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Dove sono i nostri figli?

Dieci madri messicane sono state in sciopero della fame per una settimana, chiedendo al governo di cercare i loro figli scomparsi

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Il 10 maggio in Messico si festeggia il Día de la Madre, il giorno della madre. È una delle feste più sentite dell’anno e per l’occasione, durante la settimana che la precede, ogni città si riempie di omaggi, dediche ed eventi. L’appuntamento principale a Città del Messico è stato il concerto gratuito di Miguel Bosé, nella piazza centrale, di fronte a un pubblico di 100 mila persone.

Quel giorno Irma Alicia Trejo si trovava di fronte alla Procura generale della Repubblica messicana insieme ad altre nove madri. Aveva da poco iniziato uno sciopero della fame per convincere il presidente Enrique Peña Nieto a riceverla e a rendere conto delle false promesse circa le ricerche di suo figlio, scomparso il 26 marzo dell’anno scorso mentre si trovava sulla linea 1 della metropolitana. Da allora la madre non ha più ricevuto sue notizie, mentre la polizia non indaga perché “non ci sono prove che si tratti di sequestro”.

Come lei altre nove madri (più qualche padre) hanno smesso di mangiare. Dopo una settimana dall’inizio dello sciopero avevano bisogno di maschere protettive per evitare che lo smog di Città del Messico provocasse delle infezioni ai loro metabolismi debilitati e di continua assistenza da parte di membri di Medici Senza Frontiere. Le parole della first lady Angélica Rivera, che in veste di presidente del Sistema Nazionale per lo Sviluppo Integrale della Famiglia (Dif) ha assicurato in un discorso alla nazione il suo totale e incondizionato appoggio verso ogni madre messicana, suonavano qui lontane e quasi ironiche.

Il 17 maggio le madri sono riuscite a ottenere una riunione di due ore con il procuratore generale della Repubblica, Jesús Murillo Karam, e con il ministro dell’Interno Miguel Ángel Osorio Chong, dove è stata stabilita la creazione di una unità speciale di ricerca delle persone scomparse. In seguito a questo accordo le madri hanno interrotto lo sciopero della fame, ma continuano a chiedere un incontro con il presidente.

“Io vengo da una famiglia di Ciudad Juárez a cui hanno assassinato sei dei suoi membri perché facevano parte di organizzazioni a favore dei diritti umani. Tutta la mia famiglia ha dovuto fuggire da Juárez, alcuni anche fuori dal Messico, e le nostre case sono state incendiate. Per nessuno di questi delitti ci sono dei detenuti, non ci sono indagini, non c’è nulla”, afferma Olga Reyes, una delle madri, al giornale messicano AnimalPolítico.

Non è la prima volta che le madri dei desaparecidos fanno uno sciopero della fame per chiedere risposte al governo centrale. A novembre 2012 ce ne fu un altro di fronte al Ministero degli Interni, interrotto anch’esso grazie alla promessa della creazione di un gruppo speciale di investigazione. Oggi però l’unita ancora non esiste e le autorità hanno interrotto ogni forma di comunicazione.

Un recente studio elaborato da fonti governative ha rivelato che tra il 2006 ed il 2012 le persone scomparse in Messico sono state più di 26 mila. Secondo le stime di Human Rights Watch tra queste ci sarebbero almeno 149 casi in cui sono state coinvolte le forze stesse forze di polizia.