Homan Square, la prigione di Chicago dove la polizia tortura i detenuti
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Homan Square, la prigione di Chicago dove la polizia tortura i detenuti

Iacopo Luzi da Chicago ha indagato sul dipartimento di polizia statunitense che nell'ultimo anno è stato denunciato come un luogo di abusi di potere

10 Mar. 2016  

IACOPO LUZI DA CHICAGO 
Homan Square è un dipartimento della polizia di Chicago situato nel West Side
della città. Sebbene dall’esterno possa sembrare un semplice ex magazzino della
Sears, una catena di grande distribuzione, al suo interno si sospetta che siano
state detenute illegalmente più di 7mila persone negli ultimi undici anni. 

Secondo
un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian, che ha portato alla luce la
notizia nel gennaio 2015, e le numerose testimonianze di persone che hanno
visitato la prigione, questa struttura di proprietà della polizia di Chicago teoricamente
adibito a deposito per le prove e i materiali recuperati dagli agenti, sarebbe
in realtà un centro di detenzione segreto e un posto dove spesso hanno luogo interrogatori
non autorizzati.

Una volta al
suo interno, le persone in arresto non sarebbero autorizzate nemmeno a
contattare i propri familiari o a chiamare un avvocato. 

Per chiunque
arrivi di fronte a Homan Square, lo scenario appare fin da subito inquietante:
non c’è una vera e propria entrata e l’unico accesso pubblico è una piccola
porta su un lato dell’edificio.

Molte pattuglie della polizia vanno e vengono
durante tutto il giorno e in prossimità dello stabile i cellulari smettono immediatamente
di avere campo. Secondo i
dati pubblicati dal Guardian a settembre dell’anno scorso, l’82,2 per cento dei detenuti
di Homan Square è di origine afroamericana, nonostante la minoranza nera a
Chicago costituisca solo il 32,9 per cento della popolazione. 

A Homan
Square sono stati registrati 7.185 arresti dall’agosto 2004 al giugno 2015, ma
solo nello 0,94 per cento dei casi la polizia ha concesso a un avvocato di accedere al
suo interno per assistere un proprio cliente.

Questa percentuale rivelerebbe una pratica della polizia di Chicago mirata a
ridurre al minimo l’accesso degli avvocati durante la prima e più fondamentale
parte dell’interrogatorio, quella in cui i diritti costituzionali dell’arrestato
sono spesso più vulnerabili e dove è più facile spingerlo all’autoincriminazione.

Molte
notizie sono trapelate a riguardo di Homan Square negli ultimi dodici mesi,
mentre il 19 ottobre 2015 è stata intentata una causa civile contro sei agenti della Chicago Police Department (CPD) per difendere tre persone di colore che, secondo l’accusa, si suppone
abbiano subito abusi fisici e psicologici all’interno di Homan Square. 

Questa è
stata la prima azione legale contro Homan Square in cui si accusa la polizia di
Chicago di utilizzare “tecniche di tortura coercitive incostituzionali” all’interno
della struttura e mira a dimostrare come queste pratiche siano parte di una
tendenza generale a discriminare la gente di colore da parte della polizia.

Il
tutto insabbiato e tenuto nascosto da un “codice del silenzio” tra agenti. Stando a
quanto riportato nella causa, Jessie Patrick, Atheris Mann e Deanda Wilson,
difesi dal People’s Law Office, sarebbero stati erroneamente arrestati dal
sergente Frank Ramaglia, uno degli agenti imputati; i tre sarebbero poi stati
incolpati e imprigionati per circa 15 mesi grazie a prove inesistenti e create
dagli stessi agenti. Presumibilmente
dallo stesso sergente Ramaglia, secondo quanto dichiarato nella causa. 

Ci siamo
recati a Homan Square per ottenere alcune informazioni. Tuttavia, la polizia
non ha voluto rilasciare dichiarazioni, come già successo in passato. Anzi, non
appena abbiamo iniziato a scattare delle foto, subito un agente all’interno di
una volante si è fermato e ci ha chiesto: “Cosa fate qui? Siete giornalisti?
Andate via, non c’è niente da vedere”.

