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La tecnologia contro i terremoti

Le nuove tecnologie permettono di prevedere l'arrivo di disastri naturali come terremoti, alluvioni e carestie

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Richard Allen, direttore del laboratorio di sismologia di Berkeley, ha sviluppato un programma chiamato ShakeAlert, che lo avverte con un allarme sonoro fino a un minuto prima che un terremoto colpisca il suo ufficio. Un minuto sembra poco, ma è un tempo sufficiente per fermare un treno, accostare in autostrada, avviare l’arresto di una centrale elettrica, stabilizzare un paziente durante un’operazione chirurgica. 

ShakeAlert è solo una delle tecnologie di previsione delle catastrofi di nuova generazione che stanno cambiando le probabilità di sopravvivenza in caso di terremoti, alluvioni, frane e persino carestie. Reti di sensori e algoritmi che prevedono il comportamento di sistemi complessi permettono di predire il futuro con maggiore precisione rispetto al passato. 

Allen ammette che c’è ancora molto lavoro da fare: c’è bisogno di algoritmi che possano predire meglio la diffusione di terremoti, e anche di più sensori. Il suo gruppo sta lavorando con Deutsche Telekom per sviluppare una app, MyShake, che convertirà i cellulari in sensori sui terremoti. 

Sistemi come ShakeAlert salveranno molte vite, ma non è l’altruismo che guida gli investimenti. Ibm per esempio prevede grandi profitti dal suo progetto Smarter Cities, un “sistema operativo per le città.” Rio de Janeiro, che ospiterà le Olimpiadi del 2016, collabora con Ibm per risolvere uno dei suoi problemi più gravi: le sue inondazioni e frane catastrofiche.

Con una rete di sensori che misura la pioggia fuori dalla città, il sistema di allarme di Rio è in grado di prevedere le inondazioni fino a tre giorni di anticipo. Questo dà ai primi soccorritori tempo per schierare le loro risorse, coordinare gli aiuti di emergenza, evacuare le persone in modo sicuro. Alla Ibm sperano che altre città chiederanno di far parte del programma Smarter Cities, che permette di prevedere e gestire tutto, dalla criminalità al traffico, fino appunto ai disastri naturali.

Utilizzando i satelliti, i geologi possono persino predire carestie con anni di anticipo. Un gruppo internazionale di scienziati presso l’Università di Santa Barbara usa un satellite per misurare le lunghezze d’onda della luce che rimbalza sulla superficie del pianeta alla ricerca di uno segno rivelatore: quanto colore verde copre un dato tratto di paesaggio. Meno verde vedono, più è probabile che stiano guardando a un futuro cattivo raccolto, con carestia a seguire. Il gruppo ha predetto la carestia in Somalia tra 2011 e 2012, un anno prima che accadesse. Ma come ha detto il ricercatore Amy McNally, “Anche con tanto preavviso, la risposta non è arrivata in tempo utile per evitare la carestia. La risposta alle previsioni è una questione politica”.

Solo perché si riesce a prevedere qualcosa non significa che si riuscirà a prevenire il disastro. Chi assicura la forte volontà politica necessaria dietro le organizzazioni umanitarie internazionali per attutire il colpo di carestie che sappiamo essere in arrivo? Chi finanzierà queste strategie preventive?