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Quando i mullah violentano i bambini

In Pakistan sta lentamente venendo alla luce lo scandalo dei bambini violentati e abusati dai loro insegnanti e guide religiose

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Quando i Mullah molestano i bambini: perché il silenzio?

È risaputo a livello mondiale che le vittime di abusi sessuali sono sempre i membri più vulnerabili della società, come i rifugiati, i migranti, i bambini (senza differenza di sesso), le persone disabili, le donne e le minoranze, per esempio gli ermafroditi. Il violentatore può essere chiunque, maschio o femmina, anche se più comunemente è un uomo, e può appartenere a qualsiasi religione-etnia.

La cosa che accomuna i violentatori è che hanno un facile accesso alle loro vittime, e godono sempre di una posizione di autorità-potere che li porta ad avere un rapporto di fiducia con i loro bersagli. Così i maestri, gli allenatori, i membri adulti delle famiglie, i vicini di casa e i mullah, i qari o gli imam (leader religiosi e maestri del Corano) hanno libero accesso ai bambini, e molti di loro abusano della fiducia che i genitori gli danno come supervisori, molestando i figli che dovrebbero invece solo istruire e controllare.

Questo non vuol dire che tutti i maestri, allenatori e mullah siano violentatori, ma la realtà è che molti di essi lo sono. Quello che è peggio è che la nostra società ci insegna a fidarci ciecamente di queste persone, per la posizione e il ruolo che ricoprono all’interno della comunità. Prima ho evidenziato il problema dei bambini molestati dai mullah, dai qari e dagli altri maestri religiosi in genere, che dovrebbero insegnare ai nostri figli il Corano e invece ne abusano. Recentemente ho anche discusso sul mio blog di come il mio maestro di Corano abusasse delle bambine della classe quando ero piccolo. Come questo non fosse abbastanza, quando condivido la mia esperienza con altri pakistani molti mi dicono: “Ma sai, molti pakistani, uomini o donne, sono stati molestati almeno una volta nella vita da un mullah”.

Questa infatti è una storia comune in molte famiglie, e il silenzio assordante che circonda queste vicende non si romperà mai finché trattiamo questi episodi come qualcosa di normale, o diciamo che gli uomini di fede non commetterebbero mai queste cose. È tempo di iniziare a parlarne e fare attenzione ai nostri bambini quando ci dicono che non vogliono andare alla madrassa (la scuola religiosa) o alla moschea, e smettere di credere ciecamente solo ai nostri maestri di Corano.

Violenza sessuale contro i bambini

Come dice l’Associazione Americana Psicologici (Apa): Non c’è una definizione universale per gli abusi sessuali su minori. Ma detto questo, una caratteristica comune di ogni violenza è la posizione dominante dell’adulto, che gli permette di forzare un bambino ad avere un’attività sessuale. La maggior parte delle volte l’abuso comprende masturbazione, sesso orale, anale e rapporti completi. Inoltre bisogna dire che l’abuso non è circoscritto alla violenza fisica; alcuni casi includono episodi di violenza psicologica, voyeurismo e pornografia infantile. Ci sono anche casi di violenza sessuale tra ragazzi coetanei.

Inoltre, secondo uno studio che cita un’attivista del Child Rights and Abuse Committee del Peshwar: “In Pakistan il termine abuso su minore manca di chiarezza. Abbiamo chiesto una definizione sul termine al dottor Khan, che ha risposto che ci sono varie forme di violenza fisica, come baciare, toccare, masturbare, esibizionismo e voyeurismo, e alcune più gravi, come sesso orale, stupro e sodomizzazione. Ma la maggior parte dei pakistani tende ad associare l’abuso solo agli atti che includono la penetrazione”.

