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Diario da Gaza

L'attivista e medico palestinese Mona El-Farra racconta i suoi giorni a Gaza. Percezioni e testimonianze reali da chi le vive in prima persona

Immagine di copertina

Diario da Gaza

Il diario giorno per giorno di Mona El-Farra. Ha scritto per Le Monde Diplomatique, The LA Times e The Guardian. È co-autrice del libro Inside Lebanon con Noam Chomsky.

Giorno 8 dall’assalto

Gaza, 21 novembre

Ore 13:30 – Diario d’amore e di guerra

Non so se fosse di mercoledì o di martedì. Non posso dimenticare i brividi della bella Sara Ameen tra le mie braccia la scorsa notte. Le esplosioni sono andate avanti a raffica, così forti e terrificanti. La bambina piangeva e ho dovuto calmarla. Anche mia figlia era molto nervosa.

Ho consigliato al papà e alla mamma di Sara di lasciare l’edificio per motivi medici. Quattro anni fa Ameen ha subito un intervento chirurgico a cuore aperto, subito dopo l’Operazione Piombo Fuso. Ho detto loro di lasciare l’edificio, così da poter stare più vicino a un centro medico nel caso in cui avesse bisogno di particolare assistenza. È molto pericoloso e difficile spostarsi. In questo momento molti pazienti hanno bisogno di aiuto nelle loro case perché non riescono a raggiungere gli ospedali o le strutture mediche. Migliaia di bambini sono terrorizzati e hanno bisogno di sentirsi al sicuro, ma i genitori non sono in grado di proteggerli. Noi genitori ci stiamo tutti sforzando, ma l’aggressione è così selvaggia e disumana che nessun luogo è più sicuro.

Leena, un ingegnere architetto e mia vicina di casa, mi ha suggerito di sfruttare al meglio i momenti di tranquillità e di andare in cucina e cucinare qualcosa con tutti gli ingredienti che ho nel mio armadio. Un modo per distrarre l’attenzione delle due ragazze, così da riuscire ad affrontare questi momenti difficili. Leena è una donna giovane e bella, lei mi dà grande supporto con il computer, facebook, ecc. e con la sua amicizia.

Quando posso, ricevo un sincero sostegno amichevole, umano e affettuoso da un amico egiziano che vive in Gambia. Ci siamo incontrati solo una volta, ma è un grande compagno. Cerca tutto il tempo di distrarre la mia attenzione dai rombi delle bombe che esplodono in cima alla mia testa. Un altro meraviglioso amico egiziano fa lo stesso. Ma per quanto mi riguarda, io mi sento male e demoralizzata. So quanto tutti sono preoccupati per me e per la popolazione di Gaza. Ricevo molti messaggi di incoraggiamento e di sostegno e telefonate da Gaza e dall’estero che mi calmano per un po’. Ma poi il bombardamento continua …

Ora andrò alla Mezzaluna Rossa per verificare le esigenze della squadra sanitaria. Sono stanca. Ho bisogno di ricaricare le mie forze. Ho dormito 10 ore in una settimana. Se il bombardamento si fermerà penso che dormirò per tre giorni consecutivi. E non so di quanto tempo avrò bisogno per guarire.Non so quanto tempo ci vorrà per guarire tutti noi che siamo stati sottoposti a questa follia e a questo orrore. Si tratta di un confronto impari, nel quale sofisticate armi americane e missili stanno continuamente cadendo sulla testa dei civili palestinesi in diversi campi profughi, città e paesi di tutta Gaza. Abbiamo bisogno di lavorare moltissimo per aiutare la nostra comunità a guarire.

Israele non avrà mai garantita la propria sicurezza occupando e opprimendo un’altra nazione. Noi non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene.

Un’altra notte senza dormire qui a Gaza

Ieri sera, ero eccitata per la notizia che ci sarebbe stato un cessate il fuoco. Stavo sognando ad occhi aperti una tranquilla notte di riposo e pianificando il lavoro da fare per aiutare i bambini e le donne a guarire da questa settimana di terrore.

