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Il ballo del Mettone

A New York il party organizzato da Vogue è l'evento mondano dell'anno

Immagine di copertina

È il tappeto rosso più importante dell’anno, quello per cui anche icone di stile e trendsetter affogano nei mille dubbi di cosa indossare. È il Costume Institute gala al Metropolitan Museum di New York, una bocciatura sul vestiario può costare una carriera.

Il party organizzato da Vogue America, quindi dal suo direttore Anna Wintour, inaugura la mostra annuale dello storico dipartimento di costume del museo.

Per gli americani il Met Ball sta alla moda come il Super Bowl sta allo sport, una semplice equazione per spiegare la portata dell’evento. L’unico gala a poter competere è sulla West Coast, il Vanity Fair Oscar Party al quale, si dice, partecipino più star potenti e influenti ma l’atmosfera è molto meno elegante, sofisticata e glamour di quella che si respira sulle scalinate e nei saloni del Metropolitan.

Lo staff di Vogue prepara la lista degli invitati mesi prima, a settembre i nomi sono sul tavolo del direttore per l’approvazione finale. Ma ottenere l’invito è solo il primo degli ostacoli da superare, immediatamente dopo inizia la lotta per il tavolo, nonostante il costo di 150 mila dollari l’uno sono sempre esauriti. Chi è seduto accanto a chi scatena una vera attività di lobby.

Ogni anno viene scelto un tema al quale gli ospiti devono attenersi. La mostra del 2013 – Punk: Chaos to Couture – ha suggerito il filo conduttore della serata, lo stile punk. Decisione che ha diffuso il panico tra donne che non vedono l’ora di sfoggiare il loro outfit migliore per guadagnarsi un posto nella classifica delle meglio vestite. Cameron Silver, tra i nomi più influenti della moda e proprietario della boutique prediletta dalle attrici, Decades su Melrose Avenue, spiega che questo tema ha un problema perché “le donne ricche non vogliono pagare tanto per sembrare punk o grunge”.

Mai come quest’anno il tema ha diviso le partecipanti all’evento: chi punk più che mai e chi ha ignorato totalmente il diktat imposto dal diavolo in persona, Anna Wintour, la prima, all’apparenza, a non rispettarlo sfilando sulla scalinata del Met con un vestito Chanel Haute Couture a fiori bianchi su sfondo rosa. Da vera regina dell’industria della moda ha spiazzato chi era già pronto a puntarle il dito contro: “Andrew Bolton, il curatore della mostra, mi ha spiegato che il rosa è il colore del punk” e anche se non lo fosse stato, adesso che lo ha detto Lei, lo è diventato.

A trionfare sulla passerella è stata Madonna, a cinquantaquattro anni, un baby fidanzato al suo fianco e un fisico da teenager, ha ancora tanto da insegnare alle nuove generazioni. Con il look creato da Riccardo Tisci, stilista della maison Givenchy e organizzatore della mostra, ha catturato i flash dei fotografi. Giacca in stile tartan, spille da balia, catene, borchie e calze a rete bucate l’hanno resa l’interprete perfetta della Londra fine Anni Settanta.

Elegante come sempre Gwyneth Paltrow, appena eletta donna più bella del mondo dal settimanale americano People, ha incantato la stampa con un vestito da principessa delle favole: un Valentino rosa. Anche lei consigliata da Andrew Bolton? O significa qualcosa il titolo di celebrità più antipatica ottenuto dai lettori del tabloid Star’s Magazine? La spocchia di chi è talmente bello da poter fare e indossare ciò che vuole, è esattamente il pensiero che devono aver avuto le top model presenti all’evento mentre decidevano il vestito con cui stregare le macchine fotografiche. Gisele Bundchen, Karolina Kurkova, Miranda Kerr, Heidi Klum e Rosie Huntington-Whiteley tutti angeli, che indossando abiti abbastanza brutti e apparendo sempre bellissime, hanno sottolineato ancora di più la differenza trai comuni mortali e loro, di un altro pianeta.

Distinzione che non dev’essere chiara a Kim Kardashian, arrivata, si spera, per errore sulle scale del Metropolitan. Con la “classe” che la contraddistingue e incinta di sette mesi, ha pestato il tappeto rosso avvinghiata al marito e fasciata in un vestito floreale che ha diviso i critici sul paragone che meglio le si addice: Mrs. Doubtfire o un divano?

Dopo una notte di festa conclusa con l’afterparty organizzato nel Meatpacking District allo Standard Hotel, di proprietà di André Balazs, questa è solo una delle tante malignità che circonda l’evento più atteso dell’anno. Per qualche ora l’incrocio tra 5th Avenue e 82nd Street si trasforma nel melting pot di finanza, moda, cinema e belle presenze più grande del mondo.