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I droni sono un «crimine di guerra»

La Corte Suprema di Peshawar ha emesso un verdetto che dichiara illegali gli attacchi di droni americani in Pakistan

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La Corte Suprema di Peshawar, Pakistan, ha emesso ieri (09.05.13) un verdetto storico nei confronti dell’utilizzo di droni americani nei cieli pakistani. In 22 pagine di sentenza la Corte ha dichiarato che gli attacchi effettuati dalla Cia e dal Dipartimento della Difesa americano tramite gli aerei pilotati a distanza sono “illegali“, “inumani” e una chiara “violazione della sovranità statale pakistana” e un’altrettanto limpida “violazione dei diritti umani“. Ad essere contestati, in particolare, sono gli attacchi nelle aree tribali (FATA) e nelle aree rurali; attacchi che dal 2004 ad oggi hanno eliminato un gran numero di terroristi, ma allo stesso tempo causato notevoli danni collaterali e ucciso centinaia e centinaia di civili innocenti. 

Il dibattito del caso era cominciato lo scorso anno, quando l’associazione no-profit di avvocati “Fondazione per i diritti fondamentali” si era fatta carico di numerose rimostranze e petizioni da parte della popolazione riguardo questo tema. Famiglie che hanno perso figli o mariti, lavoratori che hanno visto distruggere campi e edifici, allevatori il cui gregge è saltato in aria, e così via; tutti con una sola richiesta: Stati Uniti, «smettetela di attaccarci con i vostri droni».

«Gli attacchi dei droni sono una lampante violazione dei diritti umani, della carta delle Nazioni Unite, delle risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite […] e della Convenzione di Ginevra – viene riportato nella sentenza – ed è per questo che si tratta quindi di un crimine di guerra». La risposta del Governo pakistano, sollecitato a reagire dalla corte di Peshawar, dev’essere chiara e decisa: «Il governo e le forze di sicurezza pakistane devono, in futuro, assicurarsi che non avvengano più attacchi nel territorio pakistano» attraverso il dibattito all’interno delle Nazioni Unite, o se non basterà «abbattendo i droni quando questi attacchino o entrino nei cieli del Pakistan»

Una vera e propria svolta, visto che gli attacchi tramite UAV dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca erano diventati una vera e propria routine. Se ne contano ad oggi più di 360, che hanno causato dai 2500 ai 3500 morti, con un conteggio delle vittime civili intorno alle 400 persone. 

Tutte le scorribande “a distanza”, guidate segretamente dalla Cia&Co., sono state possibili grazie ad un accordo, altrettanto segreto e non ufficiale, tra governo americano e forze militari pakistane. A rivelare questo accordo è stato il premio Pulitzer Mark Mazzetti, autore di un libro sulle operazioni dell’agenzia d’intelligence (“The Way Of The Knife”, uscito lo scorso mese). Secondo la ricostruzione dell’autore, basata su fonti all’interno della Cia, il primo attacco drone in Pakistan risale al 2004 ed è stato il frutto di un vero e proprio scambio: gli USA con un missile telecomandato avrebbero ucciso un criminale pakistano (irrilevante per l’America) e in cambio il Pakistan avrebbe dato il via libera a tutti i successivi attacchi ai danni delle cellule di Al-Qaeda. 

La notizia dell’accordo segreto, il verdetto della corte suprema di Peshawar, le imminenti elezioni e le continue critiche internazionali all’impiego americano di droni in Asia e Medio Oriente potrebbero far drasticamente calare l’utilizzo di questa tecnologia a distanza, che fino a qualche mese fa sembrava la protagonista indiscussa dei conflitti dei prossimi decenni. 

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