Ma invece di un cessate il fuoco, siamo stati attaccati ancora e ancora. Alle 02:00 c’è stata una serie continua di esplosioni. Erano così forti. L’intero edificio tremava e io sono stata scaraventata sul pavimento. I droni israeliani e i caccia erano ancora nel cielo. E tra i boati ho potuto sentire le sirene delle ambulanze. Hanno bombardato vicino al mio palazzo, troppo. A soli 100 metri di distanza da me. E tutto quello che mi viene in mente sono i pazienti con problemi cardiaci che possono aver bisogno di sostegno e non hanno accesso all’ospedale.

Con la collaborazione della Società della Mezzaluna Rossa della Striscia di Gaza, ho messo insieme un team di crisi di 35 infermieri, psicologi, insegnanti e assistenti sociali che stanno supportando i genitori dei bambini traumatizzati e stanno visitando i pazienti a domicilio. A Gaza gli ospedali sono pieni di feriti e questa squadra di crisi sta operando per assicurare ai pazienti con asma, pressione alta, e altre malattie croniche le cure mediche di cui hanno bisogno. Ma so che questo non è sufficiente. Questa aggressione contro i civili è immorale. Deve fermarsi ora.

Giorno 7 dall’assalto

Gaza, 20 novembre

Gaza sotto i raid

Vorrei che tutto questo si fermasse perché non è bello vivere in tali circostanze. È brutto, è orribile. È orribile essere sottoposti a tutti questi attacchi. Non lo so, ho perso il conto di quanti siano stati i raid aerei finora, ma non meno di 1.500, a volte 200 raid in una sola notte, voglio dire, 200 raid.

Continuano i bombardamenti ogni minuto, diretti proprio alla mia zona – gli aerei ci sono e hanno colpito intorno a me, a volte a 100 metri dal mio palazzo. Questo accade proprio nella mia zona. Poi si può sentire quanto accade nelle altre aree, perché è molto rumoroso. Molto, molto rumoroso, perché quando un F-16 bombarda [produce] grandi esplosioni, scuote l’intero edificio. Alcune delle mie finestre sono andate distrutte. Come nelle altre famiglie.

Campagna regione lazio

Io lo descrivo in questo modo, è semplice, ma [quando inizia un raid] significa che devo fare in fretta e con mia figlia, che ora è adulta, andava a scuola dieci anni fa e adesso ha 20 anni, dobbiamo sbrigarci e andare o accanto al muro di cemento o sotto il tavolo per sentirci un po’ sicure. Poi [i bombardamenti] continuano, provo a dormire, per esempio, ma penso che è finita, e dopo cerco di dormire ancora una volta. Chiudo gli occhi qualche minuto e poi di nuovo, bombardamenti e bombardamenti dai raid aerei. Voglio dire, esplosioni provenienti dal cielo sopra di noi, che portano ovviamente distruzione, perché dopo ogni raid aereo posso vedere il fuoco dalla mia finestra. Il fuoco e il fumo sono molto vicini al mio quartiere. Posso sentire i sospiri delle ambulanze che trasportano i feriti. È molto buio. […]

Nel frattempo, ho bisogno di lavorare. Il primo giorno non ho potuto uscire di casa. Poi il secondo giorno ho cominciato ad andare alla Società della Mezzaluna Rossa, perché ho dei doveri anche lì, e abbiamo organizzato una squadra di soccorso per tutta la striscia di Gaza: infermieri, psicologi e abbiamo aperto una hotline per la popolazione. Abbiamo portato gli psicologi per confortare e sostenere la popolazione, perché la mia preoccupazione principale sono le donne e i bambini, in particolare i bambini che sono sottoposti a un simile orrore. I bambini sentono che i loro genitori non sono tranquilli. E i genitori non possono proteggere i loro figli. Loro devono essere protetti da noi, dagli altri operatori del soccorso.

Qui nessun luogo è sicuro

Oggi, fin dalle prime ore del mattino, è stato un giorno tranquillo. Non è stato un giorno violento e carico di tensione come sono stati invece gli ultimi cinque giorni. Oggi era tranquillo ma gli aerei sono ancora in cielo. I droni sono nei cieli. Possiamo sentire i bombardamenti ad intermittenza, qua e là. La gente è nervosa, spera in un cessate il fuoco. Ma, allo stesso tempo, non vogliamo un cessate il fuoco a tutti i costi. Vogliamo garanzie da parte di Israele che questo non succederà mai più. Questa è la situazione a Gaza. Il numero dei morti […] mi dispiace ricordare che la maggior parte delle vittime sono donne e bambini. Alcune case sono state abbattute a terra e sono crollate sui civili, e l’esercito israeliano in seguito ha detto “ci dispiace, è stato un errore”. Come può essere un errore uccidere, per esempio, dodici civili nelle loro case con le donne e i bambini, e quello che sento è solo “mi dispiace è stato un errore”.

