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Il mondo questa settimana
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Il mondo questa settimana

Uno sguardo agli eventi più importanti degli ultimi 7 giorni

21 Giu. 2013

Il presidente della Repubblica Ceca, Petr Necas, si è dimesso in seguito alle indagini per corruzione che hanno interessato il suo capo dello staff, Jana Nagyova. Il capo di Stato, Milos Zeman, nominerà il prossimo premier. In Grecia, i partiti di coalizione si sono incontrati per trovare un accordo sulla crisi generata dalla chiusura del canale radiotelevisivo di Stato ERT.

Continua la protesta in Turchia: si espande a macchia d’olio – anche oltre i confini del Paese – la forma di dissenso silenzioso lanciata dall’artista Erdem Gunduz, rimasto fermo per otto ore davanti a un ritratto di Ataturk [Segui il live blogging e guarda l’infografica]

In Brasile, la protesta scoppiata per l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici dilaga in oltre 100 città del Paese, portando in piazza circa 1 milione di persone. Nonostante il passo indietro del governo sul provvedimento che ha innescato i disordini, i manifestanti chiedono misure contro la corruzione e una diversa gerarchizzazione delle priorità del Paese [Leggi l’articolo e guarda la gallery]

Nel suo attesissimo discorso a Berlino, Barack Obama ha proposto di ridurre di un terzo gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia, come ulteriore passo verso la denuclearizzazione. La Russia ha fatto sapere che non ritiene di poter accettare una proposta simile, se non riguarderà anche altre potenze nucleari. [Leggi l’articolo]

Nel frattempo, i rapporti tra Stati Uniti e Afghanistan entrano in una fase delicata, col passaggio della responsabilità della sicurezza nazionale dalle forze NATO a quelle afgane e l’annullamento dei colloqui di pace coi talebani in Qatar, a causa del rifiuto di Karzai di recarsi nella “sede ufficiale” talabana a Doha. [Leggi l’articolo]

La Cina ha lanciato il suo primo progetto pilota per limitare le emissioni di anidride carbonica nella città di Shenzen. Secondo le previsioni del gigante asiatico, le emissioni dovrebbero diminuire entro il 2020 del 45 per cento rispetto al 2005. L’India del nord è stata colpita da violente piogge monsoniche, causa di inondazioni e frane che hanno messo in ginocchio il Paese, portando via strade, ponti e case. Il bilancio dei morti supera le 100 persone [Foto]

Hassan Rohani, ex capo negoziatore del programma nucleare iraniano, è stato eletto alla presidenza dell’Iran con circa il 51 per cento dei voti, al primo turno. Tra le prime dichiarazioni del neopresidente, l’impegno con l’Occidente e l’allentamento delle restrizioni interne al Paese [Segui il live blogging]

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di voler inviare armi ai ribelli siriani, in seguito a indagini che avrebbero provato l’uso di armi chimiche da parte delle forze di Assad. Il G8, tenutosi in Irlanda del Nord, ha chiesto che i colloqui di pace sulla Siria di Ginevra inizino “il prima possibile”. Non è stato però raggiunto alcun accordo sul fatto che le dimissioni di Assad dovessero essere propedeutiche all’inizio dei colloqui.

Nel frattempo, l’UNESCO ha lanciato l’allarme per gli importanti siti patrimonio dell’umanità presenti in Siria, che rischiano di sparire [Leggi l’articolo]

Oltre 60 persone sono morte in Iraq nell’arco di tre giorni, a causa di una serie di attacchi suicidi che hanno colpito diverse città, tra cui la capitale Baghdad. Il Paese è attraversato dall’ondata di violenza settaria più grave dal 2008.

Ribelli islamici hanno attaccato il complesso di edifici delle Nazioni Unite a Mogadiscio, in Somalia, uccidendo almeno 15 persone: tra questi, quattro agenti di sicurezza ONU e quattro guardie locali.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha denunciato il raggiungimento di un numero record di sfollati nel mondo: oltre 45 milioni di persone vivono lontano dalla propria casa per sfuggire alla guerra. [Leggi l’articolo]

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