Me
Il mondo questa settimana
Condividi su:

Il mondo questa settimana

Uno sguardo agli eventi più importanti degli ultimi sette giorni

09 Mar. 2013

La Lettonia ha presentato domanda ufficale per l’adesione del Paese all’eurozona, preparandosi a diventare dal 1 gennaio 2014 il 18esimo Paese ad adottare la moneta unica. La domanda è stata firmata nel corso di una cerimonia a Riga dal primo ministro Valdis Dombrovskis, dal ministro delle Finanze Andris Vilks e dal governatore della Banca Centrale Ilmars Rimsevics. La richiesta è stata esaminata dalla Commissione martedì 5 marzo, mentre si prevede che Bruxelles e Francoforte si pronunceranno sul piano di transizione entro giugno.

Con un’accusa di alto tradimento decretata dal Senato, l’euroscettico Vaclav Klaus ha lasciato venerdì 8 marzo la presidenza della Repubblica Ceca, al termine di due mandati. Dopo 23 anni, si ritira anche dall’alta politica. In carica a partire da sabato ci sarà Milos Zeman, eurofederalista cauto e il primo presidente scelto con l’elezione diretta del capo dello Stato.

A Milano, Silvio Berlusconi è stato condannato a un anno di reclusione nel processo Unipol dove era chiamato a rispondere dell’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. Oltre a condannare Silvio e Paolo Berlusconi, rispettivamente a 1 anno e a 2 anni e 3 mesi di carcere, i giudici di Milano hanno stabilito un risarcimento di 80 mila euro a favore di Piero Fassino, che si era costituito parte civile nel processo. Paolo Berlusconi è stato invece assolto dai giudici per le accuse di ricettazione e millantato credito. Entro 90 giorni ci saranno le motivazioni del tribunale.

È morto martedì 5 marzo a 58 anni il presidente venezuelano Hugo Chavez, dopo che sono sopravvenute complicazioni nell’ennesima operazione per curare il cancro contro il quale combatteva dal 2011. Non è ancora chiaro quello che succederà a livello politico nel Paese. La Costituzione vuole che in questi casi, in un lasso di tempo di 30 giorni vengano convocate nuove elezioni, mentre il vicepresidente assume la presidenza pro tempore. Intanto è stato decretato il lutto nazionale per sette giorni.

In Messico il partito rivoluzionario istituzionale (Pri) ha approvato domenica 3 marzo l’eliminazione dei ‘blocchi’ Iva e gli investimenti privati in Pemex. Queste riforme fiscali ed energetiche sono state promosse in particolare dal presidente Enrique Peña Nieto.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato una nuova legge contro la violenza sulle donne che, nella nuova versione, estende la tutela anche a gay, lesbiche, transessuali, immigrati e nativi americani. Originariamente approvato nel 1994, il provvedimento era scaduto nel 2011. La legge stanzia circa 659 milioni di dollari di fondi federali all’anno per 5 anni, per finanziare programmi che forniscano case transitorie, assistenza legale e numeri verdi per le vittime di violenza, oltre che programmi mirati a prevenire la violenza domestica e sessuale.

In seguito all’estensione, in sede Onu, delle sanzioni nei confronti della Corea del Nord dopo gli ultimi test nucleari e missilistici, il regime di Pyongyang reagisce duramente abrogando “tutti gli accordi di non aggressione con la Corea del Sud”. Il principale di questi accordi è stato sottoscritto nel 1991 e impegna le due Coree a risolvere con mezzi pacifici le loro controversie.

Mercoledì 6 marzo un gruppo di 21 cittadini filippini, osservatori delle Nazioni Unite, è stato rapito da alcuni ribelli siriani. Stavano lavorando nella zona delle alture del Golan per verificare il rispetto del cessate il fuoco in vigore tra Siria e Israele. Il governo delle Filippine ha richiesto l’immediato rilascio dei propri concittadini, iniziando le trattative per la loro liberazione.

Le elezioni legislative previste in Egitto per il 22 aprile sono state rimandate. Il Tribunale amministrativo ha infatti dichiarato che la legge elettorale deve prima essere rivista dalla Corte costituzionale. L’opposizione aveva peraltro già minacciato di boicottare il voto perché affermava che tale legge elettorale avrebbe favorito il partito islamista al potere.

I risultati preliminari delle elezioni presidenziali in Kenya sembrerebbero mostrare un vantaggio di Uhuru Kenyatta rispetto allo sfidante Raila Odinga. Tuttavia lo scrutinio dei voti sta procedendo molto lentamente, prima a causa del malfunzionamento del sistema elettronico di trasmissione dei voti (che ha costretto a un conteggio manuale dei voti), poi in seguito alle dichiarazioni di Odinga, che afferma che le elezioni siano state truccate. 

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus