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Facebook in Afghanistan

Le campagne per i diritti delle donne sono comunemente schernite sui social network. Specchio di una società profondamente misogena. Ecco perché

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Facebook in Afghanistan

Facebook è una delle nuove strade dell’attivismo in Afghanistan. Gruppi di ragazzi hanno aperto pagine che hanno centinaia, se non migliaia, di follower; inoltre sono stati creati eventi per incoraggiare i giovani a partecipare ai concerti, alle proiezioni dei film, alle collette alimentari e così via. Anche se la maggior parte di loro non ha accesso a Internet o non può utilizzare Facebook, le donne afgane vantano una presenza notevole sul social network più famoso al mondo. Qui i manifesti, gli articoli e le notizie a favore dei diritti delle donne si diffondono in maniera contagiosa, portandoci a pensare, in maniera errata, che sia molto improbabile che gli utenti afgani non portino rispetto alle donne, che le molestino o che utilizzino un linguaggio misogino. Tuttavia un’occhiata più approfondita mostrerà che essere istruiti o possedere un account Facebook non necessariamente rende gli uomini più aperti o meno sessisti.

I commenti misogini più estremi si trovano sulle fan page delle cantanti, delle attrici e dei politici donna. I sentimenti di odio, le minacce, i commenti su quale sarebbe il posto ‘giusto’ per loro, le infamie e gli appellativi vergognosi espressi da molti afgani, di entrambi i sessi, sono simili a quelli di quei leader talebani che prendono di mira in particolare la presenza delle donne in politica, nei mezzi di informazione, nella musica e nell’industria cinematografica. Ciò che forse è più scioccante è che molti di coloro che commentano in effetti sembrano credere che le donne che lavorano nella musica e nel cinema siano delle prostitute. Giovani uomini scrivono i loro numeri di telefono e i loro indirizzi email, suggerendo di essere interessati a ‘passare la notte’ con le professioniste, chiedendo le tariffe a notte, e domandando se si prostituiscono in Afghanistan o meno. Il fatto che si considerino buoni musulmani e pubblichino sulle loro pagine Facebook immagini che promuovono l’Islam mette in evidenza le profonde contraddizioni che esistono nella società afgana. Sono le stesse che si trovano al di fuori dei social network. Un ragazzo che sta camminando o sta guidando verso la moschea potrebbe molestare una ragazza che sta andando all’università o le potrebbe chiedere di andare con lui, insinuando che è una prostituta perché sta passeggiando lungo la strada.

Oltre alla diffamazione e alle molestie verso attrici e cantanti, un altro esempio rilevante di misoginia su Facebook è quello di accusare le vittime. A partire dal modo in cui le donne si vestono e si truccano fino alla loro camminata, vengono tutte criticate e accusate durante le discussioni che riguardano lo stupro, la violenza, basata sull’erroneo principio di superiorità maschile, e le molestie per strada. “Dobbiamo trovare le radici della violenza contro le donne. Per esempio se le donne continueranno a obbedire ai loro mariti come in passato, non dovranno affrontare nessun pericolo”; questo è il commento di uno studente di Kabul di 23 anni a un’immagine di un gruppo di donne che sta protestando contro gli abusi. Commentando la stessa foto un altro ragazzo ha scritto: “Avete bisogno di imparare a vestirvi come una donna afgana prima di protestare. Il vostro abbigliamento è più che sufficiente per spingere gli uomini a violentare e insultare le donne.”

Durante le discussioni riguardo alle molestie, la mancanza di sfoghi per la dolorosa frustrazione sessuale maschile è un’altra ‘motivazione’ molto comune che viene utilizzata per giustificarsi. Un poeta, istruito e colto, ha recentemente scritto una lunga nota sulla sua pagina Facebook riguardo al fatto che le donne che vengono molestate per strada dovrebbero capire che succede perché gli uomini hanno forti bisogni sessuali e non dovrebbero prendere la cosa ‘troppo seriamente’. Ovviamente è tipico della misoginia non fare domande riguardo alla frustrazione sessuale delle donne e se queste ultime non avrebbero ugualmente lo stesso diritto di assaltare i ragazzi e gli uomini per alleviare le loro sofferenze. Alla fine, le donne sono ancora una volta accusate di non soddisfare i ‘bisogni’ sessuali degli uomini e perciò ‘è dimostrato che sono meritevoli’ di essere pubblicamente molestate da estranei.

Oltre alla dilagante misoginia sempre più attiva su Facebook tra i giovani afgani, ci sono molti uomini e donne che hanno mobilitato i social media per promuovere l’uguaglianza tra i sessi e per combattere le discriminazioni sessuali. Spesso i ragazzi e le ragazze parlano in difesa dei diritti delle donne in un modo che al di fuori del mondo virtuale sarebbe per loro estremamente pericoloso. Questo ha portato a lunghi dibattiti tra i giovani in Afghanistan e alla creazione di uno spazio sicuro dove confrontarsi. Con più di 1.520.966 afgani che hanno accesso a Internet all’interno del Paese e grazie ai cellulari che hanno a disposizione il 3G in tutto il Paese, i social network e i blog hanno il potenziale per diventare una piattaforma per un dibattito aperto, per portare avanti un cambiamento che, fortunatamente, è già iniziato. Tuttavia, il fatto che molti ragazzi istruiti, che hanno accesso a Internet e che sanno l’inglese, utilizzino le stesse scuse misogine di coloro che sono analfabeti per giustificare lo stupro, le molestie, la violenza e gli abusi, è la testimonianza della lunga strada che gli attivisti per i diritti delle donne devono percorrere per combattere i problemi che quest’ultime sono costrette ad affrontare.

Dal blog di Noorjahan Akbar per The Post Internazionale
Traduzione di Federica Flisio