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Fenomeno Merkel

La donna più potente del mondo vista da Judy Dempsey

Immagine di copertina

Mai come nell’anno delle elezioni federali Angela Merkel è diventato un fenomeno editoriale. Prolificano libri, analisi e biografie sulla donna più potente del mondo.

Tra le novità editoriali c’è Das Phänomen Merkel scritto da Judy Dempsey ed edito da Körber-Stiftung di Amburgo, uno dei libri più interessanti e meno scandalistici sulla Cancelliera.

Diversamente dalle numerose biografie o commenti sul discusso stile politico della Cancelliera, il libro di Judy Dempsey si concentra in gran parte sulla politica estera.

L’autrice è una giornalista irlandese da lungo tempo in Germania. Ha osservato la politica tedesca per il Financial Times e l’International Herald Tribune ed ora continua a scrivere per il Think Tank statunitense Carnegie Europe.

Judy Dempsey ha anche seguito la Cancelliera in numerosi viaggi e visite all’estero: Da circa otto anni osservo la Cancelliera, per lo più da lontano, qualche volta stando anche al suo fianco, in occasione di viaggi all’estero in cui mi è stato permesso, insieme ad altri giornalisti, di accompagnarla. Ho sfruttato queste occasioni per studiare il rapporto di Merkel con il potere. Merkel stessa è cambiata, ma anche il Paese che governa è cresciuto ulteriormente. È diventato sempre più consapevole del suo potere in Europa e nel mondo, ma tentenna davanti ad esso e alle possibilità di sfruttarlo totalmente (p. 10).

L’intento di Dempsey è di concentrarsi sul ruolo della Germania nel mondo proprio negli anni in cui è stata Merkel a guidarla. Del resto è la stessa Repubblica Federale ad essere profondamente mutata. Nel momento cui Merkel arriva all’apice del potere tedesco, la Germania aveva superato lo shock economico e sociale della riunificazione e le riforme avviate da Gerhard Schröder iniziavano, lentamente, a dare i loro frutti. Per dirla con le parole di Judy Dempsey: La Germania che Angela Merkel incontrò nel 2005 era un Paese nel pieno del suo potere e delle sue possibilità (p. 11).

Ma la chiave di lettura ed il bilancio stilato da Judy Dempsey non sono benevoli con Merkel: Oggi, otto anni e due mandati elettorali dopo, mi arrischio nel sostenere che Angela Merkel non ha sfruttato il potenziale della Germania (p. 11).

Per l’autrice, negli affari interni come in politica estera Merkel non ha esercitato il suo enorme potere, non è mai andata veramente a fondo alle questioni più delicate e così, il suo lascito viene definito da Judy Demspey unfinished business.

L’analisi dell’autrice si apre con la crisi europea ed è proprio su questo fronte che Merkel, secondo la lettura di Dempsey, sembra aver dimostrato alcuni limiti. A Merkel è mancata la passione. La difesa dell’Europa è sembrata troppo fredda, cinica e ragionieristica. Mentre un suo ministro, Wolfgang Schäuble, appartiene alla generazione degli europeisti convinti per tradizione e cultura politica, Angela Merkel, che non è cresciuta con il valore dell’Europa unita, esprime un europeismo quasi di maniera. Eppure interrogarsi sul ruolo della Germania in Europa è fondamentale: Come si comporta e cosa pensa la Germania è importante. Dopo la Cina è una delle principali Nazioni esportatrici. Che la Germania sia riuscita in questa impresa dimostra di cosa sia capace questo Paese. La sue decisioni influenzano l’economia mondiale e in particolare l’Unione Europea (p. 32).

La giornalista e commentatrice irlandese prosegue poi analizzando le relazioni con gli Stati Uniti – alla Germania manca una strategia complessiva, Merkel ha sempre parlato di continuità senza però riuscire a definirla esattamente -, con i paesi confinanti ad Est – molti rapporti contraddittori e in particolare con la Russia al limite della tensione – e, infine, con Israele con cui i rapporti oscillano tra fedeltà e critica alla politica militare. Più in generale Dempsey rimprovera alla Germania di non avere una strategia della politica di sicurezza.

L’autrice si sofferma anche su alcuni aspetti di politica interna. Oltre all’ormai già ampiamente analizzata giravolta politica sull’energia nucleare, Demspey sottolinea come anche la politica per l’integrazione e la famiglia si siano rivelate fallimentari: La politica dell’immigrazione condizione il futuro di un Paese ed è strettamente collegata alla politica estera. Gli immigrati portano la loro lingua e la loro cultura. Se riescono a inserirsi nel nuovo Paese, formano un ponte estremamente proficuo con il Paese che hanno lasciato (p. 126).

Dempsey riporta numerosi dati e studi in cui viene messo in risalto la difficoltà degli immigrati di inserirsi nella società tedesca. In questo senso si potrebbe parlare, a ragione, di un enorme potenziale umano e culturale sprecato e inutilizzato.

Risulta, inoltre, preoccupante il basso indice di natalità, nonostante una politica per la famiglia molto dispendiosa.

Infine, più in generale, la sintesi dello stile politico di Angela Merkel da parte di Judy Demspey è un difficile equilibrio – l’autrice parla esplicitamente di conflittotra interessi e valori: Ai tedeschi piace Merkel e hanno fiducia in lei. Otto anni di ininterrotta popolarità personale, è una rarità in politica. E ciò nonostante Merkel ha difeso la sua vita privata. Non ha mai pensato di invitare giornalisti nella sua casa. È possibile comprendere una donna come Merkel? La risposta a questa domanda è tanto poco chiara così quanto quella se sia possibile comprendere la Germania. Angela Merkel è una donna intelligente, potente e segnata da profonde contraddizioni. Ha ottenuto risultati importanti, ma si è anche lasciata sfuggire molto. È adatta alla Germania, un Paese che si sta accertando sempre di più della sua storia, del suo futuro e del suo ruolo nel mondo, del suo potere e delle sue possibilità (p. 190).