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Il denaro sporco della Hsbc

Un'inchiesta fa luce su come il colosso bancario di Hong Kong e Shanghai abbia contribuito al riciclaggio di denaro sporco tra Usa e Messico

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Agli impiegati della filiale dell’Hsbc messicana, Hbmx, non interessa chi siano i due individui che chiedono di acquistare un blocco di assegni di viaggio per 10 mila dollari. Nel 2011 è la 14esima volta in un arco di tre mesi. Stessa banca, stesso sportello, stessa richiesta. E per la 14esima volta l’Hbmx emette gli assegni. I due individui appongono la solita firma illegibile e vanno via con un corrispondente di 140 mila dollari in tasca.

La banca non vuole sapere se ha servito suoi vecchi clienti o se è stata complice di riciclaggio di denaro sporco: l’importante è che chi chiede l’emissione degli assegni di viaggio paghi la tassa prevista. A piccoli gruppi, gli assegni sono poi incassati o depositati presso altre filiali. Molti non hanno nemmeno un timbro che indichi esattamente dove siano stati negoziati. Dal 2009 al 2011, l’Hbmx ha venduto agli stessi due individui assegni da viaggio per un totale di 1,9 milioni di dollari.

Vicende come questa sono illustrate nei rapporti dell’Office of the Comptroller of the Currency (Occ) insieme ad altre istituzioni finanziarie americane, riguardanti fatti avvenuti dal 2007 al 2012. Ma è da quando è stata acquisita nel 2002 dall’Hsbc Group, che l’Hbmx conduce attività ad alto rischio. Nel 2004 John Root, funzionario dell’Hsbc Group Compliance, scriveva al capo dell’Hbmx Compliance Ramon Garcia: “Ho rilevato che tra luglio e settembre del 2004, l’Hbmx ha venduto oltre 110 milioni di assegni da viaggio, una quantità che surclassa quella dell’Hsbc qui in Europa, e che è più elevata di diversi ordini di grandezza di ogni altro ente non britannico, incluso Hong Kong e Stati Uniti”. L’anomalia è presto spiegata: gli assegni sono stati usati da terroristi, trafficanti di droga e criminali di altro genere per riciclare denaro.

In Messico i clienti ad alto rischio sono accettati e serviti come tutti gli altri. L’Hbmx apre conti che corrispondono a quelli dell’affiliata Hsbc negli Usa, l’Hbus, e li utilizza per convertire in dollari bonifici elettronici, liquidare assegni di viaggio statunitensi e depositare enormi quantità di denaro contante. La banca messicana ha aperto conti corrispondenti a quelli dell’Hbus anche per le case di cambio messicane e per le aziende americane di servizi monetari, come la Casa de Cambio Puebla e la Sigue Corporation.

Si tratta di clienti sospetti perchè i criminali se ne possono servire facilmente per “ripulire” fondi illeciti. La Casa de Cambio Puebla, ad esempio, è stata incriminata nel 2008 dagli Stati Uniti con l’accusa di traffico di droga e riciclaggio di denaro proveniente da vendite illegali. E secondo le perizie del 2005 di alcune autorità statunitensi, tra cui il Dipartimento di Giustizia e del Tesoro, “alcune case di cambio esistono con l’obiettivo primario di facilitare le attività di riciclaggio. Spostano il denaro per conto di numerosi clienti in una transazione di massa condotta con il nome della casa di cambio, così da nascondere l’identità dei veri mittenti”.

L’assenza di controlli nelle banche Hsbc del Messico rende molto più facile la vita alle organizzazioni criminali e di narcotraffico, come il Cartello di Sinaloa messicano e quello del Norte del Valle colombiano. La Sottocommissione Permanente sulle Investigazioni del Senato statunitense lo spiega in questi termini: “Siccome negli Stati Uniti, a causa dei severi controlli anti-riciclaggio, i trafficanti di droga avrebbero avuto problemi a trovare un istituto di credito disposto ad accettare grandi quantità di denaro contante, molti trasportavano le loro somme in Messico, depositandole presso le sue istituzioni finanziarie. I trafficanti di droga potevano conservare i loro depositi in dollari attraverso il conto corrispondente a quello delle istituzioni finanziarie messicane nelle banche americane, oppure convertirli in pesos”.

Secondo il Dipartimento di Stato americano, “il Messico è uno dei più grandi Paesi produttori e di transito di droga”. Rappresenta inoltre “uno dei maggiori canali per i ricavi delle vendite di droghe illegali che lasciano gli Stati Uniti”. Il confine sud-ovest che separa i due Paesi è il varco che permette al denaro connesso ai narcotici di entrare in Messico, ripercorrendo al contrario la stessa rotta con la quale le droghe raggiungono gli Stati Uniti. Il denaro viene nascosto in automobili, veicoli commerciali, pacchi espresso, bagagli, navi e aeroplani privati. Una volta giunto in Messico può rimanere lì, fluire verso altri Paesi sudamericani o tornare indietro negli Stati Uniti trasportato da corrieri di contanti o macchine blindate per poi essere depositato nel corrispondente conto dell’Hbus. Tutto grazie alla complicità delle istituzioni finanziarie messicane.