Quello che sta accadendo non è una guerra. Quello che sta accadendo è un confronto ineguale con caccia molto sofisticati che bombardano campi sportivi, scuole, appartamenti, caseggiati nella Striscia di Gaza. […] Sono molto preoccupata per la perdita di civili. E, certo, sono preoccupata per la perdita di civili da entrambe le parti. Mi dispiace per le tre donne o i tre civili dalla parte israeliana che sono stati uccisi. Ma, come ho detto, il confronto è ineguale.La situazione è molto, molto diversa da quella di Gaza.

A Gaza abbiamo i bambini terrorizzati. I bambini non hanno abbastanza acqua, non hanno cibo a sufficienza, nessun farmaco. I farmaci si trovano sempre meno nei negozi e nelle strutture mediche. E con tutto ciò, i bambini non hanno un posto sicuro, non c’è un posto sicuro a Gaza. Molte famiglie hanno lasciato le loro case per un altro luogo più sicuro in città […] Nessun luogo è sicuro.

Alcuni dei miei amici mi hanno consigliato di lasciare il mio appartamento per andare in un altro posto. Ho deciso, io resto al mio posto, ma voglio essere sicura di aver preso le mie precauzioni personali per proteggere me e mia figlia. Ma, non so cosa succederà dopo, se questa follia continuerà.

[estratti della mia intervista telefonica a Democracy Now!]

Giorno 6 dall’assalto

Gaza, 19 novembre

Nessun rispetto per la salute e i diritti umani

Ancora una volta Israele non mostra alcun rispetto per le condizioni di salute e i diritti umani. Ho sentito, appena ora, una nuova esplosione vicino all’ospedale europeo nella mia città natale di Khan Younis. Il pronto soccorso è stato in gran parte danneggiato, i pazienti sono terrorizzati. Questa non è una pratica nuova per l’esercito aggressore israeliano. Ambulanze palestinesi, ospedali, e le squadre di emergenza sanitaria sono sistematicamente e direttamente presi di mira. E in molti casi, i nostri team sanitari non sono autorizzati a raggiungere le vittime, e anche solo una frazione di secondo significa molto per salvare la vita.

Non mi stanco di segnalare questo problema. Io continuerò e continuo a non perdere mai la fiducia, che l’aggressore è solo uno e noi siamo molti. Con la vostra solidarietà potremo tutti godere della pace e della giustizia. Voglio che questo attacco si fermi ORA.

Giorno 5 dall’assalto

Gaza, 18 novembre

Notte di terrore

È stata una notte di terrore. Non riuscivo a dormire perché l’operazione navale israeliana è continuata per più di 3 ore contro Gaza Beach alla ricerca del relitto del caccia israeliano distrutto. Molti i successivi bombardamenti che non si sono fermati. Ero sveglia come la maggior parte delle persone della città. È bello essere in contatto con gli amici su Facebook, mi dà una certa sensazione di sollievo, non sono completamente sola mi sento sicura e elettrica.

All’alba molti caccia solcavano il cielo blu della mia bella città, portando la morte e l’orrore a una popolazione che in maggioranza è di donne e bambini. Gli uccelli sono così terrorizzati dalle esplosioni. I piccioni e i gabbiani sono nel panico, volano sopra il mare, e posso sentire abbaiare i cani.

Non ho dormito per 3 notti e 3 giorni di seguito. Alle 6 del mattino ho deciso di provare a dormire un po’, poi tutto ad un tratto quattro grandi esplosioni nel centro della città, bang bang bang e bangggggggggggggggggg.

