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Quando l’arte subisce minacce

In una galleria di Pechino inaugurata una mostra sulla Corea del Nord

A Pechino da pochi giorni si sono conclusi i festeggiamenti in occasione del capodanno cinese, questa volta nel segno del Serpente. Durante la festa gli abitanti di etnia Dai hanno indossato costumi variopinti e trasportato dell’acqua limpida fino al tempio per lavare la statua di Buddha e per bagnarsi a vicenda come da tradizione.

Se l’usanza rappresenta il gesto di depurare e di sciacquare via il vecchio tempo trascorso per accogliere il nuovo, quest’anno è iniziato all’insegna di un’altra manifestazione e di un’altra stella per nulla cinese, ma soprattutto di tutt’altra bestia.

Il 15 aprile infatti la Corea del Nord festeggia il Giorno del Sole, ovvero la nascita del fondatore Kim-Il Sung. Per questo 101esimo anniversario, contrariamente ai provocatori test nucleari lanciati in questo stesso giorno lo scorso anno – che rispetto alle minacce reiterate di quest’ultimo mese in effetti sono una simpatica barzelletta – è stata organizzata una mostra in una galleria d’arte di Pechino dove sono stati esposti per lo più dipinti, fotografie e opere letterarie nordcoreane.

Nonostante l’edificio dov’è situata la galleria appartenga ad un’associazione culturale sostenuta dal governo cinese che non ha ostacolato l’allestimento dell’esposizione, a quanto pare i funzionari presenti erano soprattutto rappresentanti di Pyongyang. Approfittando dell’occasione (che tuttavia ha raccolto un pubblico davvero ristretto) Ji Jae-Tyong, ambasciatore coreano presso la Cina, ha tenuto un discorso nel quale oltre a denunciare la repressione militare da parte delle potenze nemiche, ha ribadito la propria fedeltà a Kim Jong-Un: “Fino a quando seguiremo la guida del compagno Kim Jong-Un, saremo in grado di ottenere il grande successo del socialismo”, ha concluso Ji, ammirando una delle foto della mostra, raffigurante Kim Jong-Un durante un comizio dello scorso anno. 

Inutile riflettere sulla catastrofe dell’arte di regime, sulla controversia dell’arte di propaganda e dei danni, o delle reazioni creative, prodotti dal monopolio coatto della cultura da parte della dittatura. Il vero dubbio è:

– Chissà se alla fine della mostra si trova qualche souvenir…