Il presidente di Amnesty International Turchia è stato arrestato
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Il presidente di Amnesty International Turchia è stato arrestato

Taner Kiliç è accusato di aver avuto legami con il movimento di Gülen. È stato arrestato insieme ad altri 22 avvocati a Smirne

07 Giu. 2017  

Taner Kiliç, presidente di Amnesty International Turchia, è stato arrestato la mattina del 6 giugno, insieme ad altri 22 avvocati, nella città di Smirne. Sono accusati di aver avuto legami col movimento guidato da Fethullah Gülen, sospettato di aver ideato il fallito colpo di stato del luglio 2016.

L’arresto di Taner Kiliç è avvenuto nella sua abitazione alle 6.30 del mattino, poco prima che si recasse al lavoro. Sia l’abitazione che lo studio sono stati perquisiti. L’avvocato è stato poi condotto in una stazione di polizia del quartiere di Yeşilyurt.

Taner Kiliç è stato eletto presidente di Amnesty International Turchia nel 2014. Al momento, l’arresto non sembra collegato all’azione di Amnesty o avere per obiettivo l’ong che si batte per i diritti umani. Il mandato d’arresto fa riferimento a un’indagine su presunti membri della cosiddetta “organizzazione terroristica di Fethullah Gülen”.

“Il fatto che la purga successiva al tentato colpo di stato abbia raggiunto persino il presidente di Amnesty International dimostra fino a che punto il governo turco sia arrivato. La storia di Taner Kiliç parla chiaro: è quella di un uomo che ha sempre difeso quelle libertà che le autorità di Ankara stanno cercando di annullare”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

“In assenza di ogni credibile e ammissibile prova del loro coinvolgimento in reati riconosciuti dal diritto internazionale, chiediamo alle autorità turche di rilasciare immediatamente Taner Kiliç e gli altri 22 avvocati e di annullare ogni accusa nei loro confronti“, ha aggiunto Shetty.

Dal tentativo di colpo di stato di luglio 2016, le autorità hanno arrestato 50mile persone e ha licenziato o sospeso 150mila lavoratori tra cui soldati, poliziotti, insegnanti e funzionari pubblici, per presunti legami con gruppi terroristici.