Questo è molto importante per definire in maniera precisa il termine abuso sessuale: toccare in maniera inappropriata un bambino, mostrargli una parte intima e flirtare con lui, sono forme anch’esse forme di molestie. Ma alcune di queste sono etichettate come ‘cose di tutti giorni’, e questo è grave, in quanto vengono sminuite e non riconosciute da tutti come crimini. E questo è già di per sé un crimine. Non ci sono molte ricerche sull’impatto degli abusi sessuali sui bambini pakistani (come in altre società), forse perché parlare di un affare ‘privato’ pubblicamente crea imbarazzo.

Ma da ricerche condotte in altre parti del mondo, siamo a conoscenza della ‘natura ciclica’ degli abusi sessuali. Sappiamo, per esempio, che i bambini sessualmente abusati sono più a rischio di diventare violentatori a loro volta. Sappiamo anche che le ragazze che hanno subito abusi sono più propense ad accettare abusi e violenze da parte dei mariti e altri uomini. I bambini vittime di abusi sono anche più a rischio di traumi mentali, inclusa la depressione: questo è maggiormente probabile nei casi dove le vittime non ricevono supporto o non sono in grado di fermare quello che gli succede. Per altre informazioni sugli abusi su minori, come riconoscere una vittima, quali sono le conseguenze degli abusi, come sono e come possono incidere sul loro futuro cliccate qui o qui.

Quando i mullah molestano i bambini

È difficile immaginare che un mullah o un’altra figura religiosa possa fare qualcosa che possa disturbare un bambino, o tenere un comportamento inappropriato che va contro i principi islamici. Questo perché crediamo che siano persone timorate di Dio, che vivono e lavorano sempre nella casa del Signore e si dovrebbero quindi comportare di conseguenza. Ci insegnano il messaggio di Dio, ed è impossibile immaginare che tocchino la parola divina (il Corano) con le stesse mani con cui molestano un bambino. È per questo motivo che quando un bambino parla e dice a qualcuno di essere stato abusato da un mullah nessuno ci crede.

Quando in agosto la discussione sugli abusi minorili è diventato un argomento molto discusso su Twitter (e qui), la maggior parte dei partecipanti ha condiviso la sua opinione e altre storie sugli abusi da parte dei mullah delle loro moschee. Qualcuno era scettico su questi argomenti, e chiedeva perché fosse sottolineata la professione di chi abusava. Qualcun altro chiedeva “E gli ingegneri? Non possono essere pedofili?”. Mentre certamente chiunque è capace di commettere un crimine sessuale, mettiamo in evidenza il ruolo di stupratori dei mullah e delle altre autorità religiose in quanto hanno un ruolo importante nelle vite dei bambini e nelle nostre. Una madre non manderebbe suo figlio da un ingegnere, loro non hanno un ruolo significativo nella vita personale, religiosa ed educativa, a meno che non siano parenti stretti.

Quello che è peggio è che quando mettiamo in dubbio il comportamento di molti, se non la maggior parte, dei mullah e degli insegnanti di religione islamica, siamo tacciati come kafir (infedeli) o spie straniere: il fatto che sottolineiamo che i violentatori sono gli ‘insegnanti del Corano’ è un’offesa per coloro che negano che i qari e i mullah possano commettere queste atrocità. Queste persone associano i qari con l’Islam, e secondo loro parlare male dei mullah è come parlare male della religione.

La loro logica non potrebbe essere più assurda. Mettere a tacere questo problema per le persone che credono che parlarne male sia come danneggiare l’Islam non ha senso: dobbiamo ricordarci che una religione non ha bisogno di essere difesa. Le persone insicure ne hanno bisogno; questo non è un problema dell’Islam, e nemmeno dei musulmani, questa è una questione personale.

È interessante che alcune persone che difendono incondizionatamente i mullah, i qari e le altre figure religiose musmulmane sono le prime che puntano il dito contro i prelati e i preti cattolici che commettono gli stessi crimini. Come non associano i pedofili musulmani all’Islam, così dovrebbero non associare quelli cristiani al Cristianesimo. Le molestie e gli abusi in genere non hanno religione, chiunque è capace di commetterli, come chiunque può subirli.

