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La rivolta degli artisti

La guerra civile siriana raccontata attraverso le opere di due artisti

Immagine di copertina

I siriani raccontano che all’origine della loro protesta c’è un disegno. Due bambini avevano imbrattato un muro di Dara’a, una cittadina a sud della Siria. Quando sono stati scoperti, la polizia li ha portati in commissariato, ma una parte della popolazione si è ribellata. Da quel momento è iniziata la rivolta siriana.

Tammam Azzam era ancora a Damasco. Dopo sette mesi ha preso un aereo ed è andato a Dubai perché la sua galleria d’arte ha chiuso. “Ho dovuto convertire tutte le mie opere in formato digitale” spiega “perché non potevo portare i miei quadri negli Emirati. Poi sono tornato a fare arte, ma questa volta era per tutti i siriani”. L’artista ha quindi deciso di pubblicare le sue opere su Facebook, permettendo a tutti di poter diffondere i suoi disegni, che servono anche a tenere alta l’attenzione sul suo Paese e a far riflettere i siriani sui massacri e le atrocità che avvengono ogni giorno.

Quando è arrivato a Dubai, ha disegnato una cartina della Siria stesa come un panno al sole per ricordarsi della sua patria. Poi la rivolta si è fatta più violenta e il rosso del sangue è diventato il colore principale delle sue opere. “Questi disegni sono diventati famosi in Siria perché tutti possono capire il messaggio” racconta “non è così per altre opere come il bacio di Klimt dipinto su un’abitazione trivellata di colpi di mortaio”, l’opera che l’ha reso famoso in tutto il mondo. “Volevo spiegare che tutti conosciamo un bacio di molti anni fa, ma nessuno sa quello che avviene in Siria” spiega Azzam “dove chissà quante persone si sono baciate in questi anni e nessuno sa chi sono”.

L’artista siriano ha creato anche altre opere nelle quali sono inseriti alcuni dipinti famosi tra i palazzi distrutti della Siria. L’idea è di raccontare che quello che succede oggi nel suo Paese ha un valore universale, perché è accaduto o accade anche in altre parti del mondo. È questo il messaggio del ‘3 maggio 1808’ di Goya, una fucilazione, riproposta all’interno del contesto siriano. L’obiettivo di questa opera è denunciare che le esecuzioni sommarie avvengono ogni giorno in Siria, come succedeva secoli fa in Europa.

La prova del suo successo è stata data dalla stampa governativa in Siria. “Hanno scritto una ventina di articoli sulle mie opere” racconta ridendo Azzam “dicono che sono pagato dagli americani”. Tuttavia l’artista spiega di non essere interessato alla politica, ma di volere fare arte. “Nelle mie opere non c’è mai un ritratto di Assad” spiega, “il mio lavoro non è il vignettista, io faccio un altro mestiere”.

Non la pensa così Faour Imranovi, che non ha mai studiato arte né dipinge quadri, ma rielabora l’immagine ufficiale del presidente siriano con la grafica digitale. Nelle sue opere c’è l’idea di rovesciare il discorso militarista dei mezzi governativi per trasmettere un messaggio di speranza. Non manca quindi la critica diretta contro Assad, anche attraverso la riproduzione del suo volto onnipresente in Siria. Tra le sue opere più importanti c’è una foto del presidente siriano, affiancata ad alcune medaglie che raffigurano i suoi “successi militari”. Tra questi c’è l’uccisione di migliaia di persone e la distruzione del patrimonio artistico nazionale.

Imranovi è laureato in letteratura inglese e prima della rivoluzione disegnava soltanto per divertirsi. Quando sono iniziati i massacri in Siria, ha sentito la necessità di fare qualcosa per il suo Paese. “Era il 25 maggio” racconta “c’era stato un massacro a Houla, vicino a Homs. Ho visto le foto di tanti bambini uccisi e ho fatto la mia prima opera. Non so nemmeno io il motivo, ma sentivo che era necessario disegnare.”

La presenza dei bambini è un elemento che ricorre in molte sue opere. Questa scelta vuole essere un messaggio di speranza e di denuncia perché, come spiega Imranovi “sono loro il simbolo di un nuovo inizio, ma sono anche i primi a soffrire a causa degli scontri in Siria”.