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La vittoria di Rouhani
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La vittoria di Rouhani

Il candidato moderato ha vinto le elezioni. Dovrà affrontare la questione nucleare e un possibile coinvolgimento in Siria

17 Giu. 2013

Il candidato moderato Hassan Rouhani ha vinto le elezioni presidenziali in Iran, assicurandosi poco più del 50 per cento dei voti sufficienti a evitare il ballottaggio. Il successore di Ahmadinejad ha detto di aver ottenuto una “vittoria di moderazione sugli estremismi, per la saggezza e la maturità”.

L’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema del Paese, ratificherà il voto il 3 agosto e il nuovo presidente potrà poi prestare giuramento in Parlamento. “Esorto tutti ad aiutare il presidente eletto e i suoi colleghi nel governo. Sarà il presidente di tutta la nazione”, ha detto Khameini.

A Teheran le strade si sono riempite di migliaia di cittadini festanti sin dalle prime ore di domenica. L’elezione di Rouhani viene percepita come un possibile cambiamento nella politica del Paese. Le ultime elezioni presidenziali del giugno 2009, che avevano confermato Ahmadinejad, provocarono le proteste di milioni di iraniani, che manifestarono per denunciare brogli elettorali, ma furono represse e messe a tacere per volontà del leader supremo Khamenei. Decine di manifestanti morirono durante le proteste.

Rouhani, 64 anni, è stato capo negoziatore sulla questione del nucleare ed è anche membro dell’Assemble degli Esperti, l’organo che si occupa di eleggere la Guida Suprema dell’Iran. Con l’appoggio dei due ex presidenti Khatami e Akbar Hashemi Rafsanjani, ha goduto di un’ondata di sostegno dopo il ritiro di Reza Aref, l’unico candidato riformista, ritiratosi martedì scorso su consiglio di Khatami.

Rouhani si è impegnato in un maggiore dialogo con le potenze occidentali, ma si è detto pronto a lottare per affermare i “diritti” del suo Paese. Uno dei suoi principali impegni è stato quello di alleviare le sanzioni internazionali imposte all’Iran per il suo programma nucleare. L’Iran sta soffrendo a causa di una grave crisi economica, con l’aumento della disoccupazione, una moneta svalutata e l’inflazione alle stelle.

Gli Stati Uniti hanno detto di essere “pronti a impegnarsi direttamente” per riprendere i negoziati con l’Iran sul suo controverso programma nucleare, benchè abbiano espresso preoccupazione per la censura interna e la mancanza di trasparenza nel regime iraniano. 

Gran Bretagna e Francia si sono dette pronte a lavorare con il nuovo leader. Londra ha invitato Rouhani a “impostare l’Iran su un corso diverso per il futuro”. La responsabile della politica estera Ue, Catherine Ashton, ha detto di sperare in una “soluzione diplomatica rapida” della questione nucleare iraniana. Vladimir Putin ha espresso fiducia per il lavoro di Rouhani per rafforzare ulteriormente le relazioni tra i due Paesi.

Un cambiamento di stile nelle relazioni internazionali potrebbe offrire un’apertura verso gli Stati Uniti e i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che la pressione internazionale sull’Iran non deve essere allentata in seguito all’elezione di Rouhani. Il programma nucleare iraniano deve essere fermato “con ogni mezzo”.

Riguardo al ruolo iraniano nel teatro mediorientale, proprio ieri l’Independent ha scritto che, per una decisione presa già prima delle elezioni, l’Iran invierà un primo contingente di 4 mila Guardie Rivoluzionarie in Siria per sostenere le forze del presidente Bashar al-Assad. Sebbene Rouhani possa giocare un forte ruolo di discontinuità nelle relazioni internazionali dell’Iran, la politica estera e di difesa del Paese rimane in mano alla Guida Suprema Khamenei. Il futuro del Medio Oriente rimane ancora molto incerto.

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