Quattro grandi esplosioni nel centro di Gaza City. Che cosa è questo? Un F16 ha colpito la sede del governo che è stato completamente distrutto durante l’operazione Piombo Fuso nel 2008. Ora è terra vuota circondata da edifici residenziali, case affollate. Qual è l’obiettivo? Terrorizzare i civili? Decine di case sono state parzialmente danneggiate! Guardate, penso che gli israeliani abbiano perso la loro bussola e la lor missione a Gaza è una Mission Impossible. Dovranno scontrarsi con un grande fallimento, a dispetto delle nostre vite e delle nostre proprietà andate perdute, noi non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene.

Ricordate che siamo qui per rimanere e siamo attivisti decisi e combattenti per la libertà, non siamo vittime, siamo sulla strada verso la libertà.

Giorno 4 dall’assalto

Gaza, 17 novembre

Sono andata alla Società della Mezzaluna Rossa della Striscia di Gaza a lavorare per il coordinamento tra i diversi servizi sanitari di emergenza. Il centro diagnostico della Società ora è aperto per tutto il giorno. Sono stata lì questa mattina e ho incontrato il team sanitario che è stato allertato dopo che l’edificio della polizia nelle vicinanze è stato distrutto, causando un danno enorme agli edifici vicini tra i quali anche a quello della Mezzaluna Rossa. Ero lì in missione di solidarietà e di ricognizione. Non appena sono arrivata, l’ambulanza ha consegnato un bambino con una ferita alla testa, è Islam Baheesy, di anni 14, dal campo di Deir el Balah. Un’esplosione ha colpito la sua casa frontalmente e ha causato il suo ferimento. Sono riuscita ad ottenere altre informazioni. Il bambino è stato mandato all’ospedale Shifa per ulteriori interventi medici.

Il team sanitario della Mezzaluna Rossa era di buon umore, anche se tutti erano stanchi dopo aver lavorato continuativamente per così tante ore extra. Ho parlato con una delle infermiere una madre single che non ha potuto lasciare il suo bambino piccolo di 5 anni, le stava aggrappato e aveva molta paura.

Lungo la strada per la Mezzaluna Rossa ho potuto vedere le strade deserte della mia città, si sentiva l’odore della morte e tutt’intorno era distrutto. Le finestre sono in frantumi, le case e gli edifici di grandi dimensioni sono distrutti. Tutto questo è il risultato degli ultimi 3 giorni di pesanti bombardamenti. I droni israeliani stanno occupando il mio bel cielo e posso sentire le esplosioni provenire dai caccia.

Dopo che sono tornata a casa sana e salva, ho pensato di condividere con voi questo aggiornamento.

Vi voglio tutti bene, si tratta di una questione di tempo, l’aggressore è uno e noi siamo tanti, il futuro è nostro sono abbastanza sicura.

Buona giornata da Gaza, con amore.

Giorno 3 dall’assalto

Gaza, 16 Nov 2012

Riesco a sentire il bombardamento israeliano, è frequente e così forte! Scuote la torre. La radio locale dice che bombardano tra la Piazza del Ministero delle Finanze e la Piazza Abu Mazen. O mio Dio, così vicino.

Io mi trovo sul pavimento. È spaventoso sapere che uno dei razzi non è esploso ed è atterrato sopra una casa. Così spaventoso. Tutto questo dovrebbe avere una fine ora. Non ho nulla da dire se non che noi siamo molti e gli aggressori sono pochi, ed è solo una questione di piccole azioni da fare per resistere da parte di tutti e poi gli aggressori saranno sconfitti, e lo saranno definitivamente. Vi amo tutti e apprezzo la vostra solidarietà.

Ho appena ricevuto una chiamata da un amico. Tutte le finestre dei suoi appartamenti erano in frantumi a causa dell’ultima esplosione e suo cugino è rimasto ferito. I suoi figli sono terrorizzati. E [i bombardamenti] non si fermano. I minacciosi rombi delle esplosioni, dei caccia a reazione, continuano a portare morte, orrore e distruzione.

Il bombardamento di ieri sera ha causato molte perdite, il bilancio delle vittime è di 18 e i feriti sono 248.

A cura di Maria Dolores Cabras

Bio: Mona El-Farra è un medico palestinese, attivista per i diritti umani. È la direttrice di Gaza Projects e Middle East Children’s Alliance. Ha scritto per Le Monde Diplomatique, The LA Times e The Guardian. È co-autrice del libro Inside Lebanon con Noam Chomsky. Segui i suoi blog. MECA’s Palestine Blog e From Gaza With Love.