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Non c’è due senza tre

L'apertura del terzo fronte rivoluzionario

Immagine di copertina

E siamo arrivati a tre. Per quasi due anni l’epicentro della rivoluzione egiziana è stato solo uno, piazza Tahrir, l’ombelico nevralgico del Cairo dove la rivolta è nata è cresciuta. Questa é stata l’arena che ha ospitato lo scontro tra vecchio e nuovo e dopo la caduta di quello che sembrava l’intramontabile faraone ha coinvolto anche le arterie principali che conducono a Tahrir: via Mohammed Mahmoud ( divenuta la galleria a cielo aperto dell’Egitto in transizione) e via Qasr el-Aini.

Per quasi 24 mesi sembrava che tutta la rabbia degli egiziani si sfogasse qui.

Poi qualcosa è cambiato. Lo scorso inverno si è aperto un secondo fronte: Al-#ittihadia, ovvero il palazzo presidenziale dove vive il primo raís del post-Mubarak, l’islamista Mohammed Mursi. È qui che hanno marciato i manifestanti che si oppongono alla gestione della Fratellanza Musulmana. Le immagini del 5 dicembre scorso sono difficili da scordare. Le tende fatte dai manifestanti sono stati smantellati con cruda violenza dai sostenitori degli islamisti.

Da ieri poi esiste anche un terzo fronte, il #Moqattam, la collina del Cairo che ospita la nuova sede del partito della Fratellanza. Per anni, abbiamo visitato e intervistato i membri della Confraternita nella loro sede nel quartiere Manial. Anche se si trattava di un movimento bandito dal vecchio regime, tutti sapevano che i loro uffici erano lí. Dalla scorsa settimana gli irriducibili critici degli islamisti hanno iniziato a scalare la collina per mettere con le spalle al muro i loro rivali. Questa volta hanno iniziato i graffitisti. Appena questi hanno tirato fuori le loro bombolette è iniziata la guerriglia nella quale sono rimasti coinvolti anche i giornalisti, accusati dai sostenitori dei Fratelli Musulmani di essere sostenitori del vecchio regime e elementi destabilizzanti.

Su questa collina, l’apice della violenza si è registrato ieri, quando a marciare sono stati anche attivisti del calibro di Ala-Al Aswani, Alaa Abdel Fattah e Georges Ishaq, fondatore, giá nel 2005, del movimento di protesta Kifaya. I numeri di ieri non sono certi, ma le immagini sono agghiaccianti, soprattutto quella di un sostenitore della Fratellanza che brucia. Era sceso in strada per allontanare con violenza i manifestanti, e qualcuno gli ha lanciato addosso del combustibile e poi ha appiccato il fuoco. Sembra di vedere l’immagine speculare degli scontri del 5 dicembre. La lotta si è conclusa con un pareggio, quello che per alcuni è stato il pareggio dei conti con lo scorso dicembre. All’epoca la violenza degli Ikhwan ( Fratelli Musulmani) aveva vinto, ieri quella dei suoi oppositori ha trionfato.

A perdere è non solo la stabilità del paese, come molti continuano a scrivere, ma soprattutto la coesione sociale. A vincere … come sta succedendo da mesi … la polarizzazione , ormai in enorme crescita.