In effetti,
l’unica dichiarazione ufficiale della polizia per quanto riguarda Homan Square
è un documento, rilasciato il primo marzo 2015, che attesta: “Le accuse di
utilizzo di violenza fisica durante gli interrogatori sono inequivocabilmente
false, sono offensive e non sono supportate da alcuna prova”.

Secondo lo
stesso documento, “Homan Square è uno stabile di proprietà del dipartimento di
polizia di Chicago che ne fa uso dal 1999. Il dipartimento svolge svariate
funzioni, alcune delle quali sono molto complesse e delicate mentre altre no. A
ogni modo, non è una struttura segreta”. 

La causa descrive
gli eventi avvenuti il 21 ottobre 2013: Mann e Patrick stavano sbrigando delle
commissioni quando la loro macchina è stata fermata da una pattuglia, entrambi
sono stati perquisiti senza alcun motivo e arrestati da due agenti di polizia, per
l’esattezza il sergente Ramaglia e l’agente Kevin Connoly, per possesso di
droga, nonostante non avessero niente.

Successivamente sono stati condotti a
Homan Square. Qualche ora
dopo, Deanda Wilson era in un negozio vicino St. Louis Avenue per comprare una
bibita, quando l’agente di polizia Alejandro Miranda lo ha arrestato per la
stessa ragione. Nella loro
causa, Mann, Patrick e Wilson dichiarano di essere stati vittime di una serie
di abusi compiuti dalla polizia, come insulti razziali, minacce verbali e
fisiche, perquisizioni integrali e una detenzione ai limiti della decenza.

Secondo
i tre, durante la loro detenzione a Homan Square non gli sarebbe stato fornito
cibo, acqua né la possibilità di usare il bagno. Tanto da obbligare Wilson a
farsela addosso per quanto non ce la facesse più. 

Secondo gli
avvocati dei tre arrestati, la polizia avrebbe provato a convincerli a
collaborare, fornendo finte accuse e producendo prove ad hoc per giustificare i
loro arresti. “I tre
clienti del People’s Law Office sono innocenti. Patrick e Mann sono stati
illegalmente detenuti per 15 mesi nel carcere della Contea Cook e solo il 14
gennaio 2015, un giudice li ha assolti da tutte le accuse.

Wilson è ancora
dentro in attesa del processo”, ha dichiarato l’avvocato di Wilson, Shubra
Ohri. Ohri
dichiara: “Questa causa civile è stata intentata perché quello che è successo
ai nostri clienti ha violato il Quarto Emendamento. Il nostro asso nella manica
per provare la loro innocenza è il fatto che il dipartimento di polizia deve
fornire obbligatoriamente prove per dimostrare la colpevolezza di un arrestato,
quindi se veramente hanno trovato della droga addosso ai nostri clienti
vogliamo fisicamente vedere cos’hanno trovato. Se hanno inventato tutto, non
sarà semplice per loro fornirci delle prove”. 

Nella causa
si parla di condotta anticostituzionale della polizia a Homan Square. Fra le
varie accuse, un agente avrebbe puntato un coltello alla gola di Wilson,
tagliando i lacci della sua felpa dopo la richiesta di Wilson di parlare con il
suo avvocato e il rifiuto di fornire
informazioni sullo spaccio di droga nel suo quartiere, in quanto totalmente
ignaro della cosa.

Un altro
agente, invece, avrebbe preso Mann per il collo, minacciandolo di arrestare “il
culo nero” di sua moglie e dicendogli che non avrebbe visto crescere il suo
giovane figlio, se non avesse fornito qualche informazione utile su uno
spacciatore di eroina di sua conoscenza.

La moglie di Mann, contattata telefonicamente, ha dichiarato: “Mio marito
non vuole parlare più con nessuno. Non vogliamo pubblicità perché lui non vuole
rivivere cosa è successo lì. È stata una vera tortura. Un vero e proprio
inferno”. 

Nonostante la
causa civile sia stata depositata quasi tre mesi fa, il dipartimento di polizia
di Chicago non ha ancora risposto all’accusa del People’s Law Office e resta
difficile da ipotizzare una data per un possibile primo processo.

*Illustrazione a cura di Yara De Freitas, artista italo-brasiliana di 27 anni