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Pescatori e crisi diplomatiche

Molte dispute tra i Paesi dell'Asia orientale sono state causate da singoli pescatori. Quali sono i motivi?

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Gli ultimi sviluppi dello disputa tra Taiwan e Filippine, per l’uccisione di un pescatore taiwanese da parte della guardia costiera filippina, hanno portato le forze militari del Taiwan a fare esercitazioni militari vicino alle acque filippine. Dal canto loro le Filippine – le cui scuse sono state rifiutate da Taiwan – mantengono una posizione risoluta, contribuendo così a mantenere la situazione tesa, mentre gli Stati Uniti cercano di calmare gli animi. È solo l’ultimo episodio di una serie di crisi diplomatiche nei mari dell’Asia orientale e sudorientale, causate da pescatori più o meno consapevoli delle loro azioni.

Piccole barche da pesca infatti sono state al centro di incidenti diplomatici tra Cina e Russia, Cina e Vietnam, Giappone e Taiwan, Cina e Corea del Sud, le due Coree, Cina e Corea del Nord, Cina e Filippine, Corea del Sud e Giappone. Nel 2010 ci fu una collisione tra un peschereccio cinese e una nave di pattuglia della guardia costiera giapponese nelle acque contese vicino alle isole Senkaku/Diaoyu, che mantenne tese per mesi le relazioni tra le due potenze asiatiche.

Come può un pescatore giocare un ruolo così importante sulla scena internazionale? Ci sono molti fattori che spiegano la questione. Per iniziare: le acque asiatiche stanno esaurendo le riserve di pesce, il che significa che molte più barche pescano in acque straniere per cercare di fare buona caccia. A seguire c’è il crescente sentimento nazionalista che sta affiorando in molti di questi Paesi, che fa crescere l’importanza delle dispute territoriali e permette di dare una rilevanza nazionale all’arresto di un singolo pescatore.

Inoltre c’è il sospetto che alcune nazioni – come la Cina – usino i pescatori come vere e proprie esche per fomentare le dispute con gli altri Paesi. Durante uno dei momenti di massima tensione tra Cina e Giappone sulla questione Senkaku/Diaoyu ci furono delle voci di corridoio, poi rivelatesi false, che suggerivano come la Cina fosse sul punto di mandare un”armata’ di mille pescherecci verso le isole con l’obiettivo di travolgere la guardia costiera nipponica.

Sembra che Hung Shih-cheng, il 65enne pescatore taiwanese al centro dell’attuale disputa tra Filippine e Taiwan, si fosse avventurato in un territorio conteso con il solo intento di pescare. L’equipaggio della nave della guardia costiera filippina temeva però di essere speronata dalla barca del pescatore e in tutta risposta ha aperto il fuoco.

Avventurarsi fuori rotta con il rischio di affrontare il fuoco di una nave militare? Un po’ troppo per essere un semplice rischio del mestiere.

Articolo di Foreign Policy per The Post Internazionale
Traduzione di Samuele Maffizzoli