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#YoSoy132, un movimento fallito?
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#YoSoy132, un movimento fallito?

Lo scorso 11 maggio #YoSoy132 ha compiuto un anno, ma il movimento studentesco è sempre più piccolo e confuso

23 Mag. 2013

Sembra che il tempo sia passato lentamente: solo l’11 maggio scorso è stato il primo anniversario del movimento #YoSoy132. Dico lentamente perché molte cose sono successe in un questo anno. Circa 350 studenti di differenti università, principalmente della Unam, si sono riuniti il sabato nella Estela de Luz (un monumento commemorativo dell’indipendenza messicana) per issare la bandiera che ancora sbandierano e per la quale hanno lottato lo scorso anno.

Il 2012 è stato un anno segnato da controversie politiche e da finti cambiamenti: abbiamo creduto che Andrés Manuel López Obrador (candidato alle presidenziali del 2012 con una coalizione di partiti di sinistra) potesse vincere, che #YoSoy132 fosse la nuova rivoluzione studentesca, che il Pri (Pardido Revolucionario Institucional) sarebbe stato schiacciato, che Peña Nieto non avrebbe mai vinto e che non ci sarebbero state né frodi, né compravendite di voti. Nulla di tutto questo.

Nell’università Iberoamericana ebbe luogo una cosa sorprendente per i giorni nostri: il rifiuto del candidato del partito egemonico Pri, il partito che lasciò lo Stato violentato e amministrato in maniera terribile. Gli gridarono, lo presero in giro e lo cacciarono. Proprio lì, con uno sfortunato commento dell’attuale presidente, nacque il movimento #YoSoy132, ancorato all’ideale di democratizzare i mezzi di comunicazione ed espresso attraverso le reti sociali.

In seguito si unirono altre università in solidarietà con il movimento, unite dalla convinzione che Peña non avrebbe vinto, che la potente Televisa (il principale gruppo di comunicazione e media del mondo latinoamericano) non doveva immischiarsi e che la coscienza della gente andava svegliata. Di certo, la maniera di vedere il panorama politico stava cambiando e mentre andavano sommandosi le proteste e sempre più giovani si univano al movimento, la speranza di salvaguardare la democrazia e di vedere un cambiamento radicale nel regime politico del Paese andava aumentando.

#YoSoy132 ebbe un vantaggio: nacque nella classe agiata, non fu “un altro movimento” di studenti di una università pubblica, sempre tacciati come rivoltosi e delinquenti. Grazie a questo ebbe una portata maggiore, più fresca e più credibile. Avevano risorse, volontà e vacanze dallo studio. E stavano arrivando le elezioni. Il colpo fu riuscire ad ottenere un dibattito presidenziale moderato dal famoso Genaro Lozano, attuale conduttore del programma Sin Filtro di Televisa (un popolare talk-show politico). Così facendo riuscirono a raggiungere molte più persone e ci fecero pensare che, siccome Obrador aveva brillato nel dibattito, poteva vincere. Ciò nonostante non si espressero mai apertamente a favore di alcun candidato.

Si comportarono come un autentico gruppo di pressione fondato sulla base di obiettivi ideologici e politici, cercarono di persuadere i potenti e, arrivando a loro, guadagnarono spazio nei media. Scombinarono le carte delle elezioni e riuscirono ad aggiungere sempre più persone al movimento. Se qualcosa va riconosciuto è che portarono nuovo entusiasmo e riuscirono a mettersi sotto ai riflettori, traducendo il tutto in pressione politica.

La loro organizzazione era in generale buona, non avevano leader ma portavoce. Come Antonio Atollini, dell’Itam (Instituto Tecnológico Autonomo de México), il quale aprì una dolorosa ferita nel movimento quando decise di unirsi alle fila dei programmi di Televisa, anche lui a Sin Filtro. Fu allora che #YoSoy132 andò in collera e lo criticò duramente, compiendo uno dei suoi principali errori: dare troppa importanza a un compagno che da agosto era fuori dal movimento, accusandolo di essere un traditore e risultando così intolleranti.

Se ci affidiamo alla psicologia delle masse, qualunque movimento di massa tende a comportarsi in maniera omogenea, la gente al suo interno tende a contagiarsi e a perdere di vista l’obiettivo concreto, e per questo hanno bisogno che qualcuno li diriga. E quando hanno già un leader, più o meno identificato, tale leader non lascerà il potere tanto facilmente. A questo punto l’organizzazione genera un gruppo chiuso incaricato di prendere le decisioni, una élite che rende il movimento conservatore e chiuso dentro la propria ideologia.

Gli studenti che si unirono alla tavola della trasmissione Sin Filtro accusarono il movimento di prendere decisioni autoritarie, soprattutto dopo che si aggiunsero le università pubbliche. Queste ultime sono abituate ad essere la principale voce in capitolo e solitamente si impongono per semplice diritto di maggioranza.

Oggi il movimento continua nella sua lotta, non gli piacciono le azioni del governo di Peña Nieto e le sue richieste non sono cambiate di molto. La differenza è che il movimento si è ridotto, è sfumato, dopo la carica iniziale il suo obiettivo si è sfocato. Passate le elezioni le polemiche che lo avevano alimentato si sgonfiarono e, chiaramente, anche gli studenti dovettero tornare nelle loro classi.

#YoSoy132 è un buon esempio di come un’organizzazione studentesca, solidale e ribelle, possa essere ben accettata come una fonte di speranza, ma anche di come si riproducono discorsi idealisti che non portano a nulla, dato che i suoi principali successi rimangono limitati a giugno e luglio dello scorso anno. Nonostante questo: buon compleanno #132.

Articolo di Filos per The Post Internazionale
Traduzione di Marco dalla Stella

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