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Rocinha, un anno dopo la pacificazione

Nella favela più grande del Brasile, a Rio, sono tornate speranza e tranquillità insieme a nuove infrastrutture. Ma non tutti sono soddisfatti

Immagine di copertina

“Sono solo le mani che impugnano le armi a essere diverse, ma i ‘ferri’ sono rimasti. Non li vedi per strada?”, fa notare Zezinho, indicando le pattuglie onnipresenti della polizia. A Rocinha non tutti sono entusiasti della pacificazione imposta dalle autorità. Alcuni la chiamano occupazione e di fatto si tratta di questo. Il 13 novembre 2011 le ‘tropas de elite’ sono entrate nella favela per prenderne il comando. Nem, il trafficante che controllava Rocinha, era già in carcere. È stata una presa indolore, solo baruffe in confronto alle riconquiste violente di altre favelas della città. Da quel giorno la comunità ha voltato pagina.

Zezinho è un ‘favelado do sucesso’, uno di quelli che ce l’ha fatta. Si guadagna da vivere portando i turisti a visitare Rocinha sfruttando il suo inglese. Ha il corpo ricoperto di tatuaggi di un unico tema, la favela. Vive in un appartamento modesto sulla Gavea, un’arteria stradale che attraversa la comunità. Con i soldi guadagnati dai turisti ha dato vita a Spin Rocinha, una scuola per Dj gratuita, “un modo per insegnare ai ragazzi una professione e dargli un’ opportunità di lavoro”, dice. La sua camera è la sala prove, il letto lo ha spostato in cucina. “Non ho bisogno d’altro, sono contento così”. Di sera, sei giorni su sette, dà lezioni a chiunque si presenti e abbia voglia di imparare. Il sogno è vedere qualcuno dei suoi calcare le grandi scene europee, da Ibiza a Londra. E portare il nome di Rocinha fuori dal Brasile.

Zezinho è deluso dalla pacificazione perché a suo dire spesso la polizia si comporta male. C’è pregiudizio verso i ragazzi della favela e qualche volta gli agenti si lasciano prendere la mano. Storie di perquisizioni arbitrarie e abusi di potere sono molto diffuse. “Qualche mese fa ho organizzato una festa per far suonare i miei alunni. Entrata libera alle ragazze, qualche real per i ragazzi. Purtroppo è venuta poca gente e l’incasso è stato deludente”, racconta Zezinho. “Quando è cominciata la serata sono venuti due poliziotti a chiedermi i permessi. Appena li ho visti avevo capito: volevano i soldi. Minacciavano di mandare tutti a casa. Ho cercato di spiegargli che dietro c’era una scuola per Dj, che l’incasso serviva a finanziarla e le persone dentro il locale erano meno di trenta. Li ho fatti entrare e quando hanno visto che dicevo la verità mi hanno lasciato in pace, ma a quel punto il clima è cambiato”.

Ogni ombra, però, nasconde una luce e a Rocinha se ne sono accese tante. Come la Upp (Unidade de Polìcia Pacificadora), diretta dal maggiore Edson, che ha costruito il suo quartier generale nel Portão Vermelho. Gli agenti sono formati al dialogo, piuttosto che alla repressione. Hanno una missione difficile: ricostruire la fiducia nelle forze dell’ordine. Lo fanno organizzando programmi sociali. Nella ‘Quadra da Cachopa’, un centro sportivo in una zona degradata di Rocinha, il soldato Roberta e quattro colleghi fanno fare sport ai bambini delle elementari. “Li seguiamo durante la mattina, li facciamo muovere e li monitoriamo a scuola. Se portano a casa brutti voti parliamo con i genitori. Cerchiamo di rimuovere quella cultura che ci mette in cattiva luce, quasi fossimo nemici della comunità. Da adesso l’uniforme non li deve più spaventare”, spiega. “Vogliamo diventare punti di riferimento per la gente di Rocinha”.

Molti di quei bambini che giocano a calcio sotto la supervisione del soldato Roberta passano il pomeriggio nella nuova biblioteca. Un edificio bellissimo, costruito nell’ambito del Pac, il piano di accelerazione della crescita. La comunità ha beneficiato di investimenti pubblici del valore di 270 milioni di Reais, con i quali sono stati costruiti un centro sportivo d’avanguardia, un ponte (disegnato dal famoso architetto Oscar Niemeyer) e un pronto soccorso ospedaliero. Inoltre è stato ricostruito un intero quartiere, la Rua 4, dove è stata progettata la favela del futuro: strade larghe 5 metri al posto di viuzze dove non batteva mai il sole, case nuove dipinte con colori vivi, giardini con giochi per bambini.

Luis Lemos è il direttore amministrativo della nuova biblioteca di Rocinha. È stata inaugurata il 2 giugno scorso e riceve tra i 300 e i 400 visitatori ogni giorno. Pareti bianche, finestre colorate e design moderno. Al pian terreno c’è una sala audiovisivi: schermi per proiettare film e cuffie per ascoltare senza disturbare. Al primo piano la biblioteca, al secondo un teatro e al terzo la sala internet, che è la più affollata. I bambini vanno lì tutti i giorni per connettersi a Facebook e navigare su internet.

“Lei pensa che senza i poliziotti questa biblioteca sarebbe cosi?”, domanda Lemos. “Probabilmente sarebbe stata aperta lo stesso, perché i trafficanti avevano, a modo loro, percezione delle necessità della comunità. Ma avrebbero messo alla direzione amici loro e la struttura avrebbe funzionato male”, spiega. “Il nostro più grande sollievo è psicologico. Riesce a immaginare cosa vuol dire fare una passeggiata con suo figlio su una strada piena di gente armata fino ai denti? È terribile. Speriamo solo che la pace resista anche dopo la Coppa del Mondo 2014”.

Rocinha non è mai stata una favela eccessivamente violenta, ma adesso è ancora più sicura di prima. La prossima sfida sarà abbattere le barriere sociali che dividono le persone della classe media e alta dai poveri. Degni e indegni. Un cambiamento culturale che va di pari passo con lo sviluppo economico. E si sa, la sicurezza e la stabilità lo favoriscono.

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