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Vivere in Italia dopo le elezioni
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Vivere in Italia dopo le elezioni

È come trovarsi nel bel mezzo di un ingorgo stradale, a Milano. Il commento del The Daily Beast

15 Mar. 2013

Usando la metafora del traffico caotico di una grande città come Milano, con automobilisti aggressivi e pedoni che rischiano di essere investiti, Tim Parks descrive sul Daily Beast il clima della vita pubblica italiana dopo le elezioni. “Si hanno diritti, ma solo se si è determinati a lottare per affermarli. Ed è sempre più facile e più sicuro se si è clienti di qualcuno”. Inoltre, l’Italia ha forse il peggiore sistema elettorale del mondo. Risultato, un Paese con un’economia in recessione e in declino.

Queste elezioni hanno visto in campo essenzialmente quattro protagonisti. “In questi tempi confusi, gli italiani sono andati semplicemente dove c’era l’energia, dove qualcun altro ha avuto abbastanza convinzione e interesse personale per lanciarsi con determinazione nel traffico”, scrive il Daily Beast.

Questa energia si chiama Beppe Grillo. Per capire la sua impresa, spiega Parks “si deve immaginare un Paese che per più di un decennio ha conservato i privilegi dello status quo a scapito dei giovani. Con l’ingresso nella UE, l’Italia è stata privata dello strumento di svalutazione della moneta.” Impossibilitata a competere con i vicini più austeri, invece di eliminare vecchi privilegi, scrive il giornale, “sono state introdotte leggi che hanno reso possibile per le imprese assumere giovani per lunghi periodi non pagati o con contratti a basso reddito. È diventato normale per i giovani lavorare per anni senza essere adeguatamente pagati”. Gli interminabili scandali di corruzione e le rivelazioni dei privilegi dei ricchi hanno aggravato tale risentimento. “Questa è l’energia che Grillo ha attinto, come se avesse raccolto un esercito sul bordo della più trafficata strada principale del Paese e avesse lanciato loro nel traffico” scrive il Daily Beast.

Il Partito Democratico, che secondo Parks si dedica soprattutto a difendere i diritti dei sindacati, ha condotto una campagna “sorda”, centrata su bei principi – impegno per i diritti dei gay, aiuto per gli immigrati, uguaglianza per tutti, che però “non ha saputo galvanizzare gli elettori colpiti dalla peggiore recessione degli ultimi decenni”. Bersani era il favorito, ma non è riuscito a sfruttare il vantaggio. Mario Monti, con il tipico aplomb britannico, calmo, ironico e serio, è riuscito ad evitare la catastrofe di un’uscita dell’Italia dall’euro. Monti avrebbe potuto prendere misure “drastiche”. Invece “si è lasciato sfuggire la chance”, facendo marcia indietro “ai primi segni di seria resistenza”. Secondo il Daily Beast, non ha fatto niente per ridurre “gli straordinari privilegi dei politici”, in particolare i finanziamenti pubblici ai partiti; ha fatto una riforma del mercato del lavoro servita solo a sottolineare quanto sia oneroso assumere e licenziare in questo Paese, ha introdotto l’Imu includendo la prima casa e colpendo “un numero enorme di italiani”. Silvio B era dato per spacciato: eppure, grazie a una sconcertante campagna elettorale basata sull’abolizione dell’Imu, sulla restituzione della tassa ai contribuenti, sul condono per gli evasori, su riforme economiche e nuovi posti di lavoro, è riuscito nonostante i processi e gli scandali a rimontare.

Tim Parks mostra preoccupazione per l’ascesa di Grillo e paragona la situazione italiana a quella dei primi anni ’20, quando “un Parlamento continuamente bloccato e la depressione economica aprirono la strada a un altro oratore carismatico, Benito Mussolini”. “È troppo presto forse per temere il peggio, ma Grillo sta accumulando potere rapidamente”, nota il Daily Beast. L’energia scortese di Grillo e la rabbia di milioni di giovani uomini e donne si stanno liberando. L’ordine che ha tenuto insieme il sistema per 50 anni sembra stia per crollare.

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