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L’ultima chance di Cameron

Il ministro delle Finanze Osborne presenta il budget del 2013. Un passo decisivo per la sorte dei Conservatori e di tutto il Regno

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L’annuncio è previsto per oggi all’ora di pranzo, ma gli attacchi al ministro delle Finanze inglese George Osborne sul prossimo budget sono già iniziati. Gli ultimi a criticare la gestione economica del cancelliere sono tre ex membri del Monetary Policy Committee, il comitato che controlla i tassi di interesse della Banca d’Inghilterra, che stamane sull’Huffington Post definivano le misure di austerity imposte come “autolesioniste” e “premature”.

I tre economisti si aggiungono a una lunga lista di critici e commentatori che da giorni discutono sulle misure economiche da includere nel budget. Il ministro è stato messo sotto pressione dalla Confederation of British Industry, che gli ha chiesto di rilanciare l’economia attraverso l’investimento di 1,46 miliardi di euro in edilizia popolare, per costruire 50 mila case e creare 75 mila posti di lavoro. La Camera di Commercio ha invece sottolineato l’importanza degli sgravi fiscali per le imprese, mentre Ed Balls, ex ministro laburista e consigliere economico di Gordon Brown, ha evocato un taglio temporaneo delle tasse sul reddito e una riduzione delle tasse per le piccole e medie imprese che assumono nuovi lavoratori.

Il primo ministro David Cameron ha segnalato che il governo non cambierà strategia e che non taglierà tasse che non è in grado di rifinanziare. Questo approccio ha ricevuto il consenso dell’Institute of Directors, una lobby che rappresenta 35 mila imprenditori, che ha però precisato che il programma di riduzione del deficit dovrebbe essere rafforzato da una consistente spesa per nuove infrastrutture. Una ricerca del Guardian ha infatti scoperto che tra i progetti di grandi infrastrutture previsti dal governo, solo 1 su 4 verrà portato a termine entro il 2015, data di scadenza dell’attuale Parlamento.

Secondo le indiscrezioni il budget sarà centrato su tre temi principali: ridurre il deficit, rilanciare la crescita e attenuare l’impatto sulle famiglie. Tutto questo nel clima di austerity in cui l’Inghilterra si trova sin dall’insediamento della coalizione di governo nel 2010. Nonostante l’economia sia cresciuta dello 0.2 per cento nel 2012, a febbraio il Paese ha perso la tripla A dopo che Moody’s ha abbassato la valutazione dei titoli di Stato inglesi. La disoccupazione si aggira intorno all’8 per cento, con 2,5 milioni di disoccupati, e secondo le statistiche bisognerà creare 850 mila posti di lavoro per tornare ai livelli pre-crisi. A complicare ulteriormente la situazione, l’Ufficio per la Resposabilità di Bilancio entro la giornata dovrebbe tagliare le stime di crescita per il 2013 dall’1.2 allo 0.7 per cento, per molti un segno inequivocabile che l’austerity di Osborne ha fallito.

Osborne e Cameron sono le due figure di spicco di un partito conservatore considerato sempre più distaccato e al di sopra dei problemi della popolazione britannica. Esempio lampante è stata la legge a favore dei matrimoni gay, approvata grazie ai voti dei laburisti, ma respinta duramente dalla base più conservatrice del partito di governo.

Cameron sta comunque cercando di ringiovanire l’immagine del partito, renderla al passo coi tempi così da essere capace di interpretare i bisogni dei cittadini, e l’instancabile promozione dei matrimoni gay, assieme a Osborne, ne è in parte la prova. Un altro esempio sono i ‘buoni famiglia, un pacchetto di 1.400 euro all’anno che Cameron ha promesso alle famiglie con bambini sotto dei 12 anni dal 2015.

La pressione su George Osborne e David Cameron in vista del budget riflette non soltanto la difficile situazione economica del Paese, ma anche la crisi di leadership e responsabilità che il partito conservatore sta attraversando. Per il premier si tratta di una delle ultime opportunità per salvare la faccia.