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Il mondo questa settimana

Uno sguardo complessivo agli eventi più importanti degli ultimi sette giorni

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Mercoledì 14 novembre a Pechino si è chiuso il Congresso del Partito Comunista Cinese (Pcc) avviato la settimana scorsa per l’elezione del Comitato centrale. Xi Jinping è il nuovo segretario del partito. Da marzo sarà anche il nuovo presidente della Cina. L’incontro di quest’anno del Pcc rappresenta un vero punto di svolta nell’assetto di tutto l’apparato dirigente cinese: si tratta di un ricambio totale della classe politica dopo dieci anni di potere della cosiddetta ‘quarta generazione’ di leader, guidata da Hu Jintao (leggi l’articolo).

L’Eurozona è stata scossa da un’ondata di proteste, scioperi e manifestazioni contro le misure di austerità adottate negli ultimi mesi. Dalla Spagna all’Italia, dalla Francia al Portogallo, le agitazioni hanno coinvolto anche Regno Unito e Belgio. I punti critici che rappresentano le cause più importanti dello scoppio delle dimostrazioni, convocate dalla Confederazione Europea dei Sindacati, sono l’alto tasso di disoccupazione, i tagli alla spesa sociale e i disagi causati dalla crisi economica (leggi l’articolo).

Il presidente francese François Hollande e il primo ministro Jean-Marc Ayrault hanno rassicurato i membri dell’Ue, e soprattutto la Germania, che il governo ridurrà il deficit pubblico, taglierà le spese e incrementerà la crescita e il numero di posti di lavoro, con l’obiettivo di non essere il prossimo Paese a cadere vittima della crisi.

Nel frattempo il governo di Parigi ha riconosciuto pienamente la nuova coalizione di opposizione siriana come legittimo rappresentante del popolo e come futuro governo di transizione. La Francia è il primo Paese occidentale a dare il suo appoggio al gruppo. Per gli Stati Uniti la nuova formazione deve prima mostrare il peso di cui gode in Siria. Oltre alla Francia, anche la Turchia e i sei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) hanno riconosciuto la coalizione come unico  rappresentante dei siriani.

Si è aperta oggi un’indagine conoscitiva sulla condotta dell’ex direttore della Cia, David Petraeus, coinvolto in uno scandalo che lo ha costretto a presentare le sue dimissioni. Anche il generale John Allen, successore di Petraeus in Afghanistan e futuro comandante delle truppe Nato, è stato posto sotto indagine perché ritenuto coinvolto nella vicenda.

Nella sua prima conferenza stampa dopo le elezioni, il neo rieletto presidente Obama è stato cauto sull’affare Petraeus, dichiarando che non ci sono state violazioni della sicurezza nazionale. Si è inoltre speso in difesa di Susan Rice, attuale ambasciatrice americana alle Nazioni Unite e potenziale segretario di Stato, accusata dai Repubblicani di non essere all’altezza del ruolo per il quale è stata indicata.

Sciolto il Parlamento in Giappone, il primo ministro Yoshihiko Noda ha indetto elezioni anticipate per il prossimo 16 dicembre. Gli ultimi sondaggi danno per favorito il Partito Liberal-Democratico, con un possibile ritorno del conservatore Shinzo Abe, premier tra il 2006 ed il 2007. A determinare questo cambio al vertice nell’esecutivo di una delle principali economie mondiali sono le scelte poco incisive in campo finanziario, che rischiano di fare entrare il Giappone nella quarta recessione degli ultimi dieci anni. Il Pil infatti è calato dello 0,9 per cento nel terzo trimestre dell’anno e gli analisti prevedono che anche il quarto si chiuderà col segno meno.

Le Nazioni Unite hanno fallito nel loro mandato di proteggere la popolazione negli ultimi mesi della guerra civile in Sri Lanka. È quanto emerge dal rapporto Onu pubblicato mercoledì 14 novembre. Il governo e i ribelli Tamil sono accusati di crimini di guerra in un conflitto durato circa 26 anni e conclusosi nel 2009, in cui sono morte almeno 100 mila persone.

Mercoledì 14 l’esercito israeliano ha annunciato di aver dato il via a un’operazione – per il momento solo aerea – denominata ‘Colonna di nuvole’ contro Hamas e altre fazioni palestinesi nella Striscia di Gaza. Durante l’operazione è stato ucciso il comandante delle operazioni militari di Hamas, Ahmed al-Jaabari, e un dirigente delle Brigate al-Qassam, Raed al Attar (guarda la fotogallery). Immediata è stata la replica del movimento armato palestinese, che ha ripreso a colpire con razzi le principali città israeliane nel sud di Israele. L’Ue definisce “inaccettabili” gli attacchi di Hamas contro Israele e chiede allo Stato ebraico che la “risposta sia proporzionata”.

La Francia, che nelle ultime settimane ha inviato droni e forze speciali nel Sahel, ha precisato lunedì 12 che non parteciperà militarmente all’intervento armato nel nord del Mali. Lo ha reso noto il ministro francese della Difesa Jean-Yves Le Drian, all’indomani del summit ad Abuja, in cui i capi di Stato dell’Africa occidentale hanno approvato un piano militare che prevede l’invio di 3.300 soldati nel Paese africano (leggi l’articolo).

È di 42 poliziotti uccisi il bilancio delle vittime dell’agguato contro poliziotti kenioti, impegnati a dare la caccia a una banda di ladri di bestiame nel nord del Paese. Intanto il governo ha inviato militari nella zona per mettere fine agli scontri tra le comunità pastorali del distretto di Samburu, dove ogni anno si registrano centinaia di vittime per il controllo delle scarse risorse e dei pascoli. Le violenze di questi giorni destano molte preoccupazioni in vista delle prossime elezioni, in programma a marzo del 2013, per la scarsa capacità da parte delle autorità di controllare le zone rurali del paese.