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Libertango

Astor Piazzolla è il musicista argentino che ha demolito i canoni classici del tango. Rendendolo una musica che può essere ascoltata, non solo ballata

Immagine di copertina

Libertango omaggio ad Astor Piazzolla

Una settimana fa ho conosciuto a pranzo da amici Gigi Rizzi, il playboy che soffiò Brigitte Bardot a Gunter Sachs in quella mitica estate del 1968 a Saint Tropez. Non abbiamo evocato il suo passato mondano, piuttosto mi ha raccontato dei suoi 30 anni vissuti in Argentina. Parlando di tango si è acceso: “Ricordati, il tango di Piazzolla non è il tango amato dagli argentini”.

Coincidenza vuole che sia appena uscita una biografia su Astor Piazzolla a cura di Diego Fischerman e Abel Gilbert (‘Piazzolla el mal entendido. Un estudio cultural’, tradotto dall’editore romano Minimum Fax). Un vecchio detto recita che in Argentina tutto si può cambiare, meno che il tango.

È stata quindi rivoluzionaria l’opera di demolizione di Astor Piazzolla che lo ha voluto innovare, inserendo elementi di jazz e di musica classica, affiancando al suo amato bandoneón la chitarra elettrica, la batteria, il basso elettrico: “Occorreva riscattare il tango dalla monotonia che lo avvolgeva, armonica quanto melodica, ritmica ed estetica. Il fatto di dotarlo di una gerarchia musicale e di far risaltare in modo diverso gli strumenti è stato un impulso irrefrenabile. Insomma, far sì che il tango entusiasmasse anziché stufare l’esecutore e l’ascoltatore, senza smettere di essere tango. E che fosse, più che mai, musica”.

Piazzolla ha emancipato il tango da quell’immaginario fatto di lampione, borsalino, panama e sobborgo che un cosmopolita come lui, formatosi musicalmente a Parigi e New York, non poteva che rigettare. Il suo ‘nuevo tango‘, osteggiato in patria, trionfa nel Brasile degli anni Sessanta (tra i suoi primi ammiratori Gilberto Gil, Caetano Veloso e Chico Buarque) per poi dilagare nel resto del mondo.

Nel decennio successivo, durante una lunga parentesi in Italia, compone Libertango, ancora oggi tra i suoi pezzi più conosciuti, che nel ricordo dei cinephiles è associato a ‘Frantic’ di Roman Polanski e negli anni è stato rivisitato da Richard Galliano, Yo-Yo Ma e Al di Meola.

A chi gli chiedeva giuramenti di fede politica, Piazzolla rispondeva: “Yo no soy ni yankee, ni comunista. Soy bandoneonista”. La sua ragione di vita è stata creare un tango che potesse essere ascoltato, non solo ballato. Ha vinto la sua scommessa, visto che oggi non c’è cosa più dolce che sprofondare nel divano e lasciarsi cullare dalla versione Gotan Project di un suo successo: “Vuelvo al Sur, Come se vuelve siempre al amor, Vuelvo a vos, Con mi deseo con mi temor…”.