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Il terrorismo intelligente
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Il terrorismo intelligente

Il terrorismo islamico arruola principalmente tra i giovani educati e integrati nella società

09 Apr. 2013

Una ricerca pubblicata la scorsa settimana dal Combating Terrorism Center (Cct) dell’accademia militare di West Point (Stati Uniti) rivela che i membri di Lashkar-e-Taiba, un gruppo terroristico tra i più pericolosi al mondo, hanno in media un’educazione migliore rispetto ai connazionali e sono ben integrati nella società pakistana, contraddicendo numerosi pregiudizi riguardo all’estrazione sociale di chi riempie le fila del terrorismo islamico.

Lashkar-e-Taiba è l’organizzazione responsabile dei sanguinosi attacchi di Mumbai nel 2008, quando un commando mise in atto dieci attentati in serie che arrivarono a uccidere più di 160 persone. La storia del gruppo ha controversi risvolti politici: secondo gli occidentali il servizio segreto pakistano, l’Isi, sta proteggendo i responsabili degli attentai di Mumbai. Più in generale, è stato accertato il coinvolgimento di agenti dell’Isi nell’addestramento e nel finanziamento dell’organizzazione nonostante essa sia stata dichiarata illegale dal Pakistan nel 2002.

Il rapporto analizza la storia personale di più di 900 militanti deceduti, scoprendo che il livello più comune di educazione raggiunto dai soggetti analizzati è di dieci anni, superiore all’educazione media di un maschio pakistano. Inoltre, la stessa educazione non è principalmente di tipo religioso, come potrebbero suggerire gli stereotipi tipici del terrorismo islamico. In media i combattenti hanno trascorso solo tre anni nelle madrasse (le scuole coraniche) e solo il 5 per cento di essi ha terminato studi religiosi formali. L’età media in cui una recluta entra nella formazione è poco meno di 17 anni mentre l’età media per la morte è di 21 anni. I giovani terroristi perciò restano solo 5,14 anni nell’organizzazione, prima di perdere la vita a malapena ventenni.

A spingere i ragazzi nelle braccia dell’organizzazione sono prevalentemente membri della famiglia ma più in generale, il responsabile è da identificare nella deprimente situazione economica in cui versa il Paese. Secondo uno studio del British Council, pubblicato la scorsa settimana, quasi il 100 per cento dei giovani pakistani nutrono pessimismo riguardo al loro futuro e credono che il Paese vada nella direzione sbagliata. Solo uno su cinque è convinto che la sua situazione economica migliorerà nel prossimo anno.

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