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I matrimoni delle donne pashtun
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I matrimoni delle donne pashtun

Le donne pashtun che sposano un uomo esterno alla comunità vengono sottoposte a durissimi pregiudizi

22 Feb. 2013

Inizialmente questo articolo era intitolato “Matrimoni Misti, Donne Pashtun e Patriarcato” ed è uscito per la prima volta con sul sito Pashtun Women Viewpoint. É stato ripubblicato su Safe World For Women, e sono grata a entrambi i siti per dare spazio ai miei articoli. L’intera discussione sui matrimoni misti delle donne Pashtun può essere trovata nella serie di articoli che ho scritto sul mio blog

Essendo la maggior parte delle culture di tipo patriarcale, l’usanza è che l’identità venga tramandata da padre in figlio, e non attraverso la madre. L’identità della madre è così trascurata, mentre quella del padre risulta in primo piano. È inutile dire che questa corrente di pensiero è in contrasto con la biologia, dal momento che il bambino prende la sua identità per metà dal padre e metà dalla madre; la visione patriarcale affonda le sue radici in un’attitudine discriminatoria nei confronti delle donne, una sorta di disprezzo. Alcune società si aspettano anche che le donne abbandonino la loro identità per quella del marito, prendendo il suo cognome. Al contrario di quello che si potrebbe pensare il nome è un potente segno identitario, e il processo con cui viene cambiato è dunque fortemente simbolico, altrimenti perché viene ritenuto necessario?

Storicamente molte culture hanno sempre ritenuto le donne incapaci di prendere decisioni, e sono state così sottoposte alla supervisione di altre persone, gli uomini. Anche se non c’è nulla di ‘naturale’ nel pensare che le donne debbano dipendere da qualcuno, la società ha tramandato questa convinzione che le donne sono deboli ‘per natura’ e devono essere protette. Una conseguenza della loro ‘debolezza’ è quella che molte società continuano a insegnarci, ovvero che possono essere facili prede del ‘mondo esterno’ e di ‘estranei’, coloro che vengono al di fuori della loro società. Gli estranei sono spesso persone di sesso maschile. Come tali, alle donne non dovrebbe essere permesso di sposare questi ‘estranei’. Bisogna proteggerle.

Ma se non tutti sono ostili, può una donna sposarsi con l’estraneo che non si rivela ostile? L’idea qui cambia: se lei sposa una persona esterna, anche i suoi bambini saranno considerati come tali, perché l’identità dei bambini sarà la stessa del padre, quindi non è una cosa buona. In parole povere nelle società patriarcali l’identità delle donne – madri – non ha nessun valore, nonostante il loro ruolo fondamentale nella crescita di un bambino.

Sfortunatamente la cultura pashtun non è esente da questo tipo di pensiero, e ancora oggi questa ingiustizia è all’ordine del giorno. Con il numero di matrimoni misti (tra una donna pahstun e un esterno) che cresce, soprattutto tra i pashtun dell’ovest e altre piccole comunità, sempre più donne vengono derise da chi crede nella superiorità della razza pashtun, un’invisibile supremazia data solamente dai matrimoni endogamici (interni alla comunità) e resa nulla, vana, da quelli esogamici (esterni). Lo scherno non è dovuto al solo fatto che i i bambini delle donne pashtun non lo saranno a loro volta: è perché le donne hanno avuto il coraggio di superare i confini entro i quali dovrebbero invece stare. Prendono una decisione che contravviene a quella che la società ha imposto.

Il disprezzo per le donne che celebrano matrimoni misti è fortissimo nelle comunità pashtun, dove vengono incessantemente condannate per la loro scelta. L’idea è chiara, una donna non può permettersi di sposare qualcuno esterno alla comunità: non importano le sue preferenze, aspettative standard. La sua scelta è un affronto a ogni uomo pashtun, che sarebbe perfetto per lei. Le donne non sono inoltre in possesso di nessun potere sulle loro vite, soprattutto nel momento del matrimonio: scegliendo di non sposare un pashtun sono tacciate come traditrici della razza e accusate di odiare tutta la comunità.

Quindi perché dovrebbe una donna pashtun, in particolare una che ama la sua cultura, la sua identità e lavora per la causa, sposare qualcuno di esterno? Ci sono molte risposte, ma quella che ha più senso è la mancanza compatibilità con i partner interni alla comunità. Dalle mie osservazioni e dalle mie conversazioni con le donne che hanno sposato un ‘esterno’, ho imparato che hanno preso la decisione soprattutto per i loro trascorsi con gli uomini pashtun: mentre tutti sono padri e fratelli esemplari, non sempre sono dei buoni mariti. Queste donne non credono che un uomo non pashtun sarà per forza un buon marito, d’altro canto la cultura patriarcale che regna tra la comunità pashtun è condivisa in molte altre società, soprattutto nel sud dell’Asia.

È anche vero che alcuni pashtun che negano il matrimonio misto per le donne di conseguenza lo negano anche per gli uomini. Bisogna dire però che la situazione non è uguale per i due sessi: nessuno condannerà o metterà in dubbio l’identità dell’uomo o dei suoi bambini, al contrario di quello che accade alle donne e ai loro figli.

Non appena le donne pashtun raggiungono l’età del matrimonio, alcune, se non molte, potrebbero optare per sposare un uomo non pashtun; la loro decisione non è infondata, ma dovuta alle loro esperienze, osservazioni e aspettative. Per la donna pashtun ‘media’ la prima scelta non è un uomo esterno alla comunità, ma potrebbe esserlo per molte. Essere limitate a un uomo della stessa etnia – e per quello che riguarda la comunità pashtun preferibilmente stesso distretto, città e villaggio – non è più l’opzione migliore. C’è una cultura in cui siamo nati e cresciuti e una personale. Quando arriva il matrimonio la scelta migliore è unirsi a qualcuno che condivide la nostra stessa cultura interiore, che è la più importante nelle nostre esistenze.

Dal blog di Orbala per The Post Internazionale
Traduzione di Samuele Maffizzoli

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