La denuncia delle attività illecite della banca Hsbc in Messico è stata fatta da Lanny A. Breuer, viceprocuratore generale della Sezione Penale del Dipartimento di Giustizia, Loretta Lynch, procuratore del Distretto Orientale di New York, e John Morton, direttore di un’agenzia del Dipartimento della Sicurezza Interna (Ice) insieme ad altri partners legali. “Il record di disfunzionamento che ha predominato nell’Hsbc per diversi anni è incredibile”, ha sostenuto il procuratore Lynch. “Il fallimento evidente nell’applicazione di corrette misure anti-riciclaggio ha facilitato il riciclaggio di almeno 881 milioni di dollari dei ricavi della droga, tramite il sistema finanziario statunitense”. In seguito alla denuncia, il Senato americano ha aperto un’inchiesta che si è conclusa con un rapporto della Sottocommissione Permanente sulle Investigazioni, pubblicato nel luglio 2012.

Nel rapporto è evidenziato che l’Hbmx ha operato per anni senza esercitare i controlli previsti dalle norme americane di anti-riciclaggio. Con 1.100 filiali e oltre 8 milioni di clienti, l’Hbmx è il più grande conglomerato finanziario del Messico. A controllare le sue operazioni sono la Comision Nacional Bancaria y de Valores e la Banca Centrale Messicana, ma anche il Ministero delle Finanze e il Dipartimento del Tesoro. Il governo messicano è da tempo impegnato nel combattere le organizzazioni di narcotraffico. Leigh H. Winchell, videdirettore dell’Ice, ha testimoniato che la sua agenzia continua a lavorare con il governo per identificare le tendenze emergenti del riciclaggio di denaro.

Dal momento dell’acquisizione nel 2002, tre dirigenti sono stati a capo dell’Hbmx: Alexander Flockhart, Paul Thurston e Luis Pena Kegel. Pur essendo al corrente delle gravi irregolarità della banca, hanno sempre omesso di informarne l’affiliata statunitense, che è così stata coinvolta nelle attività illecite. “L’Hbus” – recita il rapporto senatoriale – “è rimasta largamente inconsapevole dell’estensione delle deficienze dell’Hbmx nell’applicazione delle norme anti-riciclaggio, nonostante trattasse con l’Hbmx tramite servizi corrispondenti e le desse libero accesso al sistema finanziario statunitense”. Fino al 2009, anno in cui ha ridotto bruscamente i suoi servizi in dollari, l’Hbmx ha inviato all’Hbus più moneta di qualsiasi altra banca messicana o affiliata Hsbc. Il picco è stato raggiunto nel 2008 con il trasferimento di 4 miliardi di dollari.

Il rapporto della Sottocommissione sulle Investigazioni ha avuto grande eco nei media statunitensi. L’Hsbc è il più grande colosso bancario europeo con sede a Londra e 7.200 filiali sparse in 80 Paesi del mondo. Nel solo 2011 ha registrato profitti per 22 miliardi di dollari, ma il valore complessivo dei suoi asset raggiunge la cifra di 2.500 miliardi circa. L’Hsbc Group sapeva che la sua affiliata messicana serviva clienti e vendeva prodotti ad alto rischio. Era anche a conoscenza che “l’Hbmx era collegata strettamente con l’Hbus e che fondi sospetti si muovevano attraverso i suoi conti, ma evitò di informare l’Hbus dei suoi problemi riguardanti i controlli affinchè potesse considerarla come una banca con conti ad alto rischio”.

Lo stesso Office of the Comptroller of the Currency, primo regolatore dell’Hbus, è coinvolto nell’opera di occultamento delle irregolarità. Sebbene ne fosse perfettamente a conoscenza, si è dimostrato “riluttante nel realizzare tempestivamente azioni di rafforzamento per costringere l’Hbus a migliorare i suoi controlli di anti-riciclaggio”.

“Pensavo di sapere tutto, ma l’Hsbc era la peggiore situazione che avessi mai visto”, ha detto un esaminatore dell’Occ di fronte alla Sottocommissione statunitense. Tra il 2006 e il 2010, circa 900 miliardi di dollari derivanti da attività illecite sono stati riciclati con il contributo dell’Hsbc. Secondo le stime del Dipartimento di Stato americano, ogni anno le organizzazioni del traffico di droga hanno inviato tra i 19 e i 39 miliardi di dollari dagli Stati Uniti al Messico. Ma nel permettere a una delle sue affiliate oltre oceano di operare evitando le norme anti-riciclaggio, l’Hsbc si è macchiata della violazione di tre leggi federali: il Bank Secrecy Act del 1970, l’International Emergency Economic Powers Act e il Trading with the Enemy Act. Ebbene, nessun processo giudiziario verrà intentato nei confronti dei suoi più alti dirigenti.

L’accordo tra il Dipartimento di Giustizia americano e la banca Hsbc suggerisce che la ‘casta dei capitalisti finanziari’ non debba praticamente mai temere la giustizia. L’accusa crolla se paghi una multa. Quella inflitta al colosso britannico è di 1,92 miliardi di dollari.  Si tratta della sanzione più alta mai imposta alle banche per infrazioni di questo tipo, ma è comunque una somma esigua per un gigante come l’Hsbc. Anche perchè a pagarla non saranno davvero i dirigenti della banca responsabili delle attività illecite, ma gli azionisti, inclusi gli investitori locali.

La giustificazione del Dipartimento di Giustizia americano per il mancato rinvio a giudizio dei vertici Hsbc è stata la seguente: “L’azione penale potrebbe mettere in pericolo una delle più grandi banche del mondo, arrivando a destabilizzare il sistema finanziario globale”. Per la comunità internazionale, che ancora non ha adattato il suo diritto al regime della globalizzazione, una dichiarazione del genere rappresenta l’istituzione di un nuovo controverso principio: oltre alle “banche troppo grandi per fallire”, ci sono anche i “banchieri troppo importanti per essere sanzionati”.