accoglienza” nei confronti dell’immigrazione, scatenando un dibattito nazionale che ha spaccato il Paese. L’Italia, sempre più multiculturale, si scontra con il sottofondo di razzismo che esiste e che è difficile da ignorare.

Esempio emblematico è la nazionale italiana di calcio che ospita tra le sue fila calciatori come Mario Balotelli, nato a Palermo da genitori ghanesi, Stephen El-Shaarawy, nato da padre egiziano e madre italiana e Angelo Ogbonna di origini nigeriane. Neanche per i simboli dello sport attuale è semplice insinuarsi tra i favori del pubblico.

Come già accaduto a Boateng in un’amichevole, Balotelli è stato vittima di insulti razzisti durante Milan-Roma, costringendo l’arbitro a fermare il match per pochi minuti. I tre calciatori che abbiamo nominato sono nati in Italia ma in alcuni casi hanno dovuto aspettare la maggiore età per potersi dire “italiani” a tutti gli effetti.

La Kyenge, come sottolinea il Nyt, sta combattendo per fare in modo che si conceda la cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri. Ed è proprio questo “il test importante, la prova di maturità civile degli italiani e del sistema politico”, ha detto Ferruccio Pastore, direttore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione di Torino.

Attualmente ci sono circa 30 disegni di legge legati alla cittadinanza: tra questi anche una petizione sostenuta da 220.000 firme, volta a concedere la cittadinanza a chiunque sia nato in Italia. Una commissione parlamentare si occuperà di analizzare le proposte e di formare un progetto destinato al voto. L’Italia è un Paese in forte mutazione e sta cercando di scegliere la direzione in cui muoversi. Il ministro Kyenge ha già scelto.

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