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Odissea rock con Chuck Klosterman

'Killing yourself to live', viaggio nel rock americano. E non solo

Immagine di copertina

Odissea rock con Chuck Klosterman

È da tempo immemorabile che gli amici mi chiedono un aggiornamento della foto su facebook, ma non posso accontentarli. Quella foto scattata al Park West di Chicago in mezzo a Federico Aubele e la sua cantante Natalia Clavier ha un che di magico. Mi ricorda un anno vissuto a Chicago alla Lester Bangs, divorando concerti: Moby nello scantinato dello Smart Bar, il party dei Justice a Sonotheque, i Band of Horses ancora sconosciuti al Metro, Citizen Cope al Vic, Sasha and Digweed alla House of Blues.

Un palmarès di tutto rispetto, che sfigura però davanti a un music freak come Chuck Klosterman, ex reporter di Spin, di cui Meridiano Zero ha appena tradotto ‘Fargo Rock City’, il diario della sua ossessione giovanile per l’heavy metal, in particolare i Kiss e i Motley Crue.

Klosterman è un nerd cresciuto a pane e musica nel North Dakota, il cui miglior libro è in realtà ‘Killing yourself to live’, un’odissea on the road alla ricerca dei luoghi in cui si sono spente le grandi icone della musica americana (da Sid Vicious a Kurt Cobain passando per i Lynyrd Skynyrd).

La tesi di fondo del libro è che la morte crea o accresce il culto di una rock star: “Presley’s career was collapsing when he died in 1977, so dying ended that slide and kept his legacy from becoming a sad joke. Meanwhile, Buckley’s death is precisely what made him into a star: he was a well regarded but relatively unfamous avant garde rock musician until he drowned on May 29, 1997. Almost immediately he became a messianic figure”.

‘Killing yourself to live’ non è solo un viaggio nel rock americano, è anche un divertente manifesto reazionario in cui l’autore racconta il suo odio per Los Angeles (“The first time I landed in LAX I went to the rental car agency and the only vehicles available were Ford Aerostars and Mustang convertibles. This is because everyone who flies into Los Angeles is either going to Disneyland or meeting with Colin Farrell at Sky Bar”), per l’infedeltà (“Don’t ever cheat on someone. I’m serious. It’s not worth it. No matter which person you’re with, you’ll always be thinking of the other one. You will never be in the romantic present tense. Your mind will solely exist in the past and in the future”), per la cocaina (“Cocaine culture contains the worst of everything: the worst conversations, the worst friendships, and the worst kind of unspeakable joy”).

Se i primi due libri non vi bastano, tuffatevi nel suo ‘A Decade of Curious People and Dangerous Ideas’, un compendio delle sue rock interviews più riuscite.

La più bella rimane quella a Robert Plant dei Led Zeppelin: “How often do you talk to Jimmy Page for non business purposes ?” “We are going to a tennis match on Tuesday” “Really ? Who’s playing ?””Fuck if I know. I just made that up”.