Così non riusciamo ad affrontare il problema a causa delle reazioni di alcune persone, forse le stesse persone che hanno subito gli abusi o che conoscono le vittime. La questione può essere discussa ampiamente dai media da vari punti di vista, ma anche se qualche canzone raffigura questi abusi (come la poesia Pashto scritta da Ghani Khan e la canzone Niqab di Yasir e Jawas) il messaggio è ancora fraintendibile e non tutti lo percepiscono come quello che veramente è: la violenza sessuale sui bambini, in questo caso commessa da un mullah. C’è qualcosa di più concreto che i media possono fare per evidenziare il problema e proporre possibili soluzioni?

Perché il silenzio?

Nessuno parla di questo perché nella nostra cultura tutto quello che concerne il corpo umano e la sessualità è considerato vergognoso, così come chiunque ne parli. Questo è terribile, perché l’intenzione degli avvocati che si occupano dei crimini sessuali è quella di non creare una situazione che possa offendere la nostra cultura. L’intenzione è di evidenziare che il problema esiste, e che negare che chiunque possa essere vittima di abusi sessuali ha prodotto il risultato che persino nel 2012 ci rifiutiamo di affrontarlo a causa delle nostre sensibilità culturali. Potrà anche essere tabù parlare di ‘sesso’ nella nostra società, ma parlare di abuso non è come parlare di sesso; un abuso è una violenza! Gli abusi avvengono quando il contatto fisico è questione di potere o controllo da parte di chi li commette; il sesso invece dovrebbe essere un rapporto tra adulti consenzienti che danno e ricevono piacere.

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Perché il nostro silenzio e la nostra negazione del problema? Chi stiamo cercando di proteggere? Forse per il fatto che non è ancora stato reso ufficiale che gli imam, i qari e i mullah molestano, e a volte violentano, bambini. Se è così, quante vittime ci dovranno essere, quanti altri bambini dovranno essere violentati, quanti altri mullah dovranno commettere questi crimini prima che venga riconosciuto ufficialmente? Come hanno fatto secondo voi i cattolici a far emergere il problema dei preti pedofili? Le persone ne hanno parlato, e le vittime si sono fatte avanti, e quando una persona lo fa, anche gli altri sono incoraggiati a farlo.

Proteggere i bambini

Abusare di qualsiasi persona, a prescindere dall’età, è un crimine crudele, ma l’abuso di un bambino è forse il crimine peggiore, ed è anche un fallimento per la nostra società. Un’alta percentuale di stupri, più dell’80 per cento, è commessa da persone che i bambini conoscono e di cui si fidano, e questo è un altro indice del fallimento. Che siano rifugiati o meno, tutti i bambini necessitano di protezione contro tutte le forme di abusi; fino a che un bambino non è sicuro, viviamo tutti nell’insicurezza.

Molti di noi hanno l’impressione che i nostri bambini siano al sicuro, e che non abbiamo nulla di cui preoccuparci. Questo pensiero è dannoso perché dobbiamo combattere uniti contro i violentatori, anche se sono i nostri mullah, i nostri insegnanti, i nostro migliori amici, i nostri parenti, o passanti alla fermata dell’autobus. È nostro dovere morale proteggere tutti i bambini, anche se sono stati ricompensati per le loro prestazioni sessuali, e se non ci riusciamo è un grave fallimento per l’intera società, che invece in altri campi è severamente moralista. I nostri bambini sono il futuro, per fargli ereditare il mondo, per dare alla prossima generazione un futuro, dobbiamo assicurare la loro integrità. La sicurezza non è solo fisica, ma anche mentale, e un bambino non può sentirsi sicuro se ha subito un qualsiasi tipo di trauma. Questo include traumi mentali, che sono più potenti di quelli fisici, nonché conseguenze frequenti degli abusi sessuali.

Dal blog di Orbala per The Post Internazionale
Traduzione di Samuele Maffizzoli