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Meno profiterole, più profitti

Cosa ci dice lo sfratto di una pasticceria della modernizzazione di Istanbul

Immagine di copertina

Quando lo scorso anno ho traslocato nella parte asiatica di Istanbul, ho notato un netto miglioramento delle mie condizioni di forma. Il merito, certo, è degli allenamenti sul lungomare di Moda, che con la sua vista mozzafiato sullo skyline della città è un luogo ideale per il jogging. Ma se ci penso, non posso trascurare l’importanza di aver messo un continente di distanza – in linea d’aria, una buona decina di chilometri e il Bosforo – tra me e la pasticceria Inci, dove si mangia il miglior profiterole di Istanbul.

Forse non lo sapevate, ma da queste parti è un dolce tipico. Le sue radici locali risalgono agli inizi del Novecento: raccontano che a perfezionarne la ricetta fu un pasticcere albanese del quartiere di Pera – oggi la centralissima zona di Beyoğlu –, e da allora si trova in quasi tutti i negozi di dolciumi istanbulioti. Ma da Inci è diverso. De gustibus, certo. Però nell’atmosfera di questo locale storico – pochissimi metri quadrati in cui trovano spazio solo qualche scomodo tavolino e una montagna di cioccolata – c’è qualcosa di speciale. Non si spiegano altrimenti le centinaia di persone in piedi accalcate ogni giorno sull’uscio o persino in strada, pur di gustare quel profiterole.

Ora, Inci non c’è più. O almeno, non è più dove è stato per quasi settant’anni: nel cuore di Istiklal caddesi, la passeggiata per eccellenza di Istanbul (il corso, si potrebbe dire). In una fredda giornata di dicembre, teglie e mestoli sono stati sfrattati e l’ingresso del locale coperto con vecchi fogli di giornale. Un’urgenza, pare, per avviare i lavori di ristrutturazione del palazzo storico in cui si trovava, il Cercle d’Orient (in realtà iniziati solo da pochi giorni). Lo stesso edificio che ospitava anche l’Emek sıneması, il più antico cinema di Istanbul da anni in stato di abbandono. Cosa diventerà questo elegante palazzo realizzato a fine Ottocento come ritrovo di diplomatici e dell’alta borghesia non è chiaro, ma nessuno in città si stupirebbe nel vedere al suo posto un nuovo centro commerciale.

Se qualcuno di voi è un fan dei Simpson anche solo la metà di quanto lo sono io, forse si ricorderà la scena: Bart vuole farsi bucare l’orecchio (così si aspetta di andare controcorrente) e il commesso del negozio lo avvisa: facciamo in fretta, tra poco (anche) questo locale diventerà uno Starbucks. Come tutti quelli a fianco. Ovviamente, è un paradosso sarcastico. Ma, mi pare, piuttosto efficace: lungo il chilometro e mezzo di Istiklal di Starbucks ce ne sono già tre. E secondo alcune voci, dopo i lavori il locale storico di Inci potrebbe ospitarne un altro. Mentre il posto del cinema Emek dovrebbe prenderlo un modernissimo multiplex. Business is business, per carità: ma davvero nella strepitosa modernizzazione di Istanbul non può esserci spazio per i simboli della sua storia recente?

Postilla per ansiosi gourmet

A metà febbraio Inci ha riaperto in una traversa di Istiklal, a poche decine di metri di distanza (Mis sokak n.18, se vi capita). Non preoccupatevi: l’ho testato da poco: il gusto è lo stesso, il nuovo locale persino più confortevole. Ma ogni volta che passo davanti all’Inci che non c’è più, continuo a stupirmi di non vedere nessuno con la forchetta in mano e la bocca sporca di cioccolata.