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Suicidarsi per la crisi

Continuano i gesti disperati di chi non riesce a sopravvivere per la crisi. E non ottiene gli aiuti economici di cui ha diritto.

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Un uomo di 36 anni si è dato fuoco ieri mattina a Malaga, davanti agli uffici della Delegazione Provinciale della previdenza sociale, per protestare contro i ritardi dell’amministrazione nel concedere un aiuto economico. L’uomo è stato subito assistito dai servizi di emergenza e portato in ospedale con ustioni di secondo e terzo grado nel 63 per cento del corpo su petto, viso e braccia. È ancora ricoverato in gravi condizioni.

L’uomo, disoccupato, avrebbe richiesto una sostegno economico ma la sua richiesta sarebbe stata respinta per non aver fornito una sufficiente documentazione. La Junta de Andalucía ha aperto un’inchiesta e ha negato che la vittima o i membri della famiglia fossero in procinto di completare una richiesta per ricevere qualche tipo di aiuto economico.

Il gesto racconta una realtà in cui migliaia di persone compiono atti disperati in attesa di aiuti economici. Migliaia di famiglie sono in attesa di aiuti dal governo. Ieri El Pais ha pubblicato storie e numeri che parlano di lunghe liste di attesa per ricevere assistenza: per esempio, più di 218.000 persone in tutta la Spagna avrebbero diritto a ricevere prestazioni sanitarie perché non autosufficienti, ma migliaia muoiono ogni anno senza arrivare a goderne. In soli otto mesi, 19mila persone aventi diritto ad aiuti di questo genere sono state lasciate senza sostegno finanziario a causa della recente decisione del governo di tagliare più di un miliardo di euro alla spesa sociale.

Il ministero del Welfare ha riconosciuto 14.000 richieste di assistenza familiare che non è possibile soddisfare per mancanza di fondi. Le misure di austerità hanno inflitto gravi condizioni economiche e prodotto tensioni sociali in tutta la Spagna, dove il tasso di disoccupazione è ormai del 26,7 per cento.

La Spagna in crisi economica non è nuova a gesti del genere. Lo scorso dicembre, sempre a Malaga, una donna si è uccisa tre giorni dopo la ricezione di un avviso di sfratto per il mancato pagamento dell’ipoteca sulla casa. A novembre, l’ex politico socialista Egana Amaya, 53 anni, si è gettata dal suo balcone mentre le autorità salivano le scale per sfrattarla dal suo bilocale, dove viveva con la sua famiglia. Nello stesso mese, un uomo di 59 anni, a Santesteban, nel nord della Navarra, si è suicidato in attesa dello sfratto per il mancato pagamento di 4.200 euro di affitto in arretrato, e altre tre persone hanno perso la vita a Granada e Valencia, sempre prima di essere sfrattati per non aver ripagato i loro mutui. Da allora il governo ha emesso una moratoria sugli sfratti per le famiglie più bisognose, riuscendo però a coprire i bisogni di sole 120mila persone.