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Guerra di noodle tra turisti Cina e resort Maldive

Boicottaggio in rete contro struttura che vieta cucinare in stanza piatto liofilizzato

Immagine di copertina

E’ guerra di noodle tra turisti cinesi e il management di un resort di superlusso alle Maldive. I vacanzieri della terra di mezzo, attraverso post pubblicati sul loro simil-Twitter e altri social network, stanno chiedendo di boicottare il Beach House Iruveli, un resort extralusso all’estremità nord dell’arcipelago maldiviano. Il motivo? l’impossibilità di cucinarsi in stanza i loro instant noodles.

Chi nella vita non ha mai provato questa “leccornia”, può tranquillamente farne a meno. In un cestino di materiale plastico, si trova una massa secca di qualcosa che, al contatto con acqua calda, diventa una massa di noodles, gli spaghetti cinesi, ai quali si aggiungono spezie e carne liofilizzati che, come nelle migliori tradizioni dei cartoni animati, si ingrandiscono e prendono forma a contatto con l’acqua calda.

Il manager del resort, stanco del fatto che per cucinare gli istant noodles molti turisti cinesi usavano e rompevano il bollitore, in dotazione in ogni stanza, per fare il te, ha deciso di togliere tutti i bollitori dalle stanze dei cinesi. Ma non da quelle dei turisti occidentali. Così niente più fumi, puzza e suoni di risucchio nelle stanze del resort.

Ma il manager doveva proprio essere esasperato dai turisti cinesi: man mano, ha cominciato a licenziare tutto il personale cinese compreso lo chef, facendo diventare la sigla internazionale che identifica la Cina (CN, China), ”Cup Noodle”, chiamando così i turisti cinesi tra i quoi collaboratori.

I Cup Noodle se la sono legata al dito. Già loro alle Maldive non è che ci vadano con piacere, non amano molto il mare, l’acqua non è un elemento che appartiene molto alla tradizione dei cinesi. Ma costa tantissimo, e quindi per un cinese con i soldi è figo. Non così da sopportare le umiliazioni del manager. E così il post con le critiche e le denunce al manager è stato ritwittato migliaia di volte in rete e alcune agenzie viaggi hanno lamentato cancellazioni. Il resort si è affrettato a smentire, ma oramai la frittata era fatta.

Che i cinesi, anche in vacanza, facciano sistema e vogliano continuare usi e costumi è risaputo. Dalla sola Shanghai l’anno scorso sono partiti quasi 40.000 turisti con un visto per visitare l’Italia in gruppo, pagando tutto compreso (visite, viaggio aereo, spostamenti, alberghi, etc) tra i 500 e i 900 euro. Spesso mangiano in ristoranti cinesi o si portano cose da casa per risparmiare.

Non tutti sono così, chiaro: sempre dalla capitale economica cinese, sono partiti l’anno scorso almeno 15.000 turisti singoli, non organizzati, verso il Belpaese, con una bella mazzetta di soldi da spendere nei negozi della moda italiana e nei ristoranti e alberghi. Ma anche loro, spesso subiscono la nostalgia del cibo nostrano.

Turisti ai quali sembra che le Maldive (ma solo loro), possano rinunciare. Dopotutto, le Maldive valgono bene una tazza di noodle istantanei.