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Il sogno delle spose per la pace
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Il sogno delle spose per la pace

Quattro ragazze, vestite da spose, sono scese in piazza. Prima arrestate e poi liberate, lottano per la pace nel loro Paese

12 Mar. 2013

I siriani le chiamano ‘spose per la pace’. Sono quattro ragazze tra i 25 e i 30 anni che si sono fatte conoscere dai cittadini di Damasco lo scorso novembre, quando si sono dirette al mercato centrale per chiedere la fine delle violenze nel loro Paese. Lo hanno fatto vestite da sposa.

“Quando i passanti ci hanno visto sono rimasti piacevolmente stupiti” racconta Rima Dali, una delle quattro ragazze del gruppo, “diverse persone ci hanno fatto delle foto, molti ci sorridevano ed erano felici di vederci. C’erano addirittura alcune donne che hanno fatto un suono che viene usato nelle feste di matrimonio per esprimere gioia”.

Le ‘spose per la pace’ spiegano che il loro abbigliamento non è solo un modo per farsi notare, ma anche un messaggio per i siriani. “Nella nostra cultura il matrimonio è un momento di speranza e di gioia” spiega Rima “il nostro abbigliamento vuole simboleggiare che cerchiamo un futuro diverso per la Siria”, nonostante due anni e mezzo di guerra civile, quasi 70 mila morti e un milione di rifugiati.

Nei giorni successivi alla protesta, le ragazze sono state arrestate e sono rimaste in prigione per 49 giorni, con l’accusa di manifestazione non autorizzata. Le forze di sicurezza siriane le hanno interrogate diverse volte per scoprire se avessero preso ordini dall’estero. Per Rima era la quarta volta in carcere, ma non ha mai avuto dubbi sulla sua decisione di manifestare. “Credo che tutti debbano poter dire ciò che ritengono giusto” spiega “Noi vogliamo far sapere ai siriani che c’è qualcosa di diverso dalla difficile quotidianità che vivono, che c’è speranza in mezzo a tutto questo fuoco”.

Le ragazze sono state rilasciate all’inizio di gennaio, nell’ambito di uno scambio di prigionieri con alcuni iraniani catturati dai ribelli. Il governo siriano aveva deciso di permettere a tutti i detenuti che non si erano macchiati di violenza di lasciare le prigioni. Rima spiega che però non c’è solo questo dietro la loro liberazione. “Uno dei motivi che ha spinto le forze di sicurezza a liberarci”, racconta, “è che abbiamo acceso alcune candele davanti allo stesso edificio in cui eravamo detenute, in segno di solidarietà, dopo che era esplosa una bomba proprio nello stesso palazzo governativo”.

Secondo le ‘spose’ c’è ancora spazio per una soluzione pacifica del conflitto siriano. “La guerra ha distrutto l’unione sociale e la nostra economia”, spiega Rima Dali, “un successo militare non fa altro che rafforzare il desiderio di sconfiggere l’avversario, ma questo non risolve nulla. Voglio convincere i siriani che per ottenere i cambiamenti che desiderano non c’è altra via che la rivoluzione di tutto il popolo”, continua, “il nostro cartello alla manifestazione diceva questo: bisogna tornare a parlarsi e a discutere della Siria”.

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